sabato 25 febbraio 2012

La schiava Isaura

Vengo spesso tacciata di essere stakanovista. In uno dei miei primi lavori in team, i colleghi mi avevano soprannominata Florence, come la cameriera dei Jefferson, perché avevo sempre in mano qualche strumento di lavoro.
Da quel lavoro come educatrice in un centro per ragazzi difficili, molta acqua è passata sotto i ponti; anche come archivista sollevavo gli stessi pesanti scatoloni dei colleghi uomini nerboruti…
L’Augusta Genitrice dice sempre che per fermarmi bisognerebbe spararmi nei piedi.
Ma ho capito di essere una barzelletta vivente quando, l’altro giorno, le amiche di Inculonia (mogli degli amici di Mr T) mi hanno presa in giro perché a Capodanno ho servito io a tavola al posto della padrona di casa (beatamente spaparanzata a pettinare il suo maltese), e prima ancora avevo preso io i cappotti degli ospiti in arrivo (mentre la padrona di casa faceva i complimenti al suddetto maltese per aver salito da solo le scale…d’altro canto il compagno stava cucinando…)
Tra proposte per andare a casa loro a stirare con l’appretto e disinfettare i water, praticamente mi sono valsa il nuovo soprannome di “la schiava Isaura”.

Il punto è che, siccome non mi accorgo del mio eccesso di zelo, mi chiedo: qual è il limite oltre il quale gli altri si approfittano di me?...tipo la padrona di casa toelettatrice di cani?

1 commento:

  1. magari lei non voleva approfittarsi di te, non voleva toglierti il divertimento:-D

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