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venerdì 19 luglio 2019

Quanto ho risparmiato con la borraccia


La borraccia è ormai un vezzo di moda: tutti ce l’hanno, è la dotazione base dello studente come del lavoratore fuori casa. Chi ce l’ha rosa, chi color acciaio… ma anche colorate e ne ho visto perfino una stampata con la Vespa, lo scooter vintage.

Personalmente ho adottato quotidianamente la borraccia da un anno, quando me l’hanno regalata ad una fiera.

La resistenza più grande è l’idea di riempirla quando si è fuori casa.

Alla fine lo vinto questo pregiudizio dicendomi che già a casa utilizzavo l’acqua del rubinetto per riempire caraffe e bottiglie, non aveva molto senso formalizzarsi e non bere l’acqua del rubinetto al lavoro: di fatto l’acquedotto è controllato con più frequenza delle fonti delle acque in bottiglia, se il sapore non è orrendo (come accade per acque molto pesanti o con sapore di cloro) vale la pena bere acqua del rubinetto anche fuori casa. Una volta assaggiata l’acqua da ufficio per capire che non faceva schifo, la mia borraccetta da 33 cl ha cominciato a seguirmi ovunque.

Il formato è strano rispetto al classico mezzo litro, ma a caval donato non si guarda in bocca, basta riempirla un po’ più spesso e in fondo è la scusa per fare una mini passeggiata in più fino al rubinetto. Ho ricevuto in regalo, successivamente, un’altra borraccia in alluminio da mezzo litro, ma spesso la lascio a Mr T che la adopera se lavora fuori dal laboratorio di falegnameria.

Fatta l’abitudine a riempirla di frequente il formato mignon è molto utile, specie se la si tiene in borsa durante le commissioni: è più facile che mai avere a portata un sorso d’acqua al bisogno. Poi con il fatto che ha un’imboccatura non facilissima da mettere tra le labbra quando sto alla scrivania sfrutto la mia tazza da thè e così senza accorgermi bevo un pochino di più.

Ma parliamo di vile denaro. Quanto fa risparmiare la borraccia?

Sull’agenda segno ogni giorno le spese effettuate, ormai da qualche anno. Così è stato facile recuperare le spese connesse all’acqua prima dell’avvento della borraccia.

Giornalmente spendevo fuori di casa almeno 0.35 euro (prezzo dell’acqua da mezzo litro al distributore) + 1 euro (prezzo medio dell’acqua da mezzo litro al bar, presa a pranzo). A volte anche lontano dall’ufficio dovevo fare rifornimento d’acqua prendendo una bottiglietta al bar, quindi aggiungiamo un altro euro, speso in media ogni 2 giorni. Si arriva a circa 1,85 al giorno: moltiplicato per 340 giorni all’anno (ho escluso le ferie) sono 629 euro. SEICENTOVENTINOVE. Immaginate anche di bere acqua in plastica a casa: per una famiglia di tre persone come la mia dovrebbe essere consumata una bottiglia da 2 litri intera al giorno, ossia circa 35 centesimi (prendendone una economica). Sui 365 giorni dell’anno, significa che avrete speso ulteriori 127,5 euro.

Insomma, bevendo la minerale in plastica ‘finiscono in acqua’ la bellezza di 760 euro all’anno. È uno SPROPOSITO.

Sono almeno un paio di weekend fuori porta in un anno, in cui potete accumulare ricordi felici. Sono investimenti energetici per migliorare casa vostra, per spendere meno nelle bollette. Sono soldi che potete destinare a mangiare cibo bio, che spesso viene tacciato di essere più costoso.

Passare all’acqua del rubinetto e alla borraccia è un cambio di abitudine così facile e vantaggioso che ve ne accorgerete già dai primi giorni: meno peso nella borsa della spesa (basta casse d’acqua pesanti), meno soste ai bar, meno bottigliette di plastica che si bucano e vi innaffiano i documenti in borsa. Meno plastica nel bidone, e quindi meno viaggi per portare l’immondizia fuori casa.

Cosa serve per questo cambio? L’investimento può essere anche minimo: una bottiglia di vetro per casa, di quelle che si trovano a un euro in tutti i negozi di casalinghi, e se non volete spendere soldi per una borraccia è possibile anche usare una bottiglia del succo di frutta in vetro, di quelle con il tappo a vite, recuperata da una colazione al bar. Personalmente la trovo una soluzione migliore rispetto a comprare una borraccia economica in plastica, perché comunque con il tempo e il calore tenderebbe a deformarsi e magari bucarsi, cosa praticamente impossibile con una bottiglietta di vetro.



Sicuramente è più pratica la borraccia in alluminio, per la quale si può anche aspettare una buona occasione: per esempio le nostre due borracce di alluminio sono omaggi di alcune fiere a cui ho partecipato per lavoro, ma può essere anche un’idea regalo per Natale o per il compleanno (se avete confidenza con la persona…meglio quello che il pigiama di flanella o la confezione di bagnoschiuma al cedro del Tirolo).
Non voglio fare la Greta Thunberg a ogni costo, piuttosto preferisco fare la casalinga di Voghera: se non vi fate convincere  dalla diminuzione della plastica in circolazione (validissimo argomento che però non preme a tutti) fatevi convincere da SETTECENTOSESSANTA EURO in più in portafoglio. È una settimana di ferie in montagna, la stessa a cui magari avete dovuto rinunciare l’anno scorso. E tutto questo con l’investimento di un paio di euro in bottiglie di vetro: pensateci.

giovedì 24 gennaio 2019

Gennaio, tempo di propositi felici -2


Ho scritto l’altra volta tra i miei propositi felici i miei personali s- propositi: quel che non faccio più per campare più felice.

Oggi parlo invece di quel che aiuta, qualcosa che rende quindi più felice.

In particolare:

Organizzarmi l’agenda : il cosiddetto bullet journal è bellissimo. Una cosa che, se lo cercate su youtube, vi fa venir da dire “figoooo”. Ecco,  tutto vero. La verità è che basta meno. Molto meno.

Nessuna necessità di un’agenda firmata da 30 euro. Basta un quadernetto o un’agenda di Tiger, la mia è una giornaliera pagata 3 euro, di un color fuxia sgargiante, e funziona benissimo…anche per il morale, visto che mi fa vedere la vie en rose ogni volta che la tiro fuori dalla borsa. Bastano anche meno colori: uso la classica 4 colori di Paolo Bitta 😊. Scrivo in nero gli impegni e gli appunti, in blu le cose di cui sono grata quel giorno, cerchio in blu il mio ‘spazio kakebo’, uso il verde per gli obiettivi della settimana e gli appuntamenti sociali, il rosso per gli aforismi che mi ispirano e per fare le spunte sulle cose fatte. Trovo utile usare i colori perché spunta subito all’occhio la categoria per cui ho scritto certe cose.

Scrivo le cose che voglio comprare nel mese, il memo delle verdure di stagione, il menù della settimana, l’elenco delle faccende domestiche quotidiane, settimanali, mensili e annuali. Scrivo l’elenco degli abiti della mia capsule wardrobe. Scrivere così tanto mi aiuta a far diventare i propositi degli impegni, delle abitudini quotidiane. Una volta che ‘è scritto’, non farlo mi pone davanti a una mancanza, a un ‘avrei dovuto’, a un senso di colpa: per una volta posso sfruttare il senso di colpa in modo positivo, perché significa che non ho fatto qualcosa per me. E avere sott’occhio gli elenchi di abiti e faccende mi aiuta a tenere sotto controllo, anche da lontano, quello che c’è da fare, a prendermi cura di me, della mia casa e delle mie cose, della mia famiglia.

Organizzare l’armadio mio e di Pannolina: ormai sono un po’ di anni che uso il metodo del project 333: un armadio limitato a 33 pezzi (io mi sono fatta dispensa, di solito ne uso 37 che è un numero che mi piace di più) da utilizzare per 3 mesi. Al cambio di stagione si ruota con il resto degli abiti, diligentemente accantonato in scatole. In questo modo mi sembra di avere un guardaroba completamente nuovo, tirare fuori gli abiti dalle scatole ti fa ritrovare vecchi amici ma con un senso di novità, ti suggerisce nuovi accostamenti che prima non osavi. Inoltre usare un numero limitato di vestiti ti impone, per forza di cose, di utilizzare abiti abbinabili tra loro e solo quelli che più ti piacciono. Se avete questo timore: no, sono anni che lo faccio e nessuno si accorge che porto gli stessi abiti. Nessuno mi dice “ah ma questo lo indossavi lo scorso martedì”. La verità è che qualcuno ha messo in giro questa voce per farci spendere di più 😉…e che se lavate regolarmente i vostri capi (cosa obbligatoria, visto che ne avete pochi e non potete permettervi di avere le macchie in bella vista) gli altri noteranno solo quanto vi sentite bene nei vostri panni.

Inoltre è più facile prendersi cura di 37 abiti, lavandoli con cicli delicati o a mano, prendendosene cura con il piegarli bene, piuttosto che di un numero sterminato di vestiti, che inevitabilmente sarai costretta ad ammassare per mancanza di spazio, stirare più spesso (leggi: logorare) perché l’ammassamento leva spazio, impazzire a ricordare quanti abbiano bisogno di una rinfrescata e quanti no, per poi finire sopraffatti, infilarli in una lavatrice a caso e …sbagliare lavaggio (questa è la mia autobiografia fino a qualche anno fa).

Ora applico lo stesso metodo anche a mia figlia, che però ha una cinquantina di abiti perché può sporcarsi più spesso. Anche questo è utile per tenere meglio gli abiti, e inoltre siccome ricevo spesso abiti da amiche che li dismettono per i propri piccoli, mi aiuta a tenere solo quelli che preferisco…e gli altri li posso girare ad altre persone che possono averne bisogno.

Fare i turni abiti: questa è un trucco per ‘logorare tutti gli abiti’ allo stesso modo. Fare dei turni per mettere gli abiti (tipo: lunedì pantaloni, martedì gonna, giovedì vestito…) aiuta a far sì che tutti gli abiti possano essere sfruttati allo stesso modo. Chiaro, ognuno deve creare un metodo a seconda delle sue abitudini, gusti e impegni, ma aiuta ad avere cose logore e abiti nuovi che restano in sempiterno chiusi nell’armadio. Inoltre aiuta ad avere sempre il tempo di fare il bucato e asciugarlo senza problemi. Tenere un elenco scritto aiuta anche ad avere sott’occhio cosa potete sfruttare.

Chiedere aiuto, per favore: quest’abitudine è una vera sfida…sono la terza figlia, mia mamma mi ha avuta non più giovanissima, quindi fin da piccola mi sono abituata a chiedere il meno possibile perché sapevo che la pazienza dei miei era già a dura prova. Ho fatto anni a correre, correre, cercare di far tutto da me…e ho trovato un marito bravissimo, ma che onestamente NON capisce i carichi di lavoro domestico e familiare. Non li vede. Non rileva la differenza tra polvere e non polvere, disordine e non disordine, un cesto di bucato colmo o vuoto, una bambina bisognosa di bagnetto o meno…ho dovuto vincermi. Ho dovuto far notare. Che facesse ‘il furbo’ fingendo di non vedere oppure no, la mia salute, la mia pazienza, la mia famiglia aveva bisogno del suo contributo. E quindi, ora chiedo. Chiedo di portare fuori la spazzatura, di ritirare o stendere i panni, di fare il bagnetto alla nostra piccola. E mi adatto se certe cose non sono proprio come vorrei, pazienza: almeno sono fatte e non ho dovuto pensarci io. Chiedo alla nonna se può star lei con la piccola, mentre vado a far la spesa o altro: per quanto ami mia figlia ci metterei molto di più con lei.

Chiedo aiuto a mia sorella, se ho bisogno di una babysitter e di una serata fuori.

Chiedo, semplicemente. Non ottengo sempre, e mi dispiace, ma devo provare almeno per la mia salute mentale.

Ritagliare. Ritagliare tempo dai tempi morti, e in questo l’agenda e il pendolarismo aiutano.

Il tragitto a piedi fino alla stazione? È il momento giusto per telefonare ai parenti, agli amici. Il momento di attesa del treno? Posso controllare le offerte del supermercato e pensare al menu settimanale e alla lista della spesa, che appunto sul cellulare. Sul treno posso finalmente concedermi il tempo di leggere. Il caffè del mattino è tempo per l’agenda. L’attesa in posta o alla cassa del super è quella in cui penso a ciò che va comprato in sostituzione di qualcosa di rotto, ai vestiti da preparare per il giorno dopo…e tutto questo è tempo non più perso, ma guadagnato perché mi semplifica la vita.

Pensare diverso. Il problema è solo imparare a pensare diverso. Hai sempre portato la gonna a pieghe col maglioncino, ma oggi quest’ultimo è a lavare? Chi l’ha detto che non puoi provare con la camicia jeans? hai sempre fatto quella strada per andare al lavoro, ma oggi è bloccata? Magari facendone un’altra scopri che vicino all’ufficio c’è un ufficio postale poco frequentato, in cui perderai meno tempo. Le abitudini fanno risparmiare tempo e fatica mentale, ma per ritagliare tempo e imparare a sfruttarlo bene, ho imparato a rompere ogni tanto la routine e scoprire se c'è qualcosa di nuovo, che mi aiuta a fare nuove migliorie alla mia giornata.

giovedì 30 novembre 2017

gente che fa il Black Friday, gente che fa la corona dell'Avvento decrescente


Avete mai visto la corona dell’Avvento?
È una bellissima tradizione, diffusa nei paesi nordici, che vuole abituare soprattutto i ragazzi / bambini all’attesa del Natale, festa della Luce, con la luce delle candele. Si usano 4 candele, una per domenica di avvento, più una che rappresenta il Natale.
Ogni candela ha un significato e corrisponde a una domenica di avvento, la prima è detta del profeta; la seconda di Betlemme; la terza dei pastori; la quarta degli angeli. Altri dicono che le candele rappresentano Speranza, Pace, Gioia e Amore. Si accende ogni domenica una nuova candela perché la luce vinca sulle tenebre: usare rami sempreverdi intrecciati a racchiudere le candele serve a indicare l’unità e la vittoria sulla morte.
Beh, da noi si usano anche i calendari di avvento pieni di dolci cioccolatini, però Pannolina è un po’ piccola per abbuffarsi di cioccolato: in compenso è sempre strafelice ogni volta che vede accendere una candelina di compleanno, per cui …accontentiamola!
Ho creato la nostra corona dell'Avvento a partire da materiali riciclati o trovati a costo zero o quasi, ossia:
- una base di tronco di legno (mio suocero ha potato il ciliegio...)
- un lungo pezzo di nastro avanzato da due o tre Natali fa
- fil di ferro ricoperto di rosso (recuperato dal pane in cassetta)
- un pezzo di ramo di pino (tra quelli che fanno ombra alla mia macchina Chupacabra al parcheggio della stazione)
- 4 candeline tea light al profumo vaniglia, recuperate al Millaliraro vicino al lavoro (leggi: quei negozi 'tutto 1 euro'): costo 1.20€
- tre decorazioni chiudi pacco, a forma di bacca sempre prese al Millaliraro: costo 1.80€
- pignette recuperate all'inizio dell'autunno al parco, raccolte da Pannolina
- colla a caldo.
Coi rami di pino ho assemblato una corona, che ho unito coi pezzetti di fil di ferro. L'ho legata alla base di legno col nastro bianco, facendo dei fiocchetti. Per mascherare il fil di ferro ho infilato dentro le finte bacche.
Sulla base ho poi incollato con la colla a caldo le 4 candele e le piccole pigne.
E voilà!
L'abbiamo realizzata in casa nel week end del black friday. Visto che Pannolina aveva febbre e mal di gola ci siamo tappati nella nostra Catapecchia, e abbiamo passato il tempo tra coccole e creatività.
Vederle spalancare gli occhioni (finalmente non più lucidi di febbre) la sera di domenica, quando ho acceso la prima candela della nostra corona...Non ha prezzo. E mi ha dato più di qualsiasi (pur fruttuosa) maratona da centro commerciale.
Chiaramente mi ha fatto riflettere parecchio su quanto spesso corriamo su e giù affannandoci per il Natale...quando Natale è qualcosa di realmente diverso da una festività commerciale.

mercoledì 22 novembre 2017

Natale: non aprite quel pacchetto


Comincia il Natale e la corsa ai regali.
E qui sento la necessità di raccontarvi come la vivo io, poveretta, declutteratrice, minimalista, decrescente…insomma, vi racconto il mio punto di vista sull’intera vicenda Natale e Consumismo.

Mi sono accorta che poche cose mi lasciano svuotata come accorgermi, la mattina di Natale, di quante cartacce e roba inutile siano entrate a casa mia a riempire e ingombrare. Vogliamo parlare dei litri di bagnoschiuma irrinunciabili allo zucchero filato, della consistenza del detersivo piatti? Ma quelli almeno si possono riutilizzare come sapone mani o shampo per auto! Il peggio invece è il ciarpame da cucina. Ho ricevuto un numero abnorme di tazze natalizie. Ecco, secondo me non esiste in assoluto una cosa più triste della tazza natalizia. Tipo che è febbraio e bevi il thè nella tazza con la renna. PERCHE’ deve esistere una cosa del genere? Mi replicherete: “puoi usarla solo a Natale”. Ha senso possedere una cosa usata SOLO a Natale, e che non è una decorazione tipo albero o presepe? Seriamente, no, io non ci trovo senso. Il numero inusitato di infusori per il thé? Ora, secondo voi io ho cinque minuti per farmi un thè. Cos’è più plausibile, che prenda una bustina di thè equosolidale Coop e la lasci in infusione o che prenda quell’ottimo thè a fogliette aromatizzato curcuma zenzero karkadè cicoria (giuro che almeno una volta nella vita ho trovato ciascuno di questi ingredienti nel thè), lo
infili nell’infusore, lo metta a bagno, lo tolga e mi metta a combattere col sacchetto dell’umido per infilarci tutte le fogliette appiccicose, lavi l’infusore e finalmente beva il thè (che già era di dubbio gusto prima, ora che è tiepido fa proprio senso)?
Ecco, brave.
Quindi cosa dovrei farmene di tutti ‘sti infusori, tazze natalizie, thè a fogliette (questi li riutilizzo per deodorare la lettiera al gatto…è sicuro che a casa mia scadono) o peggio ancora delle sciarpe blu, che mi sta da cani, dei borsalino viola, che quando mai?, delle papere di gesso…
Ho ricevuto tutto. Vi giuro, di tutto di più.
A un punto tale che posso redigere un regolamento di cosa NON regalare.
 I suddetti materiali da thè. Il soggetto del regalo è un monaco zen? E allora state toppando quasi sicuramente.



(tazze di Bergamo. Se ne può fare a meno? Se ne può.)


Abiti: molta, mooolta attenzione. O sapete per certo cosa porta di preferenza una persona, o se secondo voi le starebbe tanto bene un maglione viola, la degna prosecuzione della frase sappiate che non è “…e quindi glielo regalo”, ma “…e quindi mi tengo la mia opinione”. Punto. Non affollate l’armadio altrui di qualcosa che in fondo non sapete nemmeno se mettereste voi. Non c’è niente di più brutto di aprire un armadio e sentirsi in colpa perché “zia mi ha regalato il maglione, almeno una volta dovrei metterlo…” mentre ogni poro della Ferragni in ognuno di noi grida no.
 Attrezzi da cucina che NON sapete se hanno bisogno. Se vostro cognato va a vivere da solo è molto probabile che non sia provvisto di una caffettiera da 3 per quando lo andrete a trovare. In caso contrario, sappiate che quelle tazzine a pois che per voi sono un amore, magari un altro le preferirebbe con la fantasia a galline…
Libri o film: ci sta se sapete che la persona in questione è un lettore o cinefilo. Ma assolutamente assicurarsi di imbroccare, almeno in minima parte, il gusto della persona: niente di più brutto che scartare un harmony perché “tanto tu leggi”. Allora, a questa stregua, tanto vale regalarmi le etichette del bagnoschiuma. Tanto io leggo…
I soprammobili: ecco, questo no. Proprio no, continuamente NO. La casa è il posto dove ciascuno di noi si merita di essere circondato da cose scelte e amate, direbbe l’amica Marie Kondo. Mi spiace ma pretendere di piazzare nella casa altrui un qualsivoglia ammenicolo, sia pure con la scusa “ma non eri tu a far la collezione di elefanti coi pantaloni alla zuava? Eccotene uno in gesso”, mi pare un’intrusione dello spazio altrui. 
I regali dei bimbi. E qui diventerò impopolare. Certo, Natale è la festa dei bambini e spero che ogni bambino abbia la possibilità di avere almeno un regalo per Natale. Però credetemi, e lo dico da mamma: l’ennesima cinesata che intasa i 50 mq dove magari si vive in tre, che fa battere il cuore della mamma al pensiero delle vernici tossiche, che scassa i timpani al padre con le musichine a diecimila decibel è francamente evitabile. TANTO evitabile. Fate un regalo a voi, ai genitori, al bambino (che non ha bisogno di trovarsi la camera intasata di giochi), alle discariche: se ci tenete a fare un pensiero al bimbo rivalutate i colori, l’album da disegno, i libri, magari una maglietta o un pantalone (che mia figlia ad esempio si sporca come un tagliaboschi ogni volta che va al nido e un cambio in più fa comodo). O magari un ingresso al parco divertimenti, un biglietto per il cinema se è più grande.  A volte “una telefonata salva la vita”, chiamate la mamma e chiedete: “se compro a Pannolina un cavallo di legno a grandezza del cavallo di Ilio faccio bene?”…perché è probabile che la risposta sia no!!!
E vige la regola...non regalare agli altri quel che non vuoi sia rifilato a te.
COSA NON VORRESTE MAI TROVARE SOTTO L'ALBERO?

giovedì 16 novembre 2017

Quell’autunno poverello che riscalda i cuori


Stiamo ormai scivolando verso il Natale, e così potremo considerare archiviato l’autunno…almeno ‘psicologicamente’.
L’autunno è stata a lungo la mia stagione preferita, per i nuovi inizi che porta con sé: l’anno scolastico nuovo di zecca, i quaderni profumati di nuovo, qualche felpa che s’aggiungeva all’armadio (rigorosamente di seconda mano da qualche cugina, buttava così anche al liceo ☹), le foglie che crocchiano sotto i piedi, saltare nelle pozzanghere con gli stivali di gomma, la pioggia che lava via la polvere d’estate…
 
Tant’è che prima a Natale mi sentivo un po’ malinconica e la mia festa preferita restava Ognissanti -_- (bambina allegra, eh?)
Crescendo ho imparato ad amare anche tutte le altre stagioni, giusto l’inverno mi sta un po’ sul Qlo – dal 7 gennaio in avanti – ma questa è un’altra storia.
Resta però vero il fatto che adoro l’autunno, col suo carico incredibile di cose belle, poverelle ma belle, e quelle emozioni pacioccose che sa evocare (oggi come oggi fa moda tradurre emozioni pacioccose con ‘emozioni hygge’, ma questo blog è per la difesa dell’italiano, usa poco l’inglese…e figuratevi perciò il danese).
E adesso vi faccio una bella carrellata di pacioccosità a costo zero…o bassino come un nano da giardino, che mi fanno amare l’autunno.
1. La zucca. Mamma che buona la zucca, costa pochissimo e dà un profumo e un sapore ai piatti che fatti in là. Basta un pezzetto, e la classica minestrina fatta col dado diventa una festa di sapori. Da quando mi sono sposata, e il cucinare è diventato il mio quotidiano, ogni anno approfitto per una nuova ricetta: dagli gnocchi di zucca, alla pasta con pancetta e zucca, al risotto…quest’anno è toccato al farro con crema di zucca, curcuma e ceci: fate rosolare curcuma, zucca a tocchetti e rosmarino il olio d’oliva, aggiungere ceci e acqua, far bollire e passare al mix. Condire con questa crema il farro bollito. È buonissima!
Sempre per i graditi ritorni d’autunno: i cachi, belli spappolosi, magari da gustare con pezzetti di cioccolato fondente. I crauti viola, in insalata o bolliti
magari con un goccino d’aceto di mele …che buoniii! …le clementine, che sono la droga di Pannolina (se vede un mandarino in mano a mamma o papà, molla qualsiasi cosa e viene a condividere – leggi: ti ruba tutto il frutto). E poi la tradizione d’autunno…camminare con il cartoccio di caldarroste sotto i portici di Saronno. Ed è subito cibo paciocco. E poi da noi c’è la polenta! Magari col sughetto di funghi o i pezzetti di formaggio…e la cassoeula, un piatto
a base di verza e maiale che fa rabbrividire (i non autoctoni di disgusto, noi lombardi di piacere!)
2. I primi freddi. Ditemi quel che volete, ma tirare fuori la copertina pesante, accoccolarsi sul divano per una serie tv, tenersi vicino gatti, marito e figlia per un pieno di abbracci non ha prezzo, e non si può fare ad agosto: fa caldo! (sarà mica un caso che concepito la figlia ad novembre…) Ed è bello pure tirare fuori la giacchetta, i collant e la sciarpona e smettere di preoccuparsi per la ciccetta sulle braccia!

3. I vinelli. Chè “a San Martino, ogni mosto si fa vino”, e quindi si approfitta per trovarsi a casa propria o di amici a condividere un assaggio da una buona bottiglia, far 4 chiacchiere, e se c’è la stufa accesa…si scaldano le castagne o gli amaretti, così sono più croccanti. Oltre a sentire quel fantastico profumo di legno bruciato…
4. Cambiare il guardaroba capsula! Questo ormai succede un po’ ogni 3 mesi nella mia vita, ma trovo particolarmente bello quello autunnale perché in primo luogo, il mio colorito risalta particolarmente coi colori tipicamente autunnali come marrone, verde, ocra, arancio. E poi ricevo sempre il frutto del cambio armadi di sorelle e cugine ‘sprecone’, facendo così shopping gratuito.
5. Passeggiare con la mia bimba e mio marito sulle foglie croccanti, fra gli alberi gialli. Che meraviglia!
E voi, cosa amate dell'autunno?
...lanciate le vostre autunn-idee a costo zero!

lunedì 13 novembre 2017

Il costumino della recita di Natale

Questa è la storia di un orrido maglione da falegname, e di come realizzò il sogno di una bimba.
Pannolina è una bambina davvero solare, sempre sorridente e paciosa, con una spiccata indole agricola… (tutti i giorni si incarica di spargere il becchime alle due gallinelle del nido dei sogni). Anche per questo le maestre hanno stabilito di darle la parte della contadinella nella recita di Natale. Però hanno bocciato il vestitino a fiori che le avevo dato come costume della recita di Natale: “è da contadina ricca! Non hai qualcosa di marrone, da bracciante poverella?”
ORA: va bene accettare anche vestitini di seconda mano da amici e parenti, ma francamente quando mi danno una busta con abiti per Pannola, faccio una rigorosa cernita, quindi NO, non ho abiti da poveraccia per mia figlia!
Però…
Però ho un orribile maglione di MR T, una roba veramente brutta brutta che utilizzava in laboratorio perché “tiene caldo”. Quando si è bucato, ha avuto la faccia tosta di chiedermi di rammendarlo. La mia risposta è stata un bel pile della Decathlon, che va bene tutto ma devo continuare a guardarti senza aver male agli occhi.
Mr T però ha la psicosi antidecluttering, fosse per lui dovremmo tenere sempre tutto. Con buona pace di Marie Kondo, ho trasceso la regola di non buttare la roba altrui e quando non mi vede…butto eccome! Oppure, per venirgli incontro, cerco di riutilizzare. Ecco, il suddetto maglione era riutilizzato come imbottitura del pouff in salotto. Lo recupero dall'interno del suddetto pouff (pazienza, è rimasto un po' più sgonfio...)
Mando una foto dell’horror sweater alle maestre per avere l’ok sulla fantasia: è questa l’idea di povertà che vogliamo dare?
Sì!
Ecco quindi cos’ho fatto…
Dal margine basso del maglione (cogliendo quindi il bordo lavorato a costa per evitare di smagliare eccessivamente il tutto) ho tagliato un rettangolo lungo circa 60 cm e largo 18. L’ho tagliato dal bordo laterale, fronte retro, così è bastato fare una cucitura sul bordo rendendola un ‘tubo’. In alto, per far passare le braccine, ho lasciato due tagli laterali di circa 8 cm. Sopra ho orlato, davanti e dietro, facendo passare un pezzo di fettuccia rossa di 15 cm di lunghezza. E voilà, ecco lo scamiciatino: si fa passare dai piedi della piccola, e si annodano le due fettucce con un fiocchetto per farne delle spalline. Un paio di collant di lana rossa, e un lupetto rosso, completano la mise da contadinella povera.
Non ho foto del risultato finale, ma lo schema seguito, adattandolo lievemente, è quello dell’abito ricavato dalla federa di cuscino.

Le maestre sono rimaste così entusiaste che per un attimo ho temuto di dover fare la costumista ufficiale! l'unico problema è che Puzzolo si è impadronito dei rimasugli di maglione, che è diventato la sua nuova coperta della nanna - si vede che tiene caldo davvero. Ora chi glielo spiega che va buttato via? (no, davvero...è troppo brutto!)

domenica 17 settembre 2017

come ti infighetto il passeggino

C’era una volta una donna incinta di 6 mesi, che andò a casa di una parente e si portò a casa il trio passeggino/ carrozzina / ovetto, culla, mangiapannolini, seggiolone pappa, seggiolini auto (2)…
La donna incinta, confusa e felice, chiese alla parente se volesse soldi, ma ella rifiutò: l’importante era svuotare la cantina, non ci sarebbero stati altri cuginetti e la bimba in arrivo aveva bisogno di tutte quelle cose.
Passarono i mesi, e un giorno, passeggiando con marito e neonata, incontrò la cugina e il di lei marito.
E dopo pochi giorni, la cugina chiese indietro tutto.
OGNI. Singola. Cosa.
Questo perché – al di là delle scuse accampate – il di lei marito aveva deciso di vendere tutto quanto su ebay.
E – siccome avrete capito che è una storia autobiografica – aggiungerei anche grazie al ca**o.
Francamente non mi stupisce più la maleducazione della gente.
Penso che si sia perso completamente il ritegno.
Assisto quotidianamente a situazioni al limite del paradossale quanto a rispetto e delicatezza, e passo oltre sennò me ne faccio una malattia.
Basti sapere che ho impacchettato il tutto, portato a quella sciagurata e adesso la simpatica carognazza è già tanto che la saluti.
Però.
Però, parliamoci chiaro: avere una figlia di nemmeno 3 mesi e nemmeno il trio per portarla a spasso, è un bel disagio.
Per fortuna però, tra regali di nascita dei colleghi e del battesimo, avevo ricevuto molti buoni acquisto di una nota catena per l’infanzia.
Abbiamo dovuto a quel punto pensare bene agli acquisti da fare, per evitare che i buoni terminassero subito.
Il trio set è stato sostituito da un passeggino robusto e molto reclinabile e salvo pochi  altri acquisti abbiamo potuti usare soprattutto per acquisti sanitari e di cibo bio per svezzamento.
Ultimamente si è reso necessario l’acquisto di un secondo, economicissimo passeggino: sono tornata al lavoro full time, ed ora mio papà va a prendere Pannolina al nido. Se avessi tenuto il solo passeggino ‘bello’ avrei dovuto rimanere senza io oppure portarlo ogni giorno dai miei, poi lasciare Pannolina al nido, poi andare a prendere il treno. OGNI GIORNO.
E quindi avrei aggiunto una nuova tappa al mio (già incasinato) giro mattutino.
Quindi, armata di un buono superstite da circa 30 euro, ho acquistato questo: verde, che è il colore preferito di Pannolina.

Certo è superleggero, e il suo dovere lo fa. Ma diciamolo: è proprio mesto, poveretto! Ad esempio manca il telo antipioggia (che ho preso a parte su Amazon per pochi spiccioli), non è reclinabile e non ha neppure una tasca o un cestino per gli oggetti.
E dovevo obbligare mio papà a girare con la sporta di plastica con acqua, fazzoletti e pannolino di emergenza, ogni volta che la porta ai giardinetti pubblici?
È qui che viene in aiuto il riciclo creativo!
Ho recuperato un cestino di stoffa, che tempo fa era arrivato a casa mia al seguito di alcuni cioccolatini ricevuti in regalo. Ho cucito ai lati due pezzetti di fettuccia a fiori , con punti molto solidi.
Ho aggiunto sul davanti un bottone, e ho cucito un piccolo elastico per capelli dal lato opposto, così da fare da asola e rendere possibile la chiusura. Per rendere personale il cestino, ho cucito una piccola toppa col nome della bimba. Poi basta annodarlo bene alle sbarrette del passeggino.

E voilà, il cestino ‘portaacqua e pannolino’ è pronto!
Anche un beauty case non utilizzato può essere utilizzato per questo progetto…o perché no, tagliare una gamba del jeans e cucire una delle estremità per ottenere un cestino può essere un’idea!
E così anche il passeggino ‘super grezzo’ trova la sua dignità.
Spero che questo progetto possa esservi utile!

venerdì 4 agosto 2017

La gomma crepla è la mia nuova migliore amica ( come ti organizzo la baby festa a 15 euro)

In questo mondo c'è penuria: di soldi, di tempo e di amici veri.
Per questo quando incontri un amico che ti fa risparmiare tempo e soldi, bisogna tenerlo stretto. La mia amica del cuore è la gomma crepla, un materiale atossico venduto in fogli,  che può essere tagliato, cucito, dipinto e modellato...e con cui ho fatto le decorazioni per il compleanno di Pannolina. Eh già,  la Pannola ha compiuto un anno proprio ieri! 😊
Come tutti i bimbi dell'estate che nascono nel balengo periodo delle vacanze rischiava di avere un compleanno triste e deserto. Oltretutto saremmo state a casa solo io e lei per festeggiare la giornata: Mr T lavora ancora e una gita a qualche parco giochi era difficilmente fattibile io e lei sole (aggiungete che Chupacabra, la mia auto, non ha il climatizzatore e che ieri era la giornata più calda del 2017...)
Ma saltare la festa era assolutamente fuori discussione!  E allora...
- metti un foglio di gomma crepla a glitter rosa comprato dal negozio fai da te (1,49 €), forbici e cucitrice , smalto per unghie blu e buona volontà.  Ho creato per Pannolina una coroncina da principessa, ritagliando la sagoma e chiudendo con un paio di punti metallici; con lo smalto per unghie ho dipinto la sua iniziale e delle stelline. Poi ho ritagliato un grosso numero "1", che ho appeso alla porta di casa col biadesivo, ho creato con le letterine la scritta "tanti auguri Pannolina" assicurandola con la cucitrice a un filo di lana (che ho poi steso alla finestra in giardino); ho tagliato un grosso cuore su cui ho dipinto con lo smalto la scritta "buon compleanno principessa" appendendolo alla porta col biadesivo...e voilà,  decorazioni fatte!

- ho comprato bibite e gelati, con topper di fragola e caramello, all'Eurospin: 13,19 euro per una gelatata, più gradita di una torta al pan di Spagna visto il gran caldone!
- ho preso infine un nastro avanzato da un pacchetto, e il rotolo di tulle avanzato dalle bomboniere. Dopo aver fissato la misura del girovita di Pannolina con due nodini, lego dei pezzi di tulle lunghi circa 30 cm con un nodo sul nastro. voilà un tutù da vera regina della festa, costo zero.

- per finire, ho invitato tutti gli amici più affezionati a Pannolina,  per cantare "tanti auguri a te" e spegnere la tea light appoggiata sulla confezione da due chili di gelato  ( cosa che ha fatto parecchia sensazione..."Ma non si scioglierà il gelato?"...ragazzi, ci sono 33 gradi,  si scioglierà in ogni caso!)...e una bella corsa di tricicli nel giardino di casa, con tutti i pargoli presenti😊
A costo zero,  o meglio : 14,68 euro, una festa di compleanno che ha reso felice la nostra piccola (e noi, quando la vediamo felice...diventiamo FELICISSIMI! )

martedì 30 maggio 2017

Il nido dei sogni e l'arte di arrangiarsi


Io lo dico senza vergogna me ne sarei ben fregata di tornare al lavoro. Se non avessi avuto mutuo o spese condominiali, avrei tranquillamente preso una bella aspettativa di tre anni per crescere Pannolina da me, tornando poi con un rilassatissimo part time.
Ma giacché siamo poveracci, restava da sceglier un buon nido. Già, i suoceri sono anzianotti e non più in gran forma; mia mamma soffre di artrosi e ha dovuto mettere delle protesi, e forse dovrà metterne altre, mentre mio papà adora la Pannola…ma occuparsene tutto solo, con la moglie a ‘mezzo servizio’, poteva essere troppo pesante.
E così mi sono messa alla ricerca. L’AaD offre un nido aziendale, ma avrebbe significato rendere Pannolina una bambina pendolare su Tremerd…pagando comunque  390€. Tutto sommato, visto che in inverno prenderebbe raffreddori ogni 6 minuti, con conseguente baby sitter da pagare, non è la mossa migliore…
Vado ad informarmi per il nido comunale. In gioventù ho avuto la pessima idea di sposarmi, con un lavoratore autonomo, e oltretutto mettermi a lavorare anche io: non godrei di nessuno sgravio e niente da fare, pagherei la fascia più alta, 470€ + ticket pasto da 5€ al dì. E senza contare le lunghe liste d’attesa! (Nb le ottime politiche di welfare per famiglie in Italia. Te capì Lorenzin?)
Non restano che i nidi famiglia privati…e chiacchierando con un’amica di Nanny, scopro che ce n’è uno proprio vicino a casa nostra, splendido. “Ma affrettati che sono pochi posti!” Così, quando Pannolina aveva poco più di un mese e mezzo, ho telefonato e siamo andate a fare un sopralluogo.
Mi sembrava di sognare! Un piccolo orto col pollaio, curati entrambi dai bimbi (che annaffiano le piantine da dentro i loro girelli e tirano il becchime alle galline). Due piccole, coloratissime stanze per far giocare i cuccioli. Ogni giorno laboratori: ginnastica, musica, inglese, cucina, lettura animata…quasi quasi chiedo se posso iscrivermi anche io…ma chissà quanto costa!
In realtà 490€, + ticket da 3,5€ al giorno. Ma posso anche scegliere di portare io i pasti…
Ho bisogno di dirvelo che ho subito confermato l’iscrizione?! Meglio un paio di stivali, una borsa in meno ma sapere la piccola in un posto bello e sicuro.
E vederla felice ripaga da tutto! Ogni volta che la porto o la vado a prendere non piange mai…durante il giorno la maestra mi manda su Whatsapp foto di Pannola che gioca, mangia, fa la nanna coi suoi amichetti. La vedo felice con gli altri bimbi…e ha imparato già tante cose. Ora esulta con le braccine alzate se è contenta, dice un sacco di paroline, segue gli animali anche sconosciuti con gli occhi (i nostri gatti li molesta da tempo).
Insomma sono tranquilla e serena vedendola contenta.
purtroppo…un rovescio della medaglia c’è. Ossia i soldi che escono…
In attesa che siano stanziati i bonus nido, e nella speranza di ottenerlo, non resta che ingegnarsi, imparare a far da sé e ammortizzare le spese.

Viene in soccorso la fantasia, che aiuta anche quando c’è qualche imprevisto.
Di recente s’è rotta l’abat jour di Mr T. Una bellissima boule di vetro di Ikea, che faceva bella mostra di sé nella nostra casa da sposini. Manco a dirlo, la mia è andata rotta tempo fa…e ora pure questa ci ha lasciato.
Comprarne un’altra di vetro è da escludersi: tra Pannolina e gatti avrebbe vita breve, e possono pure farsi male se si rompe (menomale anzi che quando si è rotta non ha ferito nessuno col vetro).
Qui ci vuole uno stiloso fai da te.
Prendo un barattolo vuoto di orzoro, tolgo il fondo di cartoncino e ricopro il cilindro con carta da pacchi. La carta da pacchi, con un po’ di spirito artistico, la decoro con Tour Eiffel stilizzate fatte da me e coi timbrini comprati da Tiger (ci ho scritto sopra “ville lumiere”). La ricopro di poca vernice trasparente che ‘plastifica’ il risultato ed evita che la carta assorba tutta la polvere della terra, rendendo più difficile la pulizia.
Metto il tappo in plastica sul fondo, dopo averlo forato al centro abbastanza da far passare il cavo della vecchia lampada (che sono riuscita a salvare) in modo che non si muova.
Riavvito la lampadina.
Ora, con un ago da lana, non resta che bucherellare la sagoma della Tour Eiffel e il cielo attorno…Accendendo la lampadina ci si ritrova un piccolo lungo Senna sul comodino, a costo zero.
Che ne dite? Vi piace?


lunedì 20 marzo 2017

Un barattolo per papà T

È un po' che non aggiorno, mea culpa!
Per la prima festa del papà di Mr T io e Pannolina (...ok, io) abbiamo preparato un barattolo delle sorprese. 
È bastato prendere un barattolo vuoto (quello dei sottaceti,  ben lavato e senza etichetta). Ho dipinto il tappo di celeste e bianco, scrivendo il numero 1 (come "prima festa del papà"). Poi ho preparato un'etichetta in tinta celeste, scrivendo coi timbrini (di Tiger, pagati 2 euro) "buona festa del papà" e incollando una foto tessera di Pannolina. 
All'interno ho inserito 52 piccole sorprese: la foto di Pannolina, diversi pensierini scritti col punto di vista di Pannolina o dei mici...ad esempio "mi piace quando mi cambi il pannolino", "amo le tue pernacchie sul pancino", "mi piace quando mi fai i grattini sotto il mento", "è bello quando mi dai i croccantini"...qualche bigliettino l'ha scritto anche il nipote Nano Piccolo ("mi piace guardare la partita della Juve con te"...uh signur ).  Poi ho aggiunto un confetto del battesimo di Pannolina,  qualche caramella gommosa di Lupo Alberto,  dei cioccolatini,  una moneta da 2 euro incollata con lo scotch per un bonus colazione, un ticket restaurant per una cena al nostro ristorante preferito, un buono "pizza e film" del sabato sera (che poi è il nostro sabato sera classico...), un buono per il famigerato tatuaggio che si deve fare in onore di Pannolina  (un mio amico delle elementari ha aperto la sua bottega di tatuatore qui a Stars Hollow...vediamo se questa volta  Mr T si deciderà!)....
Per finire, abbiamo legato con un nastrino blu le istruzioni : aprire un biglietto a settimana, così durerà un anno fino alla prossima festa del papà!
Costo del progetto : poco e niente. Ma il divertimento a realizzarlo è stato tanto! Anche quello di Pannolina, che ha strappato tutti gli avanzi di carta celeste e ci ha decorato il pavimento. 😅

lunedì 27 febbraio 2017

Notti da mamma coslepeer

Non era proprio un' intenzione. Diciamo più un effetto collaterale.
Sì, il lettino messo tipo sidecar al lettone, agganciato alla nostra rete con fascette è un'ottima idea...ma a volte, se Pannolina sta poco bene o se io sono stanca, finisce che l'alllato nel lettone e poi il trasloco nel lettino va a farsi benedire. Mr T un po' si arrabbia, ma spostarla ogni volta è uno sbattimento...e tante volte mi addormento anch'io mentre lei poppa.
Semplicemente ho preso la precauzione di farla poppare ' lato lettino', così non disturba il riposo di papà  ( che il giorno dopo lavora e si deve svegliare presto ).
Però...bisogna fare i conti coi gatti.  Che a volte si fanno prendere dalla nostalgia canaglia e vengono nel lettone pure loro. E con Mr T che si appiccica addosso nelle notti fredde.
L'altra notte, Pannolina aveva la febbre post vaccino e così ha dormito con noi. Puzzolo si è piazzato tra me e Mr T...che dal canto suo ha ben pensato di avvinghiarsi stile koala. Alle 2 non respiravo più ...così, piano piano per non svegliare nessuno, sono scesa in cucina a bere un succo fresco. Incontro Miciosauro che staziona sul divano: poverino, ormai non prova nemmeno a entrare in camera da letto, troppo affollata!
Mi fermo a fargli qualche carezza, si vede che ne ha bisogno...
Salgo le scale, sposto un po' Pannolina e mi infilo sotto il piumone. Puzzolo si viene a piazzare sullo sterno...si vede che gli sono mancata. Leggero come il cinghiale della pubblicità. Pannolina piano piano si spinge coi piedini fino alle mie ascelle, per sentirsi abbracciare. Piccola. E chi la sposta dopo tanta fatica? Mr T si  avvinghia all' altro braccio.  E lì,  ai piedi del letto, spunta un capoccione morbido...è Miciosauro che ha vinto la ritrosia, si vede che quelle due carezze hanno risvegliato la nostalgia. Arriva a mettersi al suo posto preferito, sul mio cuscino,  strofinando il nasino sul mio collo.
Insomma...qui non si dorme niente!
Mi sveglio il mattino dopo disfatta,  mentre Mr T se ne va...sono acconciata come la ministra Fedeli,  e ho le borse sotto gli occhi. Ma i micioni fanno le fusa e Pannolina si gira verso di me sorridendo radiosa, sfrega il faccino sul davanti del mio pigiama...
Insomma, quella da cosleeper è una vita per dure, ma tanto tenerona!

lunedì 20 febbraio 2017

È stato tutto un fare - il battesimo di Pannolina

Ho latitato. Lo confesso.
Ma la motivazione è nobile: stavo facendo la madre della battezzanda.
Dopo molte vicissitudini - l'operazione di mia mamma,di mia sorella, problemi di salute della suocera...- siamo finalmente riusciti a organizzare il battesimo come lo volevamo noi: in un santuario di montagna cui io e Mr T siamo legati, con festa seguente nel salone a Stars Hollow. Che a dirla, è un attimo.  É farla, che è  difficile.
Sì, perché devi occuparti del rinfresco, della cerimonia,  delle bomboniere e delle decorazioni.  Invitare amici e parenti e sperare che non si perdano ( speranza vana).
E comunque,  dopo aver provato entrambe le esperienze,  posso dire che i battesimi si dovrebbero fare a Las Vegas, altro che i matrimoni.
Esempi...
1. La sposa prova il vestito minimo 3 volte,  lo aggiusta, e osa lamentarsi se l'orlo non è stirato. La madre della battezzanda compra il vestito al mercato la settimana prima, NON HA il tempo materiale di provarselo nel frattempo e arriva la mezz'ora prima di partire per la Chiesa a indossarlo la prima volta, scoprendo che è strettissimo . La madre  sa che la scelta a quel punto è la gonna con maglia nera, ma ricorda che la battezzanda ci ha rigurgitato su. La madre decide di tenersi il vestito - sottovuoto, e di non respirare.
2. La sposa va a farsi trucco e parrucco più volte. La mattina della cerimonia parte un tour de force da circa di due ore che al termine pure sua madre dice "ma davvero l'ho partorita io?"( ndr :ci sono spose che secondo me hanno mandato le Stunt woman fighe al loro posto,  e si sono presentate al banchetto di persona solo dopo 8 brindisi,quando l'alcol in circolo rende tutti meno lucidi). La madre della battezzanda si fionda dal parrucchiere cinese la mattina prima della cerimonia perché il marito dice "va' a farti una piega che sembri la signorina Silvani ". Litiga con le signore con il deambulatore che vorrebbero passarle davanti perché "sono uscita da casa con la testa bagnata che deve solo pettinarmi, mica posso aspettare un'ora,vuol farmi morire?" ( sì, è successo davvero). Il trucco della madre della battezzanda avviene con: spalmatura del fondotinta mentre siede a far pipì, mascara e matita mentre cava gli stivali da sotto il letto cercando a tentoni col piede, rossetto mentre scende le scale con la borsa portapannolini sottobraccio.  E io sono una persona monofacente, odio il multitasking...
3. La sposa riceve le ultime telefonate la sera prima che "sai, domani sarai presa..."
La madre ( e il padre,  qui sì! ) della battezzanda fino a 5 minuti prima della cerimonia vengono chiamati dagli invitati che "scusa, ma è proprio via del ceppo? Ma sei sicuro?  Ma se faccio questa scorciatoia?  Se faccio l'altra? E il parcheggio? " E dentro di te vorresti inviarli col tomtom a...beh. a.
4. I parenti della sposa arrivano 2 ore prima per non perdere l'ingresso in chiesa della sposina. La madre della battezzanda, col prete sconfortato a fianco e 7 chili di bimba sottobraccio,  richiama i parenti dal negozio di souvenir fuori dal santuario.
5. La sposa si vede porgere con tenerezza dai testimoni un kleenex per asciugare la lacrima fugace. La madre della battezzata  (finalmente non più battezzanda!) si sente bussare sulla spalla dalla suocera che chiede perché la bambina piange  (e deve vincere la tentazione di spiegare " i casi sono 2. O è perché l'hanno pucciata nell'acqua fredda nel suo orario di riposino, o è perché è solidale con la mamma di fronte a queste domande da mentecatti ")
6. La sposa è accolta dal ristoratore con " che splendido abito! Ecco un calice di prosecco". La madre della battezzata viene messa a stappare Crodini per tutto il parentado.
E giusto per non disilludervi: non verrà meno manco qui il Walzer della foto con tutto il parentado fino alla settima generazione e la battezzata in braccio, né tantomeno il cagacazzismo di chi ti veda dopo ore con un bicchiere d'acqua/ un biscotto secco in mano e pensi che quello sia il momento migliore per bussarti alla spalla per la frase " noi andiamo. Prendiamo la bomboniera? "
E vabbè.
É stato tragico,  ma anche un'emozione intensissima vedere la mia Pannola circondata da tanto amore e affetto.
È valsa la pena. Chiaramente, secondo voi, due maniaci del bricolage e della decrescita, come me e Mr T, potevano farci sfuggire l' occasione per creare qualcosa per l a celebrazione ? ...
Bomba seme da dare agli invitati, per piantare qualche semino col fiore analogo al significato del nome della nostra bimba...

Sacchettini confetti con cuori di carta fatti da noi...e nostro anche il biglietto con cuoricino di legno applicato .

Centrotavola di legno "autobiografici", perché ci sono un po' delle nostre passioni...i vasetti di vetro col mio yogurt naturale,  i pezzi del ciliegio del giardino della casa natale di Mr T, le citazioni dei miei libri per l'infanzia preferiti... che soddisfazione vedere la gente girare per i tavoli per leggere le frasi o fotografare addirittura il tutto!
Beh...per la Comunione manca un bel po', quasi quasi però comincio a lavorarci su :P