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venerdì 2 agosto 2019

Detergente multiuso all’aceto limonato



Dreaaams, of my realityyyy…

…se anche a voi quando sentite il termine ‘limonato’ parte in automatico la colonna sonora del “Tempo delle mele” e dei bei tempi in cui andavate con il primo amore alla sala cinematografica parrocchiale per tenervi per mano e baciarsi nelle scene buie (che tutto ok durante la proiezione di “The Bodyguard”, ma quando c’è “Nightmare 7” mica tanto)…


...Allora fatevi un bell’amarcord con questo meraviglioso spray multiuso all’aceto limonato!

 

Occorrente:

  • Un vasetto di vetro da 400 grammi circa
  • Aceto di vino bianco o di mele, circa 400 ml
  • Fette di limone già spremuto
  • Contenitore a spruzzino (io uso quelli di vecchi detersivi spray, ancora ottimi)
  • Oli essenziali di limone, tea tre e menta (facoltativi)

 

Preparazione:

Riempite con l’aceto il vostro vasetto di vetro, lasciando un paio di dita dall’orlo. Mettete dentro l’aceto le fette di limone già spremuto. Chiudete bene il tappo e shakerate. Lasciate riposare almeno 4 giorni, scuotendo il barattolo di tanto in tanto; può macerare più di 4 giorni, anche una decina di giorni senza problemi. Quindi travasate il tutto nello spruzzino (il classico da 750 ml, riutilizzato dopo che si è svuotato) riempiendo il resto con acqua. Il vostro detergente è già pronto e profumato, ma se volete aggiungere delle proprietà antimuffa e antifungine aggiungete 5 gocce di olio essenziale di tea tree. Per il massimo della freschezza, aggiungete anche 5 gocce di olio essenziale di limone, di menta o anche un mix dei due. A me piace moltissimo aggiungere al mio spray all’aceto limonato l’olio essenziale di menta, che non è antibatterico quanto quello al limone, ma rende il fare le pulizie un momento quasi rilassante.

 

Questo spray è ottimo per: superfici in metallo come lavelli in acciaio, piastre da cucina, forni; sanitari (spolverate con bicarbonato il vostro water e spruzzate sopra questo detergente, farà un lieve effetto frizzantino che porterà a rilievo sporco e calcare); specchi; pavimenti in piastrelle. Lo utilizzo con parsimonia sui mobili per paura che gli acidi intacchino le superfici, di solito inumidisco un poco il panno per spolverare che così igienizza bene le superfici, ma non rovina.

 

Ha un potere ottimo anche sulle macchie di pennarello: Pannolina, quasi 3 anni, spesso fa esperimenti artistici anche sul nostro mobile del soggiorno, un mobile in noce ereditato da mia sorella, e questo detersivo spruzzato in modo diretto e lasciato agire non più di mezzo minuto pulisce molto bene. Poi asciugo molto bene, sempre per il timore l’effetto acido della soluzione possa creare qualche alone.

 

Sulle fette di limone: per carità, non state a tagliarle apposta, vanno benissimo quelle che avete già usato per condire il pesce o l’insalata, per fare il tè, per marinare la carne…ci manca solo che vi istighi a sprecare qualcosa di così meraviglioso come il limone. La fetta già spremuta ha un’ottima efficacia, e vi dirò di più: dopo averla estratta dal barattolo in vetro, la uso per pulire il tagliere, poi la sciacquo e la inserisco in lavastoviglie a deodorare, e quando è ben lessata finisce nel bidone (dove deodora comunque). Meraviglioso limone antispreco…e meraviglioso spruzzino che – con un po’ di accortezza – non vi lascia mai senza detergente!


giovedì 25 luglio 2019

Olio anticellulite home made facile - facile

Qualche tempo fa ho acquistato un trattamento rassodante ‘miracoloso’ da Eurospin: il miracolo – millantato da tante recensioni sul web – nel mio caso si è tradotto in un arrossamento e un bruciore costanti sulle parti dell’applicazione. Tempo 10 minuti, e la zona prende letteralmente fuoco, con una sensazione dolorosa! Mio malgrado ho dovuto rinunciare ad utilizzarla, perché temevo qualche effetto collaterale nell’uso continuativo. L’ho buttata a malincuore, ma anche il flacone (tubo di plastica) non poteva essere riutilizzato.
D’altro canto tutti i massimi esperti concorderanno: la crema anticellulite di per sé non ha un effetto “chirurgia estetica”.
Perfino la crema più miracolosa, quella che inizia con “Soma” e finisce con “line” è tanto funzionale grazie alla costanza nell’applicazione e nel massaggio che accompagna l’assorbimento (e ci credo, dopo aver speso 50 euro devi essere pazza a lasciare andare a male la crema senza  utilizzarla…)
A questo punto però, se il vero segreto anticellulite è il massaggio, perché non evitare di spendere decine e decine di euro, di mettere in circolo altra plastica e altri rifiuti, e non farsi un prodottino fai da te?
 
Sembra bello ma…come si fa? Con un po’ di pazienza, creatività e qualcosa di salvato proprio dall’immondizia.
Per preparare la mia ricetta, ho consultato diversi siti di autoproduzione, soprattutto per capire quali principi attivi utilizzare, quali fossero i mezzi facili per metterli a frutto e come estrarre i principi.
Nello scegliere le materie prime ho guardato a quelle più facilmente reperibili ma anche a quelle meno impattanti sull’ambiente. Ad esempio, l’olio di jojoba è più nobile di quello di mandorla, quello di riso è più leggero di quello di girasole: ma in termini di facilità di reperimento, come di produzione in terra italiana, olio di mandorla e di girasole sono più a km zero e facili da trovare. Quanto a caffè e rosmarino, basta una moka e un furto in qualche orto …se non avete una nonna…fatevi adottare da qualche vicina!
Personalmente sono molto soddisfatta del risultato ottenuto.
Ecco qui tutto, ma proprio tutto l’occorrente per preparare il mio olio anticellulite homemade.
 
  • olio di mandorla circa 100 grammi
  • olio di girasole circa 150 grammi
  • 3 rametti di rosmarino un po’ essiccati (colti da circa 4 giorni) lunghi 5 cm
  • fondi di caffè 4 cucchiai
  • olio essenziale arancio dolce 10 gocce
  • un vasetto di vetro vuoto, molto capiente (per intenderci quelli della crema spalmabile alla nocciola da 350 gr vanno bene)
  • un colino piccolo a maglie molto fitte
  • un flacone vuoto di shampo
 
Procedimento: mettete nel vasetto l’olio di mandorla e di girasole, infilate nell’olio il rosmarino, aggiungete i 4 cucchiai di caffè. Chiudete il tappo e agitate bene. Aggiungete la dose indicata di olio essenziale di arancio dolce. Richiudete e agitate molto bene.
Ponete in un luogo fresco e asciutto, non esposto ai raggi di luce e fonti di calore (io l’ho messo nella mia lavanderia, ma va bene anche un sottoscala per capirci). Lasciate riposare almeno 3 settimane. Almeno una volta a settimana date una bella agitata al vaso.
Tenete conto che in questo momento caffeina, rosmarino e arancio dolce stanno rilasciando i  loro principi attivi nell’olio, per cui se potete lasciate pure un po’ di tempo in più a macerare il tutto. Io ho lasciato il vasetto a riposo circa due mesi, l’importante è avere costanza nell’agitare il vasetto nel suo ‘ritiro spirituale’ al buio, così date anche un occhio che i rametti di rosmarino non stiano imputridendo o altro (non dovrebbe succedere se non li avete messi a macerare se colti troppo presto). Comunque non supererei i due mesi, per capirci.
Dopo aver lasciato trascorrere questo tempo, aprite il vasetto e con il colino filtrate il tutto per bene, possibilmente in una tazza di ceramica capiente. Il liquido sarà ancora un po’ sporco di caffè; a questo punto filtrate di nuovo nel vasetto il liquido, lasciandolo più pulito.
Infine con un piccolo imbuto travasate il liquido nella bottiglia vuota.
L’olio che ho ottenuto ha un profumo di come di cacao amaro, molto buono, non stucchevole.
Una volta massaggiato ben bene, troverete un effetto lievemente riscaldante,  abbastanza piacevole.
Consiglio di usarlo la sera, così avrà il tempo di assorbirsi bene e se ci fosse qualche granello di caffè, una volta assorbito il composto, diventa facilmente spolverabile.
Il liquido nella bottiglia, se conservato al buio e lontano da fonti di calore, dovrebbe mantenersi almeno 6 mesi.
 
Il risultato è una pelle sicuramente liscia, ben idratata ed elastica grazie al mix di oli, l’aspetto è molto sano e rosato penso per la caffeina e il rosmarino che stimolano la circolazione. Sembrerebbe più compatta e con meno granuli di cellulite, ma potrebbe essere anche l’effetto della cute più sana e meno asfittica (sicuramente anche il far ossigenare la pelle prima di rivestirsi e ungersi ha un buon effetto, penso).
L’olio di arancio dolce in teoria ha proprietà leviganti. Comunque è accertato che ha proprietà antidepressive e sedative dello stress…quindi alla peggio, se l’olio anticellulite non funziona, non mi dovrei far prendere dal nervoso per la prova costume!

mercoledì 26 giugno 2019

Zero waste e frugalità

(in foto...un'autoproduzione fatta in treno)

Da qualche tempo si sente insistere spesso sul concetto di zero waste.
Ma cos’è questo famigerato ‘zero waste’? Letteralmente è ‘zero spreco’. Di tempo, di immondizia, di plastica usa e getta…ma soprattutto di soldi.
Per chi ama la filosofia di vita frugale, è normalità assoluta essere a zero spreco. La frugalità è proprio l’essere sobri, minimalisti, capaci di temperanza, l’essere produttivi…e sì, sicuramente lo spreco in questo stile di vita non è contemplato! ma chissà, forse il termine frugalità piace meno per la sua connotazione da quaccheri poco modaioli...
Ma quanto si risparmia ad essere zero wasters, per gli amanti dell’italiano “non spreconi”? per capirlo meglio mi sono iscritta alla rete Facebook per capire i capisaldi di questi personaggi ormai alla moda.
Allora siete pronti?… se volete essere zero wasters dovete…
 
  1. Cominciare a bere acqua del rubinetto
  2. Tagliare l’usa e getta! No ai fazzoletti di carta, vaschette di alluminio, tovagliolini di carta…
  3. Portarsi la sportina della spesa
  4. Comprare il più possibile sfuso
  5. Usare spazzolini in bambù
  6. Riparare ciò che è rotto
  7. Congelare le porzioni in più di cibo in contenitori rigidi
  8. Ritornare alla moka
  9. Acquistare meno
  10. Autoprodurre ciò che si può
 
E sapete qual è la cosa bella? Che da brava ‘frugalistah’ già facevo (quasi) tutto, ad esclusione dello spazzolino in bambù …che diciamocelo, non è poi così facile da trovare!

  • Per il resto potete scegliere acqua del rubinetto, ma anche delle casette dell’acqua ormai molto diffuse sul territorio italiano, utilizzando la tessera sanitaria o pochi centesimi potrete fare scorta idrica. Per non parlare di quanto sono fashion le borraccette d’acqua di alluminio, che ‘uscite dalla borsa’ scintillando abbagliano molto più della bottiglietta di plastica che fa scaldare il liquido e chissà cosa diavolo rilascia…
  • L’uso del ‘non usa e getta’ è poco diffuso invece. Devo dire che molte persone anche in ufficio mi guardano stranite quando tiro fuori le mie posate d’acciaio, o il fazzoletto di stoffa…e menomale che non aprono la pochette dove fa bella mostra di sé l’assorbente lavabile!  eppure secondo me usare beni durevoli è proprio un piccolo lusso alla portata di tutti. Perché usare – a costo più alto – le posate di plastica che oltretutto possono rompere i rebbi della forchetta e diventare pericolose? Perché mettere cellulosa e plastica sulle parti di pelle più delicata (come naso o …altro )…? La stoffa è molto più morbida. Le vere posate e i veri piatti, molto più piacevoli. E tutto sommato visto che non laviamo a mano, ma con la lavatrice …dov’è il problema di utilizzare quelli? E nessuno osi dire cose tipo: “eh ma anche lavando si impatta sull’ecosistema”. Certo. Anche respirando si produce anidride carbonica, quindi? Smettiamo di respirare? …il punto è cercare soluzioni praticabili. Un detersivo poco impattante sull’ambiente, magari sfuso, magari usato in quantità minime, magari con ingredienti biodegradabili, non avrà mai lo stesso impatto di un prodotto usa e getta magari in plastica, che si decompone in secoli.
  • La sportina della spesa è un must, specie se si lavora un po' lontani da casa. Parto la mattina con frutta, schiscetta per il pranzo, varie ed eventuali nella sportina…e a seconda della piega che prende la giornata  la sportina finisce ripiegata in borsetta o resta lì, riempita magari della frutta dell’orto urbano con cui collaboro, di qualche acquisto...ma mi accompagna sempre.
  • Comprare sfuso invece è un punto in cui voglio migliorare. Sì, frutta e verdura li compro sfusi…e mi sono organizzata con una collega per comprare le retine di Naturasì, che consentono di aggirare il sacchettino di mater bi (che bello, sì, compostabile…ma una volta appiccicata l’etichetta in carta chimica – che compostabile non è – comunque è andato tutto a vacca, ivi compreso lo smaltimento della mater bi. Che è un rifiuto da qualsiasi parte vogliate girarla). Però ci sono negozi che vendono anche pasta sfusa, riso, legumi, frutta secca…ma io non li trovo. Dove siete? dove vi nascondete? perché non proliferate in tutta Italia?
  • Spazzolini in bambù…niente, anche qui. Ma dove si trovano? Vietato rispondere ‘online’. Grazie al ca…ppero, quando si compra online c’è un citrullino che salta su un furgone e vi porta a casa due spazzolini. Di bambù, va bene, si decompongono. Ma sempre due spazzolini per i quali sono state spese spedizioni aeree e trasporto su gomma e imballo cartaceo/ plasticoso. Cioè alla fine quei due spazzolini di bambù avranno inquinato pure loro!!! Nel frattempo sto tenendo botta con lo spazzolino tradizionale, sperando che presto si diffondano gli spazzolini di bambù anche nei negozi di vicinato…
  • Riparare – e qui, va benino. Il mio impedimento è…mio marito, che spesso mi dice “beh, ti costa più riparare questo oggetto che comprarlo nuovo!”. Cosa che a volte è pure abbastanza vera. MA c’è il tema dell’affetto. Amare gli oggetti che si hanno, viverli con amore, curarli...questa cosa va ben oltre all’andare ed acquistare, sia pure conferendo all’isola ecologica quel che è rotto per il riciclo dei pezzi di ricambio. Dove ho mano libera (come risuolare le mie scarpe, aggiustare la zip della giacca o la fodera della borsa) cerco di aggiustare sempre ciò che posso. C’è un po’ più di conflitto se è un bene domestico, ma per fortuna qualche volta riesco a spuntarla io.
  • Congelare le porzioni in contenitori rigidi – qui il discorso degli zero wasters è: evitare il sacchetto da congelatore. Ma secondo me – e non me ne voglia nessuno – usarli è demenziale. DEMENZIALE. Se cucino una porzione di riso in più e posso portarla al lavoro, chiaramente preferisco metterla subito in una schiscetta che mi faciliti il trasporto verso il lavoro. 4 foglie di basilico stanno meglio conservate in un vasetto (magari di yogurt riciclato) che in un sacchettino di plastica. Ma che ce ne si fa di ‘sti sacchettini dalla consistenza di profilattico usato? Boh. Sono proprio scomodi.
  • Ritornare alla moka. A me le cialdine di nespresso piacciono solo per una cosa: si possono riutilizzare per fare i gioielli. Punto. Ma la moka è un’altra poesia. È profumo, è il borbottio che ti chiama in cucina, è la convivialità di dividere la tazza. È andare per mano con la mia bimba a comprare il caffè in grani alla torrefazione, farmelo macinare sul momento mentre lei e gli altri bimbi presenti in negozio sgranano gli occhi, è il pacchetto in borsetta che la fa profumare per giorni, anche se l’ho messo nel barattolo appena portato a casa. È svuotare il fondo su un piattino…e dividere equamente il tutto con le piante del mio giardino: un po’ a loro come fertilizzante e un po’ a me come scrub anticellulite.  E devo dire che funziona bene in entrambi i casi.
  • Acquista meno. Nessuno, nessuno vi dirà mai che liberazione sia imparare ad acquistare meno: nella nostra società acquistare è utile, è necessario, è un dovere sociale (“Fai girare l’economia!” vi dicono amici e parenti credendosi simpaticizzzzzimi). Non è così. Non è vero. Comprare, comprare tanto quanto ci dicono di comprare è un costume devastante non solo per l’ambiente ma soprattutto per la vostra psiche. Li ho avuti anche io come riti settimanali: il sabato dello shopping, il giro al centro commerciale la domenica con il fidanzato/marito, lo shopping ristoratore del dopo giornata stressante in ufficio, ‘ch’è stata una giornata di melma e me la merito una nuova borsa/paio di scarpe / gonna/ saDiocosa’. E appena l’attimo dopo, è svanita la gioia. La borsa è dozzinale, serve solo a intasare un armadio già fin troppo pieno. O peggio ancora è di gran firma, ma il vostro conto in banca ne ha già avuto abbastanza dei vostri "momenti no" quel mese e andrete pure in rosso appena pagata la rata dell’affitto. Dovrete nasconderla nell’armadio per un po’ perché se la becca vostro marito saranno pure discussioni…Chissà, forse se risparmiate sul cibo…e poi magari sulle scarpe, per una volta mica vi si rovineranno i piedi se comprate una scarpa dozzinale dal negozio cinese no??? Diventa un circolo vizioso fatto di debiti, di oggetti che vi tolgono l’aria, banali, che quasi odiate perché vi ricordano la volta che il vostro capo vi ha fatto lo shampo solo perché aveva litigato con la moglie e voi – per riprendervi – vi siete fumate nel giro di 5 minuti metà busta paga. Un circolo di cibo di origine dubbia comprato di corsa, solo per avere tempo di andare a comprare abiti di bassa qualità perché i precedenti si sono bucati, e con l’ansia di consumare troppa benzina nel tragitto tra un negozio e l’altro perché la carta di credito chiede pietà e…STOP. Stop perché sto girando il dito nella piaga, e sto tirando fuori dal mio personale dimenticatoio ricordi spiacevoli da cui, per fortuna, sono fuori da un po’. Oggi la mia terapia antistress post giornata brutta è una bella passeggiata lunga, magari nel verde, o nel quartiere a respirare i profumi di casa. Qualche volta incontro un conoscente per far due chiacchiere, ma spesso è bello star sola e pensare ai fatti miei. È tornare a casa e spazzolare il gatto, che dopo una seduta vigorosa mi fa le fusa riconoscente. È una doccia calda col sapone profumato e un massaggio con la mia crema corpo autoprodotta, è fare i biscotti o il pane o lo yogurt con mia figlia. È provare nuovi accostamenti coi miei 37 vestiti che stanno già nel guardaroba. È comprare una bella pianta aromatica per il giardino, chiacchierando con la signora simpatica del consorzio agrario, annusarla per tutta la strada e darci dentro con la paletta appena tornata a casa. È ascoltare musica. E sono tutte cose gratuite, che fanno sentire molto più rigenerati nel corpo e nello spirito rispetto a buttare soldi dalla finestra. Perché finalmente comprare diventa quello che deve essere: una scelta pensata, consapevole, di cose utili e in linea con le cose che davvero vogliamo nella nostra vita. E cominciamo ad apprezzare davvero gli oggetti che compriamo: la pianta aromatica. L’acido citrico per far l’ammorbidente. Il caffè macinato fresco. Il foulard vintage del mercatino dell’usato. La cannella per i biscotti. Ed è giusto amare ciò che compriamo, perché lo compriamo con soldi per i quali abbiamo barattato il tempo di cui è fatta la nostra vita. E il tempo alla fine è la cosa più preziosa che abbiamo...
  • Autoprodurre ciò che si può. Non è un caso che poco fa citatofuori alcune cose che mi piace comprare e che considero oggetti particolarmente degni di stima… per esempio l’acido citrico e gli olii essenziali che mi hanno regalato tante soddisfazioni, come quello del profumo fresco e durevole di menta sui miei panni stesi al sole. O il piacere di stendere la crema corpo fatta in casa con olio di mandorla e olio essenziale di lavanda. O struccarsi con un po’ di automassaggio con olio di girasole. O mangiare i miei biscotti alla cannella a colazione, intinti nel caffè della torrefazione. O il senso di freschezza del deodorante all’olio essenziale di eucalipto. O usare la mia borsa da palestra fatta di un vecchio jeans dismesso. O indossare una maglietta su cui ho cucito io stessa le decorazioni…Insomma voglio dire che fare da sé è un’altra cosa. Non sono solo i soldi ma potrei dirvi che se ne risparmiano davvero, davvero tanti. Non è solo la monnezza…anche se pensandoci, con poco olio in vetro, polvere contenuta in sacchetti di carta e due o tre boccettine ho evitato tanti flaconi di plastica, e tanti giri alla piattaforma ecologica, potrei dirvi di quel certo piacere di vedere i bidoni semivuoti, di poter portare fuori l'indifferenziata molto meno volte. Ma più di ogni cosa il'autoproduzione è la gioia di usare qualcosa di unico e artigianale, qualcosa che proprio per questo è prezioso. E penso che questo valga molto più del risparmio o del valore intrinseco dell’oggetto.

venerdì 7 giugno 2019

Svuota l’armadio


Questa primavera ho festeggiato i miei primi 3 anni di guardaroba capsula. Ho cominciato durante la gravidanza, 3 anni fa, per riuscire a essere presentabile in ufficio senza trovarmi a spendere un patrimonio per gestire una situazione tutto sommato transitoria…avevo già letto diversi articoli ispirati al Project 333 di Courtney Carver (vi consiglio la sua pagina fb Be more with less, altamente motivante per chi cerca una vita meno densa di cose e più di significato). La cosa mi aveva fatto dire “ma va’…impossibile!”…per poi diventare pian piano un “perché no?”

Mi sono messa alla prova e …non solo si può fare ma è molto, molto più divertente e creativo che non fare shopping continuamente! Far quadrare i conti per 3 mesi con un armadio di 33 pezzi (lo ammetto, io di solito ne uso 37…mi piace di più come numero) è stimolante, ti spinge a sfruttare tutto, ma proprio tutto quel che hai, anche con abbinamenti del tutto impensati.

 

Ma uno degli aspetti importanti per me è stato anche diventare più capace di leggermi dentro: capace di capire se quel pezzo che poi mi sono trovata a mettere di malavoglia non mi piace più, o semplicemente non è più adatto al mio stile di vita…o alla mia età (non ho mai avuto le cosce di Kate Moss, ma con l’ingresso negli anta e la gravidanza alle spalle quelle cosciotte sono più molli…e mi chiedono un po’ di pudicizia e gentilezza in più!)

 

Per questo ho imparato a badare a cosa, a fine stagione, non ho mai sfruttato. Se per tre mesi ho fatto a meno della gonna fru fru, forse è arrivato il momento di pensionarla, modificarla o…

Che si fa della gonna frufru che non metti più?

Opzione 1: se vecchiotta e malmessa, e ormai non più amata…la puoi tenere da parte e darla ai negozi che sempre più spesso organizzano campagne di raccolta degli abiti usati. Ad esempio OVS raccoglie ora gli abiti che non amate più, e per ogni sacco di abiti riceverete un buono sconto da 5 euro da usare su una spesa di almeno 40 euro. Se OVS non incontra i vostri gusti, sappiate che periodicamente Kiabi organizza una campagna di raccolta in collaborazione con la onlus Humana, e che anche Intimissimi indice campagne di raccolta per la biancheria intima (a proposito, devo rottamare i reggiseni!)

Opzione 2: se si è abili con ago e filo, si può provare a modificare. Questa è un’opzione valida soprattutto se vi piace il tessuto, la gonna è vissuta ma ancora ‘portabile’ e l’unica cosa che vi fa storcere il naso è la lunghezza, o il fatto che magari sia un po’ larga. Personalmente però valuto sempre quanto ‘il gioco valga la candela’, se la gonna vi piace ma non vi convince fino in fondo, se la modifica sarà costosa e richiede la manodopera di una sarta forse può valere la pena passare all’opzione 3…o 4!

Opzione 3: vendete il capo. Questa è un’ottima opzione soprattutto se: il capo è firmato e può avere una buona rivendibilità, è in buone/ottime condizioni e a voi proprio non piace (o non piace più). In questo caso, personalmente consiglio il mercatino dell’usato: portate i vostri capi e li dimenticate lì, salvo passare di lì a qualche tempo o attendere che vi contattino per comunicarvi la vendita. È bene però mettere in conto che si guadagna poco, sicuramente meno del previsto: chi frequenta i mercatini anche come acquirente sa che i capi lasciati in conto deposito per più di 60 giorni vedono ulteriormente decurtare il proprio prezzo. Quindi quell’abito che a voi è costato 200 euro, arriva a essere messo in vendita a 100, e a voi toccheranno solo 50 euro…ma dopo 60 giorni arriverete a 20 euro…e via dicendo. Se in vendita mettete un abito costato a voi 30 euro, capite che riuscite alla fine dei conti a portare a casa 3 euro è andata ancora bene. Ciò nonostante lo trovo apprezzabile rispetto a tenervi in casa degli abiti che non portate più e che vi rubano spazio, ossigeno e possibilità di riporre meglio gli abiti che davvero amate, portate e volete conservare. La vendita  in particolare è qualcosa che apprezzo molto rispetto ai vestiti di Pannolina. Per lo più gli abiti di Pannolina mi sono già arrivati di seconda o terza mano, ma in alcuni casi sono ancora così in buone condizioni che ci realizzassi pure un euro a capo, li riutilizzerei almeno di arricchire il suo guardaroba per gli anni a venire (col passare del tempo gli abiti delle amichette / cuginette vengono sfruttati più a lungo e arrivano da noi più difficilmente, perché non sono più in ottimo stato)…

Opzione 4: donate! Ai parenti, agli amici se sapete che possono apprezzare (soprattutto per i bimbi i vestiti smessi sono una mano santa per i portafogli, e da tenere in considerazione visto quanto velocemente i piccoli cambiano taglia dei propri vestitini). Ma anche alle associazioni benefiche. A voi torna spazio nell’armadio per far ‘star comodi’ i vestiti che decidete di tenere, e seriamente: quel pantalone che a voi non piace o non dona più può diventare un grande aiuto per qualcuno più in difficoltà. Chiaramente i vestiti devono essere comunque mettibili: ok un piccolo rammendo nascosto, ma voi lo indossereste un pantalone tutto rattoppato? Ed è giusto mettere una persona più povera nella condizione di dire ‘o questa minestra o salto dalla finestra’? siate pietosi, non metteteli in condizione e passate alle opzioni 5 o 6.

Opzione 5: riusate. Quella maglietta macchiata di vostro marito può diventare uno straccio. Il collant smagliato potete tagliuzzarlo e usarlo come spago per legare i pomodori o il sacco dell’immondizia. Se siete bravi con ago e filo, quel jeans sdrucito può diventare tante cose diverse: la sacca porta tappetino da pilates, o anche uno zainetto per il nido per Pannolina. Un cuscino patchwork. Una bustina portapenne. Insomma…se il tessuto è buono e l’abito è solo irrimediabilmente strappato in un altro punto, potete salvare qualcosa dalla discarica e risparmiare voi qualcosa che altrimenti dovreste comperare.

Opzione 6: riciclate. Le parti di tessuto rotte o rovinate possono essere riutilizzate: esistono centri che si occupano del recupero delle fibre tessili. Se avete visto il documentario ‘the true cost’ sapete che l’industria tessile è tra le più impattanti e inquinanti al mondo. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi di fronte a questa realtà. Ne va della nostra salute, e di quella dei nostri figli. Gli abiti, le scarpe non devono prendere mai semplicemente la via del bidone dell’indifferenziata, ma devono essere comunque conferiti negli appositi bidoni gialli.

…in merito all’opzione 6: non è tutto oro quel che luccica. I vostri abiti hanno vissuto a lungo con voi, li avete usati bene, li avete smaltiti correttamente. E nonostante tutto sappiate che potrebbero finire, vostro malgrado, ad alimentare un mercato dove finiranno per essere rivenduti a un prezzo spropositato in Africa, da parte delle associazioni mafiose. Come si esce da questo problema? …comprando meno. Semplicemente. A tutto vantaggio del vostro portafoglio, ma soprattutto a tutto vantaggio dell’inquinamento, dello spreco zero di risorse.

giovedì 30 novembre 2017

gente che fa il Black Friday, gente che fa la corona dell'Avvento decrescente


Avete mai visto la corona dell’Avvento?
È una bellissima tradizione, diffusa nei paesi nordici, che vuole abituare soprattutto i ragazzi / bambini all’attesa del Natale, festa della Luce, con la luce delle candele. Si usano 4 candele, una per domenica di avvento, più una che rappresenta il Natale.
Ogni candela ha un significato e corrisponde a una domenica di avvento, la prima è detta del profeta; la seconda di Betlemme; la terza dei pastori; la quarta degli angeli. Altri dicono che le candele rappresentano Speranza, Pace, Gioia e Amore. Si accende ogni domenica una nuova candela perché la luce vinca sulle tenebre: usare rami sempreverdi intrecciati a racchiudere le candele serve a indicare l’unità e la vittoria sulla morte.
Beh, da noi si usano anche i calendari di avvento pieni di dolci cioccolatini, però Pannolina è un po’ piccola per abbuffarsi di cioccolato: in compenso è sempre strafelice ogni volta che vede accendere una candelina di compleanno, per cui …accontentiamola!
Ho creato la nostra corona dell'Avvento a partire da materiali riciclati o trovati a costo zero o quasi, ossia:
- una base di tronco di legno (mio suocero ha potato il ciliegio...)
- un lungo pezzo di nastro avanzato da due o tre Natali fa
- fil di ferro ricoperto di rosso (recuperato dal pane in cassetta)
- un pezzo di ramo di pino (tra quelli che fanno ombra alla mia macchina Chupacabra al parcheggio della stazione)
- 4 candeline tea light al profumo vaniglia, recuperate al Millaliraro vicino al lavoro (leggi: quei negozi 'tutto 1 euro'): costo 1.20€
- tre decorazioni chiudi pacco, a forma di bacca sempre prese al Millaliraro: costo 1.80€
- pignette recuperate all'inizio dell'autunno al parco, raccolte da Pannolina
- colla a caldo.
Coi rami di pino ho assemblato una corona, che ho unito coi pezzetti di fil di ferro. L'ho legata alla base di legno col nastro bianco, facendo dei fiocchetti. Per mascherare il fil di ferro ho infilato dentro le finte bacche.
Sulla base ho poi incollato con la colla a caldo le 4 candele e le piccole pigne.
E voilà!
L'abbiamo realizzata in casa nel week end del black friday. Visto che Pannolina aveva febbre e mal di gola ci siamo tappati nella nostra Catapecchia, e abbiamo passato il tempo tra coccole e creatività.
Vederle spalancare gli occhioni (finalmente non più lucidi di febbre) la sera di domenica, quando ho acceso la prima candela della nostra corona...Non ha prezzo. E mi ha dato più di qualsiasi (pur fruttuosa) maratona da centro commerciale.
Chiaramente mi ha fatto riflettere parecchio su quanto spesso corriamo su e giù affannandoci per il Natale...quando Natale è qualcosa di realmente diverso da una festività commerciale.

lunedì 13 novembre 2017

Il costumino della recita di Natale

Questa è la storia di un orrido maglione da falegname, e di come realizzò il sogno di una bimba.
Pannolina è una bambina davvero solare, sempre sorridente e paciosa, con una spiccata indole agricola… (tutti i giorni si incarica di spargere il becchime alle due gallinelle del nido dei sogni). Anche per questo le maestre hanno stabilito di darle la parte della contadinella nella recita di Natale. Però hanno bocciato il vestitino a fiori che le avevo dato come costume della recita di Natale: “è da contadina ricca! Non hai qualcosa di marrone, da bracciante poverella?”
ORA: va bene accettare anche vestitini di seconda mano da amici e parenti, ma francamente quando mi danno una busta con abiti per Pannola, faccio una rigorosa cernita, quindi NO, non ho abiti da poveraccia per mia figlia!
Però…
Però ho un orribile maglione di MR T, una roba veramente brutta brutta che utilizzava in laboratorio perché “tiene caldo”. Quando si è bucato, ha avuto la faccia tosta di chiedermi di rammendarlo. La mia risposta è stata un bel pile della Decathlon, che va bene tutto ma devo continuare a guardarti senza aver male agli occhi.
Mr T però ha la psicosi antidecluttering, fosse per lui dovremmo tenere sempre tutto. Con buona pace di Marie Kondo, ho trasceso la regola di non buttare la roba altrui e quando non mi vede…butto eccome! Oppure, per venirgli incontro, cerco di riutilizzare. Ecco, il suddetto maglione era riutilizzato come imbottitura del pouff in salotto. Lo recupero dall'interno del suddetto pouff (pazienza, è rimasto un po' più sgonfio...)
Mando una foto dell’horror sweater alle maestre per avere l’ok sulla fantasia: è questa l’idea di povertà che vogliamo dare?
Sì!
Ecco quindi cos’ho fatto…
Dal margine basso del maglione (cogliendo quindi il bordo lavorato a costa per evitare di smagliare eccessivamente il tutto) ho tagliato un rettangolo lungo circa 60 cm e largo 18. L’ho tagliato dal bordo laterale, fronte retro, così è bastato fare una cucitura sul bordo rendendola un ‘tubo’. In alto, per far passare le braccine, ho lasciato due tagli laterali di circa 8 cm. Sopra ho orlato, davanti e dietro, facendo passare un pezzo di fettuccia rossa di 15 cm di lunghezza. E voilà, ecco lo scamiciatino: si fa passare dai piedi della piccola, e si annodano le due fettucce con un fiocchetto per farne delle spalline. Un paio di collant di lana rossa, e un lupetto rosso, completano la mise da contadinella povera.
Non ho foto del risultato finale, ma lo schema seguito, adattandolo lievemente, è quello dell’abito ricavato dalla federa di cuscino.

Le maestre sono rimaste così entusiaste che per un attimo ho temuto di dover fare la costumista ufficiale! l'unico problema è che Puzzolo si è impadronito dei rimasugli di maglione, che è diventato la sua nuova coperta della nanna - si vede che tiene caldo davvero. Ora chi glielo spiega che va buttato via? (no, davvero...è troppo brutto!)

sabato 21 ottobre 2017

Le pezze are back

Innanzitutto un applauso alla ministra Lorenzin.
No, perché obiettivamente è difficile,  difficilissimo far arrabbiare almeno 3 milioni di italiani ogni volta che si apre bocca: ma lei ce la fa ogni volta.
Striscia la notizia ha intervistato la nostra in merito alla campagna di Civati contro la tassazione degli assorbenti al 22%. La ministra ha giustamente dichiarato di appofappoggiare l'iniziativa,  Salvo poi sbrodolare con un : "mica si può tornare all'800 con le pezze di cotone".
I beg  your pardon?
CERTO, CERTISSIMO CHE SI PUÒ! E aggiungerei: si deve.
Come sapete per Pannolina uso pannolini lavabili. Ma durante il periodo del puerperio mi sono convinta e sono passata anche per me al lato lavabile del ciclo.
Diciamo che un'episiotomia fatta in modo agghiacciante e particolarmente dolorosa da rimarginare mi ha convinta a utilizzare 2 assorbenti lavabili che avevo comprato,  più per curiosità che per convinzione,  ad una fiera. La svolta!morbidi,  lisci, molto più assorbenti di un normale usa e getta. Che belloooo! Finalmente il posto più morbido dove mettere la patata.
Tanto è bastato e mi sono convinta a comprarne un bel po'  (si trovano anche su Amazon, come quelli che metto nella foto sotto per farvi vedere quanto sono bellini).
Sono comodi e pratici: me li hanno spediti con una piccola wetbag (ossia una micropochette impermeabile e con cerniere,  così resta  tutto chiuso lì e a sera si lava).
Come detto,  assorbono moltissimo di più  (i miei sono in bambù, neri).
Ho provato anche a farli da me, seguendo un tutorial su Youtube:se volete provare a farli se ne trovano diversi. Diciamo che i miei autoprodotti sono bruttini e li uso più a fine ciclo, non confidando nella loro assorbenza.
Vantaggi?  Tantissimi: intanto non dovrete più ricordarvi di comprarlo al super (e depennerete una bella voce di spesa). Poi sono così colorati e simpatici che vi renderanno più allegro un periodo che -per sua natura- allegro non è. Non inquinerete più  (se il pianeta terra vi sta a cuore)...e per me, che dopo la suddetta episiotomia qualche problemino ce l'ho ancora, è la soluzione davvero più confortevole. E voi? Proverete mai assorbenti lavabili o coppetta mestruale?

venerdì 14 luglio 2017

Un bruciaessenze tutto mio


Capita che talvolta si compri qualcosa…salvo poi scoprire che non si può utilizzare perché manca qualche strumento a casa!
Questo è stato il mio caso con le tartes di Yankee Candles: ti aspetti lo stoppino per bruciarle come candele, e invece no…e ora? Le butto?
In fondo un bruciaessenze può essere una buona idea: evitiamo di avere mille candele per casa a impolverarsi, e usiamo uno sparaprofumo sempre efficiente (e chi ha in casa una lettiera sa quanto ce n’è bisogno).
Certo che su Amazon se ne trovano di belli…ma che prezzi hanno? Un bruciaessenze in legno e ceramica vuole minimo 20 euro! Sennò ci sono quelli bruttini… ma sempre a 7 euri.
Nei negozi ‘tutto1euro’ se ne trovano, ma che orrori.
Ceramiche marroni come non se ne vedevano dagli anni ‘70.

E mi devo mettere in casa un cesso del genere, magari in salotto?
…
Sì.
Perché posso renderlo speciale.
Ecco che l’orrendo ceramicone marrone viene ridipinto con chalk paint bianco gesso.
Lego un nastro di rafia attorno, insieme a un cuoricino di cannucce di carta color nature (che sono avanzate dalle bomboniere di battesimo di Pannolina).
Lo decoro con un piccolo fermacampione decorato, trovato nel bellissimo negozio di fai da te ZODIO.
Ed eccolo, un bruciaessenze come nessun’altra ce l’ha. In stile shabby, che poi è la deriva di stile che pian piano sta assumendo tutta la mia catapecchia.
Che ne dite?


martedì 6 giugno 2017

Sono una donna con un mop, delle yankee candles e buone prospettive per il futuro

Un gran vantaggio della vita semplice è questo: quando incontri un articolo, sai valutare in modo abbastanza  preciso se valga la pena averlo e se convenga alle tue abitudini frugali. Così,  quando a casa di amici ho incontrato il mop di Kasanova, ho capito che averlo in squadra per le mie pulizie sarebbe stato molto comodo.

Si parla di una scopa con un panno in microfibra piatto, dotato sul bastone di uno spruzzino per acqua e detersivo. Mentre si passa la scopa, basta tirare la levetta dove si incontra la macchiolina (o la patacca vera e propria!) e il gioco è fatto: la patacca viene via e il pavimento è igienizzato. Aggiungete che nella confezione della scopa è compreso un attrezzo pulisci vetro da montare sul bastone, e l'affare assume proporzioni importanti: basta piegare il gobbone per le patacche sul pavimento  ( che ora Pannolina produce in quantità,  visto che il nuovo gioco è "lancia la pastina per terra"), e basta anche alle arrampicate su sedia per pulire i vetri! Ho il mop,  e il mondo è mio ( sì, lo so che pecco di teatralità ma vi assicuro che sostituire la scopa vecchia con questa è stata una vera svolta).
Da Kasanova poi scopro che hanno nientemeno che le Yankee candles, che volevo provare da un bel po'. Solitamente uso quelle di Muji, profumatissime e a lunga durata, ma avendo cambiato abitudini rispetto al passato mi riesce difficile andare in negozio...Compro le tartes Yankee  Candle, piccole pastiglie di cera che sembrano pasticcini.
Ci sono tantissime profumazioni! Per evitare di strafare in un acquisto non testato, acquisto menta forte, gelsomino e un mix di cannella. Peccato che mi sia accorta che il brucia essenza di casa si sia rotto...poco male, se ne trovano per pochi spiccioli ai negozi tutto 1 euro e chissà...potrei trovare qualcosa di carino!
Per finire questo "shopping selvaggio" ho acquistato questo appendiabiti, che voglio appendere nella nostra camera nella casa in Puglia  (dei suoceri...ma ormai quella è la nostra camera, visto che il Risolutore si è voluta prendere la freschissima taverna. Ma va già grassa così...)
Mi mette già più entusiasmo vederla, visto che tutto sommato scarseggia un po' alla prospettiva di una vacanza con suoceri e cognata 😐.
Il tutto mi è costato circa 20 euri.
Che ne dite? Io mi sento molto PIERA DI ME!

martedì 30 maggio 2017

Il nido dei sogni e l'arte di arrangiarsi


Io lo dico senza vergogna me ne sarei ben fregata di tornare al lavoro. Se non avessi avuto mutuo o spese condominiali, avrei tranquillamente preso una bella aspettativa di tre anni per crescere Pannolina da me, tornando poi con un rilassatissimo part time.
Ma giacché siamo poveracci, restava da sceglier un buon nido. Già, i suoceri sono anzianotti e non più in gran forma; mia mamma soffre di artrosi e ha dovuto mettere delle protesi, e forse dovrà metterne altre, mentre mio papà adora la Pannola…ma occuparsene tutto solo, con la moglie a ‘mezzo servizio’, poteva essere troppo pesante.
E così mi sono messa alla ricerca. L’AaD offre un nido aziendale, ma avrebbe significato rendere Pannolina una bambina pendolare su Tremerd…pagando comunque  390€. Tutto sommato, visto che in inverno prenderebbe raffreddori ogni 6 minuti, con conseguente baby sitter da pagare, non è la mossa migliore…
Vado ad informarmi per il nido comunale. In gioventù ho avuto la pessima idea di sposarmi, con un lavoratore autonomo, e oltretutto mettermi a lavorare anche io: non godrei di nessuno sgravio e niente da fare, pagherei la fascia più alta, 470€ + ticket pasto da 5€ al dì. E senza contare le lunghe liste d’attesa! (Nb le ottime politiche di welfare per famiglie in Italia. Te capì Lorenzin?)
Non restano che i nidi famiglia privati…e chiacchierando con un’amica di Nanny, scopro che ce n’è uno proprio vicino a casa nostra, splendido. “Ma affrettati che sono pochi posti!” Così, quando Pannolina aveva poco più di un mese e mezzo, ho telefonato e siamo andate a fare un sopralluogo.
Mi sembrava di sognare! Un piccolo orto col pollaio, curati entrambi dai bimbi (che annaffiano le piantine da dentro i loro girelli e tirano il becchime alle galline). Due piccole, coloratissime stanze per far giocare i cuccioli. Ogni giorno laboratori: ginnastica, musica, inglese, cucina, lettura animata…quasi quasi chiedo se posso iscrivermi anche io…ma chissà quanto costa!
In realtà 490€, + ticket da 3,5€ al giorno. Ma posso anche scegliere di portare io i pasti…
Ho bisogno di dirvelo che ho subito confermato l’iscrizione?! Meglio un paio di stivali, una borsa in meno ma sapere la piccola in un posto bello e sicuro.
E vederla felice ripaga da tutto! Ogni volta che la porto o la vado a prendere non piange mai…durante il giorno la maestra mi manda su Whatsapp foto di Pannola che gioca, mangia, fa la nanna coi suoi amichetti. La vedo felice con gli altri bimbi…e ha imparato già tante cose. Ora esulta con le braccine alzate se è contenta, dice un sacco di paroline, segue gli animali anche sconosciuti con gli occhi (i nostri gatti li molesta da tempo).
Insomma sono tranquilla e serena vedendola contenta.
purtroppo…un rovescio della medaglia c’è. Ossia i soldi che escono…
In attesa che siano stanziati i bonus nido, e nella speranza di ottenerlo, non resta che ingegnarsi, imparare a far da sé e ammortizzare le spese.

Viene in soccorso la fantasia, che aiuta anche quando c’è qualche imprevisto.
Di recente s’è rotta l’abat jour di Mr T. Una bellissima boule di vetro di Ikea, che faceva bella mostra di sé nella nostra casa da sposini. Manco a dirlo, la mia è andata rotta tempo fa…e ora pure questa ci ha lasciato.
Comprarne un’altra di vetro è da escludersi: tra Pannolina e gatti avrebbe vita breve, e possono pure farsi male se si rompe (menomale anzi che quando si è rotta non ha ferito nessuno col vetro).
Qui ci vuole uno stiloso fai da te.
Prendo un barattolo vuoto di orzoro, tolgo il fondo di cartoncino e ricopro il cilindro con carta da pacchi. La carta da pacchi, con un po’ di spirito artistico, la decoro con Tour Eiffel stilizzate fatte da me e coi timbrini comprati da Tiger (ci ho scritto sopra “ville lumiere”). La ricopro di poca vernice trasparente che ‘plastifica’ il risultato ed evita che la carta assorba tutta la polvere della terra, rendendo più difficile la pulizia.
Metto il tappo in plastica sul fondo, dopo averlo forato al centro abbastanza da far passare il cavo della vecchia lampada (che sono riuscita a salvare) in modo che non si muova.
Riavvito la lampadina.
Ora, con un ago da lana, non resta che bucherellare la sagoma della Tour Eiffel e il cielo attorno…Accendendo la lampadina ci si ritrova un piccolo lungo Senna sul comodino, a costo zero.
Che ne dite? Vi piace?