Fonzie



Non puoi capire la gente che circola in un’azienda di grosse dimensioni.
Per esempio ce n’è una che ormai ho rinominato Fonzie, perché lei ha deciso che il suo ufficio è in bagno.
Al mattino arriva e tira fuori una palette d’ombretti che manco il bancone di kiko.
Durante la giornata la si ritrova svariate volte: a lavarsi i denti (numero volte minimo 3), a lavare la frutta della merenda (minimo 2), a lavare il piatto dopo mangiato (minimo 3 – c’è la frutta e pure il pranzo, nonché la tazza del tè), a rinfrescarsi il trucco (almeno 2), ma soprattutto a prendere appunti e telefonare.
Di c@zzi suoi, ovvio.
Che tu ti dici: se io voglio venire al bagno a fare una delle cose che si fanno al bagno – putacaso: una pipì con scoreggina – non posso perché ci sei tu, fuori della porta di compensato, che fai public relations.
Roba che ti tocca entrare, e magari richiudere, e poi tornare,…o peggio ancora entrare, e far tutto a chiappe strette perché dopo hai una riunione, ed è “adesso o mai più”.
Però oggi ho sentito l’agghiacciante storia di un collega che, dopo un intervento per emorroidi, è stato costretto a giacere a pancia in giù 2 settimane con una sorta di ‘tubo –divarica – chiappe’ per evitare problemi di cicatrizzazione. “perché sai…” mi sussurra Dalai, “se ti vengono le emorroidi, spesso ti si riformano. E ci vuol niente…magari sei stitica, ti trattieni al bagno, e taaac, scatta l’emorroide grossa come un sacchetto dell’Esselunga”.
Oh mamma.
La prossima volta che trovo Fonzie in bagno, la sbatto fuori. Non voglio finire con le ganasce infra chiappali per quieto vivere.

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