martedì 10 giugno 2014

Emma - 1° tappa - il nostro Club di Jane Austen

Altro mese, altra corsa!
Avete patito con Anne la sfigatella? Avreste voluto gridare un 'ce la fai' a Caterine Morland?
Preparatevi: nulla rivaleggia con la voglia di prendere a schiaffi Emma Woodhouse, anche a detta della stessa Jane Austen.
Emma, ricca e di nobil schiatta, vive nella casa con quel rinco...ehm, quel sensibile signore che è suo padre.
Vive con rimpianto il matrimonio della sua ex governante, di cui però si arroga ogni merito come Cupido. Avversata dal signor Knightley, fratello del cognato e vicino di casa (l'unico che, pur in linguaggio austeniano, osi dirle "ma sei rinconiglita?!"), Emma non demorde; vuole organizzare un altro matrimonio.
Tipo tra il vanesio pastore del paesello e Harriet, educanda figlia di nessuno (nel senso che lei per prima non sa chi sia il padre).
Harriet, placida come una tenera mucca pezzata al pascolo, mica si domanda chi sia suo padre, chi sposerà, quale sarà il suo destino: cuor contento il ciel l'aiuta, e si gode la sua vita quotidiana con buon successo (peraltro, riuscendo anche a rimorchiare un amabile agricoltore).
E il cuore di Harriet resterebbe contento e aiutato, senza Emma di mezzo, che rimbambendo la povera educanda di chiacchiere, la convince a smollare il contadino in favore del pastore, ormai cotto di lei.
Di Harriet, vi chiedete? Ma claro que no: innamorato di Emma, e del suo patrimonio. Fatto chiaro al mondo intero, tranne che alla stupefatta protagonista (stupefatta in quanto facente uso di stupefacenti).
La prima tappa si conclude con la povera Emma, che perplime di fronte ai sempre più evidenti corteggiamenti del pastore Elton. Sullo sfondo, il padre rimba cerca di rifilare a tutti scodelle di pappa d'avena, a suon di comizi sul tema.

Che dire?
Di Emme, è pieno il mondo.
Le Emme che non fanno fatica a farsi benvolere, per il bell'aspetto.
Le Emme di facile parlantina, pronte a intortare il mondo.
Le Emme che non conoscono il lavoro duro, né le ristrettezze economiche.
Le Emme che dall'alto del loro privilegio giudicano gli altri dall'alto in basso con il loro metro, che "questo non è chic", "è terribilmente fuori luogo vestirsi troppo semplicemente", che "lavora troppo per conversare decentemente".
Le Emme che si chiamano Minetti, Pascale... quante ne conosciamo, anche nel nostro quotidiano?

E dall'altra parte del mondo, ci siamo noi principesse proletarie.
Che la bellezza ce l'abbiamo dentro.
Che impariamo a ribattere a prezzo di molti cartoni nei denti.
Che  sappiamo lavorare, e che ci guadagniamo la nostra felicità ...e possiamo fare il tifo per noi stesse.
Noi che non giudichiamo chi compra gli abiti al mercato, chi rammenda i calzini, che si addormenta sul treno dei pendolari alle 7, invece di guidare il SUV verso la palestra.
Noi che ci chiamiamo Elizabeth Bennet, e che ci distinguiamo dalla massa perché sappiamo sorridere delle piccole cose, e prendere gli altri per ciò che sono...

Nonostante tifi disperatamente per un matrimonio gay  Martin - Knigthley, pur di far finire Emma a farsi un esamino di coscienza, non posso fare a meno di stimare la zia Jane per aver tratteggiato un personaggio che è ancor oggi così moderno.

1 commento:

  1. Adoro le tue recensioni ^_^
    sono proprio contenta che tu sia entrata nel Club :D

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