domenica 10 febbraio 2013

w i proletari in carriera

Da poco si è chiuso il progetto che l’Aad aveva pensato per le ‘nuove leve’, una sorta di Xfactor pubblicitario. L’idea era quella di individuare i capi di domani, a loro dire. In realtà a molti è venuto il sospetto che si tratti di una tattica per farci credere che, se facciamo gli schiavi a vita, è perché non siamo stati capaci di emergere. Nonostante ciò non si poteva rifiutare la proposta di partecipare a questo progetto, pena una vita a prendere lo stesso stipendio: 3 peperoni e du’melanzane, nel caso mio. Non che ora punti al carrierone… requisiti di partecipazione erano giovane età, conoscenza dell’inglese, buona valutazione del capo e laurea. Io ne avevo tre su quattro (ma temo che quando hanno chiamato Merdevole Matrigna per la mia valutazione abbia risposto qualcosa come “Coso…chi?!”). A dirvela tutta era qualcosa che ha suscitato molte invidie: Mignolo, Prof e Guernica (tutti e tre malati di invidia cronica) non hanno fatto passare giorno, in sei mesi di durata, senza battute su ‘vecchi impiegati ormai buoni solo per cimiteri per elefanti’ e ‘talentuosi’. Invidie immotivate oltretutto: è stato uno sbattimento allucinante, tra riunione settimanali (ultimamente anche giornaliere), test d’inglese e attitudinali, ricerche….ma utile se non altro per creare un clima migliore, alcuni del team con cui ho lavorato mi mancheranno un sacco. Ecco perché all’ultima sera, all’aperitivo offerto dall’Aad per festeggiare la fine del progetto, commento con Cherry Merry Muffin “Contenta? È finita!”…già, pigola lei. “Da domani non più talenti ma campesinos de Cochabamba”. Beh in effetti lo stipendio non è molto più alto, con le debite proporzioni…

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