venerdì 3 agosto 2012

tutto è bene quel che finisce bene

Lui era bello, il più bello della scuola.
Lunghi capelli biondi e lisci, lineamenti delicati.
Il retaggio della sua origine tedesca…e due occhi blu come il mare dell’Istria, dove era nato e vissuto i primi sedici anni della sua vita.
Il tipico ragazzo cui le liceali cadono ai piedi, anche la Bellona della mia classe, che era uscita con lui per qualche tempo. Liceali che scattavano fotografie di nascosto, che raccoglievano le carte di gomme da masticare che buttava e se le incollavano sul diario. Ragazze che gli si buttavano letteralmente tra le braccia.
Ci eravamo incontrati in una sera topica della mia vita: quando la SempiternamenteZoccol@Paola (allora mia amica e compagna di banco) pensò bene di provarci con C.

(C.
il mio C.
C. che è da solo manco un post…è proprio un tag tutto intero).
L’ho conosciuto lì Alex. Mentre buttavo il pesciolino rosso di SZP dentro la ciotola degli Schnauzer, con le lacrime agli occhi e la Marlboro all’angolo della bocca.
“Credo che non sia carino fare il sushi con pesce vivo…”
“Mai sentito che il pesce dev’essere freschissimo?...”
“Beh, forse non intendevano proprio questo.”
S’è abbassato sulle ginocchia e solo allora mi sono resa conto che stavo parlando con Alex, mr Liceo.
Ma chi se ne fregava. Il punto è che non era C. la persona al mio fianco. Non era venuto a cercarmi nonostante fossi sparita da mezz’ora.
Si stava ancora rotolando sul divano con SempiternamenteZoccol@Paola.
“non capita spesso di incontrare un’assassina di pesci rossi che piange prima ancora di commettere l’omicidio”.
“non capita spesso di prenderla tra le chiappe da una cara amica”.
“Sbagliato, succede più spesso di quel che credi. Per esempio…”
Per esempio, ci siamo seduti sul prato, nell’erba umida, e ce la siamo raccontata per ore.
Ci siamo raccontati delle fregature in amicizia, e in amore (lui?!). Ci siamo raccontati del mare dell’Istria e di certi giorni in pianura padana, che vedi dritto fino alle montagne. Ci siamo raccontati dei Guns n’ Roses, di poesia e di cartoni animati e… e poi ho perso il conto. Più o meno alle 3 di mattina.
Poi me  sono tornata a casa.
E non ho parlato più con C, con SempiternamenteZoccol@Paola.
Con Alex sì. Lo incontro qualche giorno dopo a scuola, durante un’assemblea studentesca. Giocherellavo con l’orlo del vestito (un lungo abito premaman che usava mia madre quand’era incinta di me, che s’abbinava coi miei anfibi sdruciti. Santo grunge che rendevi icone moda ragazze che si vestivano col sacco Caritas!).
“Così però lo rovini, il vestito. E sarebbe un peccato”.
Ho alzato gli occhi ed era lui.
Ma era così bello anche l’altra volta? Non me lo ricordavo.
“Ti annoi?”
“Un po’.”
“Vieni con me”.
Il sottoscala delle scale antincendio, i banchi ammassati…ci nascondiamo lì, ed estrae un quaderno, pieno di bellissime poesie e disegni.
“Le ho scritte io”, mi dice.
E s’addormenta sulla mia spalla mentre leggo.
Com’è che quando siamo insieme le ore volano? Mah.
Mi viene un certo dubbio…che mi piaccia? Per questo, quando il giorno dopo mi accompagna a casa attraverso il parco, non esito nemmeno un secondo quando mi dà il mio primo bacio.
Com’è che il ragazzo più bello della scuola è diventato il mio primo ragazzo? Com’è che d’improvviso mi ritrovo ad essere obiettivo di invidie e maldicenze di tutte le ragazze, io che sono imbranata e introversa per vocazione?
Non lo so. È una situazione nuova e strana per me, e vorrei parlarne con qualcuno che mi sappia consigliare.
Vorrei parlarne con C.
I miei giorni si dividono in giorni di dispetti da parte delle altre ragazze (quante cicche masticate appiccicate di nascosto nei miei capelli…) e Alex, che mi tiene per mano e mi guarda come fossi una specie di santa. Una volta parlavamo di più, ridevamo di più…e mi sento un po’ sola.
Per questo, quando C. mi chiama e mi dice che si è lasciato con la SempiternamenteZoccol@Paola, sono felice. Così felice da non avere il minimo dubbio.
C., io ti muoio dietro.
Sempre comunque e quantunque.
Posso anche essere fidanzata con Mr Liceo, ma se poi sei tu quello che con una telefonata mi fa circolare con un sorriso da un orecchio all’altro,…beh qualcosa non va.
Per questo, stufa dell’ennesima scenata di gelosia da parte di una compagna di Alex, mi decido e lo lascio.
“Sì”, dice lui. “Forse non siamo adatti”.
Per qualche motivo però diventiamo amici.
Così tanto che mi presenta altri ragazzi, che passiamo le serate al telefono ridendo tra noi, che mi porta a casa in motorino da scuola…
Che diventa uno dei miei più cari amici, per anni e anni.
Tanti anni che quando, cinque anni dopo, mi rivela di essere ancora innamorato di me…non mi resta che arrendermi al suo ultimatum. “Torna con me, …oppure non sentiamoci più. Perché io, così, non ce la faccio. Non posso vederti uscire con altri ragazzi e pensare sempre all’unico che non ti vuole, lo stesso per cui hai lasciato me.”
Mi vergogno come una ladra perché ha ragione. E perché so che sto per perdere uno dei miei amici più cari.

Per questo, l’altra sera, Qualcuno lassù mi ha fatto un bellissimo regalo di compleanno.
Ero al ristorante con Mr T, a festeggiare in un locale consigliato da mio cognato Gordon Ramsey: un locale che, per caratteristica, porta ai festeggiati la torta con canti, trombette e applausi del pubblico.
In fondo alla sala c’è un ragazzo biondo, cicciottello, col viso familiare: sorride mentre si dirigono al suo tavolo con la torta.
“Un bell’applauso per Alex e Val, che oggi festeggiano il loro secondo anno di matrimonio!”
Lo riconosco, finalmente. Mi unisco all’applauso collettivo.
Qualche tempo dopo, lo osservo camminare verso la cassa, con la moglie (che ha dei fantastici riccioli corti e scuri).
Mi nascondo nel boccale di birra, non voglio ricordargli nemmeno per sbaglio la mia esistenza, non stasera che per lui è una sera speciale.
Mr T mi osserva perplesso sorridere. “Cosa c’è?”
“C’è che…tutto è bene quel che finisce bene”.

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