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l'invidia è un mostro dagli occhi verdi, e dorme sotto il mio letto

Interno giorno, agosto 2004.
una polverosa biblioteca, molto accogliente, in un appartamento milanese del centro storico.

Docente Jessica Fletcher "...sai Proletarina, mi scuso se ti ho fatto venire qui con tutti i testi della tesi...ma volevo essere certa non avessi fatto il solito 'copia incolla'..."
Proletarina sorride astiosa alla docente. "Aveva dubbi che lo avessi fatto?..."
J. F. " Cara. Avere la penna felice, come ce l'hai tu, è cosa rara e preziosa. Tu dovresti scrivere, per mestiere. Lo farai? ...che progetti hai dopo la laurea triennale?"
Proletarina, lo stomaco in una morsa "...lavorare. Non posso permettermi di non guadagnarmi da vivere..."
J.F. "è un peccato, davvero. Magari cerco di trovarti un colloquio in casa editrice, vuoi?"

...il colloquio andò male. Era la prima volta, ero nervosa e inquieta.
Con fatica mi trovai a far la gran gavetta, poi ebbi l'assunzione e poi...sto qui all'AaD, a vendere il mio talento e gran parte del fegato.

Il punto è che...

...Non mi piace essere invidiosa.
Non mi appartiene, non è cosa mia e mi rende infelice.
Però mi viene un mal di pancia esagerato nello scoprire che la mia collega dell'università, quella che ti toccava spronare per non finire fuori corso, quella con la metà della tua media, quella i cui saggi erano scartati dai prof...quella che sua madre, alla sua festa di laurea e al matrimonio ti ha abbracciata dicendoti "non fosse stato per te, col cavolo che studiava!"...quella che però ha già la cugina scrittrice, e quindi pubblica un romanzo.
Lei.
Lei ce la fa.
Mentre tu butti la vita a far da balia asciutta a chi prende 10 volte il tuo stipendio, e ti trovi a pensare che hai messo sotto naftalina i tuoi sogni per campare, e in fondo neanche campi tanto bene.

Visto che già ho il fegato delle stesse dimensioni di un polmone, mi viene voglia di annegare i dispiaceri nell'alcol.

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