Visualizzazione post con etichetta Panciorella. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Panciorella. Mostra tutti i post

venerdì 19 luglio 2019

Quanto ho risparmiato con la borraccia


La borraccia è ormai un vezzo di moda: tutti ce l’hanno, è la dotazione base dello studente come del lavoratore fuori casa. Chi ce l’ha rosa, chi color acciaio… ma anche colorate e ne ho visto perfino una stampata con la Vespa, lo scooter vintage.

Personalmente ho adottato quotidianamente la borraccia da un anno, quando me l’hanno regalata ad una fiera.

La resistenza più grande è l’idea di riempirla quando si è fuori casa.

Alla fine lo vinto questo pregiudizio dicendomi che già a casa utilizzavo l’acqua del rubinetto per riempire caraffe e bottiglie, non aveva molto senso formalizzarsi e non bere l’acqua del rubinetto al lavoro: di fatto l’acquedotto è controllato con più frequenza delle fonti delle acque in bottiglia, se il sapore non è orrendo (come accade per acque molto pesanti o con sapore di cloro) vale la pena bere acqua del rubinetto anche fuori casa. Una volta assaggiata l’acqua da ufficio per capire che non faceva schifo, la mia borraccetta da 33 cl ha cominciato a seguirmi ovunque.

Il formato è strano rispetto al classico mezzo litro, ma a caval donato non si guarda in bocca, basta riempirla un po’ più spesso e in fondo è la scusa per fare una mini passeggiata in più fino al rubinetto. Ho ricevuto in regalo, successivamente, un’altra borraccia in alluminio da mezzo litro, ma spesso la lascio a Mr T che la adopera se lavora fuori dal laboratorio di falegnameria.

Fatta l’abitudine a riempirla di frequente il formato mignon è molto utile, specie se la si tiene in borsa durante le commissioni: è più facile che mai avere a portata un sorso d’acqua al bisogno. Poi con il fatto che ha un’imboccatura non facilissima da mettere tra le labbra quando sto alla scrivania sfrutto la mia tazza da thè e così senza accorgermi bevo un pochino di più.

Ma parliamo di vile denaro. Quanto fa risparmiare la borraccia?

Sull’agenda segno ogni giorno le spese effettuate, ormai da qualche anno. Così è stato facile recuperare le spese connesse all’acqua prima dell’avvento della borraccia.

Giornalmente spendevo fuori di casa almeno 0.35 euro (prezzo dell’acqua da mezzo litro al distributore) + 1 euro (prezzo medio dell’acqua da mezzo litro al bar, presa a pranzo). A volte anche lontano dall’ufficio dovevo fare rifornimento d’acqua prendendo una bottiglietta al bar, quindi aggiungiamo un altro euro, speso in media ogni 2 giorni. Si arriva a circa 1,85 al giorno: moltiplicato per 340 giorni all’anno (ho escluso le ferie) sono 629 euro. SEICENTOVENTINOVE. Immaginate anche di bere acqua in plastica a casa: per una famiglia di tre persone come la mia dovrebbe essere consumata una bottiglia da 2 litri intera al giorno, ossia circa 35 centesimi (prendendone una economica). Sui 365 giorni dell’anno, significa che avrete speso ulteriori 127,5 euro.

Insomma, bevendo la minerale in plastica ‘finiscono in acqua’ la bellezza di 760 euro all’anno. È uno SPROPOSITO.

Sono almeno un paio di weekend fuori porta in un anno, in cui potete accumulare ricordi felici. Sono investimenti energetici per migliorare casa vostra, per spendere meno nelle bollette. Sono soldi che potete destinare a mangiare cibo bio, che spesso viene tacciato di essere più costoso.

Passare all’acqua del rubinetto e alla borraccia è un cambio di abitudine così facile e vantaggioso che ve ne accorgerete già dai primi giorni: meno peso nella borsa della spesa (basta casse d’acqua pesanti), meno soste ai bar, meno bottigliette di plastica che si bucano e vi innaffiano i documenti in borsa. Meno plastica nel bidone, e quindi meno viaggi per portare l’immondizia fuori casa.

Cosa serve per questo cambio? L’investimento può essere anche minimo: una bottiglia di vetro per casa, di quelle che si trovano a un euro in tutti i negozi di casalinghi, e se non volete spendere soldi per una borraccia è possibile anche usare una bottiglia del succo di frutta in vetro, di quelle con il tappo a vite, recuperata da una colazione al bar. Personalmente la trovo una soluzione migliore rispetto a comprare una borraccia economica in plastica, perché comunque con il tempo e il calore tenderebbe a deformarsi e magari bucarsi, cosa praticamente impossibile con una bottiglietta di vetro.



Sicuramente è più pratica la borraccia in alluminio, per la quale si può anche aspettare una buona occasione: per esempio le nostre due borracce di alluminio sono omaggi di alcune fiere a cui ho partecipato per lavoro, ma può essere anche un’idea regalo per Natale o per il compleanno (se avete confidenza con la persona…meglio quello che il pigiama di flanella o la confezione di bagnoschiuma al cedro del Tirolo).
Non voglio fare la Greta Thunberg a ogni costo, piuttosto preferisco fare la casalinga di Voghera: se non vi fate convincere  dalla diminuzione della plastica in circolazione (validissimo argomento che però non preme a tutti) fatevi convincere da SETTECENTOSESSANTA EURO in più in portafoglio. È una settimana di ferie in montagna, la stessa a cui magari avete dovuto rinunciare l’anno scorso. E tutto questo con l’investimento di un paio di euro in bottiglie di vetro: pensateci.

sabato 20 agosto 2016

È che ho letto troppe volte Piccole Donne

Stavolta parliamo di cambiare look.
O meglio...parliamo di solidarietà.
O forse parliamo di fortuna e meno fortunati...
...beh sto facendo un casino. Andiamo con ordine!
Poco dopo il mio secondo aborto purtroppo è stato diagnosticato a mia sorella Nanny un tumore al cervello. Per fortuna benigno...ma è stato ugualmente una mazzata in un momento decisamente brutto di suo. Aver perso la piccola...e poi questo, sapere che una persona su cui ho sempre contato nei momenti belli e brutti doveva affrontare una radioterapia.
Come un miracolo nello stesso periodo ho scoperto di aspettare la mia Pannolina.
Mi sono sentia benedetta mentre attorno a me le persone soffrivano per cose enormi. Mentre cresceva la pancia e mi sentivo già mamma...si è fatto insistente il pensiero"vorrei dare qualcosa di mio. Qualcosa per le persone malate che si vedono toccate nella loro femminilità. "
Ho deciso così di donare la cosa che più mi faceva sentire bella e donna...i miei capelli.
Sono sempre stata l'unica cosa di me che non ho mai guardato con inimicizia...anzi ho sempre riservato cure di balsamo, shampo naturale, olio ed henne'...e mi è sembrato che regalarli a qualcuno che ne ha bisogno in un momento di sfortuna quando Dio mi aveva donato la mia grandissima fortuna fosse il minimo che potessi fare.
Così ho scoperto di svariate associazioni che raccolgono i capelli veri, rivendendoli per comprare parrucche per malati oncologici che non se le possono permettere. Tra le associazioni più famose, " Banca dei capelli" e " un angelo per capello" con sede in Italia.
Ho scelto quest'ultima ma dico la verità, leggendo i loro siti e i pareri dei donatori mi sono sembrate entrambe molto serie...quindi alla fine la scelta è stata dettata dalla simpatia del nome ( lo so...è demenziale U_U)
Tra le regole 1. Donare almeno 25 cm di capelli 2. I capelli devono essere monocolore (no shatush) e chiaramente puliti e asciutti 3. Si raccolgono a treccia o coda, si imbustano e...
....
Buon viaggio mio amato scalpo!
Mi è rimasto un codino tristo di 5 cm scarsi, un Mr T imbronciato  (è sempre stato un fan delle capellone e sta superandola solo ora) e la determinazione di far la dieta fegato e banane, che pare facciamo crescere di più o capelli.
Però mi è rimasta anche la sensazione che nel mio piccolo ho fatto qualcosa per gli altri (e non escludo di rifarlo in futuro, magari lasciandomi 10 cm invece che 5!)
Spero che chi legge, se intenzionato a un prossimo cambio look, possa prendere in considerazione il fare un gesto insolito ma solidale!
(E ora se avete consigli per una rapida ricrescita di accetta tutto😨)

martedì 16 agosto 2016

13 giorni d'amore

Tredici giorni fa è arrivata La nostra Pannolina.
Sono 13 giorni che io e Mr T sembriamo fatti di LSD...vediamo il mondo in rosa come le sue tutine.
Sul parto....avete presente quando vi dicono "poi si dimentica tutto "?
Ecco è una cazzata.  Oppure chi ve lo dice ha avuto un parto tranquillo.
Personalmente ci ho messo due giorni e mezzo...due giorni di doglie e 4 ore di travaglio vero e proprio. Chiaramente si sono accorti che la bimba stava arrivando troppo tardi per l'epidurale. Chiaramente c'erano 4 cesarei in corso e io - unico parto naturale che di più non si poteva- sono stata lasciata sola con mio marito tutto il travaglio. Ostetrica e ginecologo sono entrati in azione quando già si vedeva la testa. Chiaramente facendo l'episiotomia hanno sbagliato e ho avuto un'emoraggia degna di Quentin Tarantino.
Insomma ho realizzato tutti i miei incubi peggiori.
Ma proprio per questo quando l'ho vista uscire da me, oltre al sollievo, ho provato un'emozione incredibile. Era lì. Mia. Ma così bella e perfetta  che mi sono detta "un miracolo simile l'ho fatto io?"
Ancora adesso dopo 13 giorni mi sveglio a guardarla. A fissare quel nasino a patata e le ciglia trasparenti.
E resto sveglia almeno altri 10 minuti, a stringere la sua mano e a dire grazie per tutto questo amore.

lunedì 18 luglio 2016

Cazzatario di GIUGNO

...cavolo, siamo a luglio inoltrato ed è tantissimo che non scrivo! per cui vi rassereno subito: no, non ho ancora partorito...La Leopolda è bella agitata, ma per il momento non ci sono segnali. (ma non è mai detto - ma può succedere d'improvviso - ma non si sa mai...LO SO!)
Beh, intanto mettiamo un breve riassunto in foto del mese di giugno...

 
...andare a Malpensa a salutare la Nazionale dopo il rientro in Italia (in foto...Conte).
Perchè, comunque sia andata, tanto di cappello a chi - nonostante i pronostici pessimisti - ha fatto innegabilmente del proprio meglio.

 
...Entrare in maternità, e avere tanto tempo per dividersi il divano con due accaldatissimi mici. Puzzolo come si nota ha perso la dignità, ed è bellissimo farsi maratone di lettura (Harry Potter e i Doni della Morte!) stringendo i suoi gommini rosa, con i piedi all'aria per non far gonfiare le caviglie!

 
...l'amica che passa a trovarti dopo una marea di tempo, e porta il suo contributo alla cameretta della Leopy: il cuoricino e l'uccellino di feltro hand made, che rendono un po' più femminile l'armadio Mammut ereditato dal Nano Piccolo (nb: la valigia dell'ospedale pronta sopra l'armadio. Siamo pronti!)

 
...un pochino di shopping in tempo di saldi per la mia Leopy. Non vedo l'ora di poterglieli mettere! Certo che cambiano proprio i momenti...mai sognato che fare shopping di vestiti per un'altra donna potesse dare così tante soddisfazioni <3

...visita all'ospedale a chiusura del corso preparto. L'emozione e la paura, mia e di Mr T, che tenendoci per mano e guardandoci attorno spauriti come due adolescenti all'esame di maturità, abbiamo guardato tutto col batticuore.
Sì, a volte non ci sentiamo molto pronti. Abbiamo voglia di vederla, e al tempo stesso non vogliamo perdere il pancione tondo. Abbiamo paura di sbagliare, e allo stesso momento vogliamo metterci alla prova...insomma...ce la stiamo facendo sotto.
Io mi chiedo come facciano quelli che sembrano serenissimi, che hanno cameretta e fasciatoio pronti e forniti al settimo mese, che dormono la notte (dormireeee?!...saranno due mesi che non dormo più di sei ore per notte. E siete pregati di non commentare cose tipo "dormi adesso che poi non dormi più": visto che a tenermi sveglia è l'ansia, non è che aiuti molto sentire frasi così)
Comunque sia...aver condiviso questi momenti con Mr T è fantastico, perchè non conosco nessuno come lui capace di scherzarci su e sdrammatizzare.
Non so se saremo i migliori genitori del mondo, ma so che non avrei mai potuto trovare una persona così pazzamente innamorata di me, ed io di lui, da attraversare tutte le tempeste che ci sono capitate e avere ancora voglia di ridere e scherzare!


mercoledì 8 giugno 2016

Il Cazzatario del mese di MAGGIO!

 
incontri ravvicinati del terzo tipo al parco

 ritrovare un ex mezzo di trasporto militare della Grande Guerra, che fino al 1979 ha fatto anche da camion dei pompieri....da guerra a Pace!
 Vere il pancione crescere...e ritrovarsi l'ombelico come Eros di Pollon!
 una foresta di Tolkien a dieci minuti da casa...
 L'ultima cena 'cotta' al giapponese, tete a tete con Mr T. Chissà quando riusciremo a farci il prossimo sushi mano nella mano?...
 Improvvisare un pic nic in casa, per inaugurare il nuovo tavolo da giardino anche se fuori piove. Un bistrot parigino che spunta nel salotto di casa.
 
Il musino incantato di Puzzolo che annusa la nuova calzina rosa comprata per la Panciorella...

 
Attimi di creatività con il pirografo che mi ha regalato Mr T...e che nessuno si lamenti che facciamo crescere le spese condominiali, è tutto gratis!


I piedini della piccola avuta dalla mia vicina, appoggiati alla mia Panciorella...la prima foto di cronaca di un'amicizia annunciata
Lanciarmi nella produzione della cheesecake fresca allo yogurt. Mi è scappata un po' la mano con la panna, ma che soddisfazione :P

martedì 24 maggio 2016

Lavabile o gettabile? Questo è il dilemma

Una delle voci che più incidono nel bilancio familiare, all’arrivo di un bimbo a casa, pare siano loro... Solo loro, inevitabilmente loro: i pannolini.
Chè già sono angustiata all’idea di dover cambiare tanta ca**a, tutta in una volta.
Un carico di cac*a che cadrà tutto sulle mie spalle, a giudicare di come va a casa nostra la pulizia della lettiera dei mici. Il pensiero che oltre alla profumazione mi investirà la rovina economica, rappresentata da pannolini che finiranno inevitabilmente in pattumiera… mi prende davvero male!
Sarà che la cac*a non è mai stimabile: e se un giorno la piccola fa fuori 8 pannolini? Il giorno dopo 5? …io non mi sento di augurare la stipsi alla povera Leopolda solo per non andare in rovina! Ma è vero anche che sono il tipo che fa il mutuo a tasso fisso “perché così so di che morte devo morire…”
Il pannolino lavabile è il tasso fisso del mondo del pannolino.
Laddove i pannolini da discount vanno via come il pane e gli usa e getta firmati crescono di prezzo, tu metti al pargolo con un bel lavabile…e hai delle certezze. Tipo un grosso secchio pieno di pannoli contaminati e bicarbonato + olio 31, dover fare spesso il carico della lavatrice e il fatto che non dovrai comprarne altri, oltre quella trentina.
Ma come orientarsi, in un universo sconosciuto alla maggior parte dei miei parenti? Perché diciamolo, il lavabile sta tornando di moda ora, con la crisi economica…mentre prima  pochissimi li usavano. Prima del 2008 non si faceva davvero fatica ad arrivare a fine mese…e i miei nipotini ad esempio si sono spannolinati prima.
I precursori del pannolino lavabile, stando a internet, sono i soliti decresciuti con il pantalone dei peruviani e la borsa di lana cotta. Fortuna che qualcuno lo conosco…
Il collega Freak è il mio Virgilio del mondo del pannolino lavabile, che generoso mi consiglia tutorial su Youtube (consiglio quelli di "Diario di una mamma") e mi impartisce lezioni dalla sua esperienza vissuta:
1) "…ti dicono che ne servono 30, in realtà io ne uso 10, 15 se il bambino ha la dissenteria. Oltre no, perché li lavi e li asciughi"
2) "Basta che l’imbottitura sia di pile…se di bambù è più delicata sulla pelle, ma poi ti tocca averli in giro una settimana ad asciugare e sei finita"
3) "... scegli il modello pocket, con una specie di tasca per l’imbottitura, e i bottoncini: lo regoli coi bottoncini sulla panza del bambino, all’inizio più stretto e via via più largo. Il fatto che puoi imbottirli a tuo piacimento aiuta di notte, se vuoi foderare il pargoletto un po’ di più contro pericolose fughe"
4)..." Ottima l’idea di mettere delle veline all’inizio: evitano che il malloppo, un po’ liquidino, scappi via facendo danni, e le puoi buttare nel water col frutto del peccato"
5) ...."Ci sono tante splendide aziende bio che ti spediscono in Italia, tipo…" (no, qui mi sono persa....)
Perchè lo confesso: ho preso appunti, però - dopo aver fatto qualche giretto online - ho deciso di fare un po’ anche di testa mia.
15 pannolini mi parevano un po’ pochini per esempio: così ne ho presi circa 20. Ho fatto conto che ciò che più si sporca e mette tempo ad asciugare sia la 'mutanda', quindi mi è sembrato giusto averne qualcuna in più per emergenza. L'imbottitura pare sia possibile anche farla da sè, con un po' di microfibra, ago e filo...e a me il cucito non spaventa!
La faccenda dell’azienda bio…per carità, non ho certo qualcosa contro: ma alla luce del fatto che A) la questione della fibra naturale mi è stata sconsigliata per la poca praticità nell'asciugatura e B) costano il triplo rispetto ad altri rivenditori…mi sono rivolta a Santo Amazon, e ho fatto svariate ricerche. E ben sapete che è prassi, dopo un po’ di ricerche mirate, vederti arrivare da Amazon sulla mail un’offerta che non puoi rifiutare…
(...l'altro volto di Amazon...)
 E infatti non rifiuto!
Ho già ricevuto il primo kit con imbottitura doppia (6 pannolini) e il kit di 8 pannolini senza imbottitura (costavano poco senza imbottitura, circa 2 euri ). Ho scelto dei colori neutri, sai mai che ci scappi – un giorno lontano lontano – un secondo bimbo, magari maschio? E se non arrivasse mai…beh, almeno sono più facili da piazzare nuovamente a parenti o amici in attesa di un bebè.
Devo dire che soprattutto i 6 pannolini  con imbottitura doppia mi hanno esaltato tantissimo! Sono morbidissimi e lisci all’interno, con dei bottoncini a pressione molto facili da agganciare. Sono coloratissimi!
(arrivano in busta, così! si vede la serie infinita di bottoncini regolabili?)
Verde acqua, arancio, giallo…anche mia suocera ha perso la testa quando li ha visti. Meglio, visto che qualche pannolino lo cambierà pure lei...
Anche l’imbottitura dà un senso ‘sostanzioso’ di sicurezza, a prima vista…vedremo.
I pannoli senza imbottitura sono tutti azzurri (delusione! Su Amazon c’erano altre fantasie molto più carine…ma non ho potuto selezionare e mi hanno mandato quello che avevano). Beh, azzurrino va bene anche per le bimbe, con una magliettina rosa poi fa proprio chic. Però come parvenza li vedo meno morbidi e rifiniti. Vedremo ... Comunque le recensioni su Amazon ne parlavano bene, incrocio le dita.
Mi sono già armata con 500 veline raccogli pupù e una sacchettina ‘ignifuga’ (ossia impermeabile e con cerniera) per trasportare i pannolini sporchi se siamo a spasso. Spero siano moooolto funzionali.
Per il tutto ho speso meno di 140 euro. Se fate conto che dei miei amici hanno speso questa cifra solo per i pannolini nei primi due mesi di vita del loro pargolo, mi sento ottimista.
Spero solo che al momento dell’uso si rivelino un buon affare…l’orso su cui ho fatto pratica di 'cambio pannolini' la cacca non la fa, per ora tocca fidarsi :/
(ho provato inizialmente col Miciosauro, ma chissà perchè non voleva prestarsi a prove...)

martedì 17 maggio 2016

Project 333...come ti porto lo stesso maglione per una settimana (... lavandolo!)

Quando tra i commenti del mio post sul progetto 333 ho trovato l'invito di Erika a postare foto di abbinamenti "Anti noia" , mi sono fatta delle domande...Come fare a portare lo stesso capo 'senza noia' , ma anzi con quel brio che ti fa pensare...quasi quasi lo metto ancora?
Io ci ho provato con uno dei miei capi preferiti.  Un maglioncino nero ereditato da mia sorella Nanny, che ha il pregio di far dire agli altri " ma sei dimagrita? ", pure ora che ho il pancione di sette mesi. Regola numero 1 insegnata dalla vita a una donna con il gusto barbaro (come mi definiva l'Augusta Genitrice fino a qualche anno fa): mettere sempre quelle cose che fanno dire agli altri "sei dimagrita- sei stata al mare- bel colore -sei stata dal parrucchiere "...quando magari siete stati svegli fino all'una con il mal di pancia . Sono gli stessi capi che lasciano vostra zia senza critiche sul vostro aspetto quando la vedete per caso al mercato ).
Ecco, il suddetto maglioncino nero per me è croce e delizia, in quanto lo devo ripulire dai peli ogni volta che lo tolgo dall'armadio...solo chi ha un gatto può capire!  Però, nel giocarci a fare " gira la moda" mi sono divertita tantissimo!...quindi val la pena di continuare a comprare spazzole adesive...
Ecco i miei abbinamenti salva euro, con un'indicazione di prezzi, di accessori e di occasioni d'uso.
Abbinamento uno: Pippi Calzelunghe
(n.b. la faccia vogliosa di Miciosauro che vuol salire sul maglione e impelarlo). Il maglioncino nero si accompagna alla gonna del tailleurino di Kiabi (pagata euri 2,50 in saldo), calze viola regalo di addio di una collega della cooperativa con cui lavoravo anni fa, e collana 'riciclata' da una collega in vena di repulisti del portagioie. Da accompagnare con stivaletti neri (10 euri in saldo) e tracollina kipling color prugna (regalo di Mr T). La morte sua, per un aperitivo (analcolico! lo so che non posso bere :-P)
Abbinamento 2: la Casa nella Prateria
 Ci vuol solo quel vestitino con la stampa un po' retrò, scovato al mercato 10 anni fa e pagato 10 euri, e il fidato maglioncino nero. Un paio di collant con gli stivaletti neri, una borsa di pelle nera (la mia arriva dal mercatino in Salento, e l'ho pagata 6 euri...ma che figurone, ogni volta), magari un giubbetto jeans. Aggiungete una collanina argento, o degli orecchini...giusto per smorzare tutto questo nero. Siete pronte per passare in biblioteca dopo il lavoro, a fare incetta di libri.

Abbinamento 3: "O l'aumento o la vita!"
Sì, sì, sì, l'abbiamo capito che il capo l'aumento non me lo darà manco se piango...specie ora che sfoggio il pancione, e devo ringraziare se mi mantengono un posto di lavoro nello scantinato (a sentir loro). Ma quantomeno la soddisfazione di presentarsi con un certo stile alle riunioni coi big boss, me la volete lasciare?
E allora, il sempiterno maglioncino nero s'accompagna al pantalone a sigaretta Kiabi (7 euri ai saldi...chiaramente premaman), alla cintura del mercatino (3 euri credo), alla collana (questa, se non sbaglio, pagata ben 15 euri a Madrid, durante il mitico viaggio delle sorelle proletarie nel 2012: ne abbiamo prese tre uguali, ciascuna del colore del cuore), e giusto per dar quel tocco di professionalità la giacchetta rossa indossata nel 2008 al matrimonio di un'amica. No, non ricordo proprio cosa l'ho pagata....eddai, a momenti c'erano ancora le lire, non vale più. Comunque, ci vogliono delle ballerine nere (30 euri, ancora come nuove, prese 8 anni fa a Scarpe & Scarpe) e la borsa nera di pelle. Tanto per gradire, ci starebbe bene anche una borsa rossa...che però non ho (sospirone di desiderio da ex shopaholic)
Abbinamento 4: Sono una donna, non sono una santa
Questa non è una gonna, bensì un vestitino comprato nel 2007 e pagato circa 10 euri, quando ancora lavoravo vicino al mercato di piazza Benedetto Marcello e i vestiti te li regalavano...che bei tempi, che commozione! La camicetta bianca l'ho pagata 25 euri, nel 2006. Ero povera ma incosciente. Comuque l'ho ammortizzata, dacchè sono dieci anni che la uso. E il maglioncino nero che, al solito, corona il tutto. Se volete esagerare col bon ton...una collana lunga di perline nere (3 euri da H&M, anno 2005), ballerine nere e borsa rosa (Avon, 15 euri). Giusto per staccare un po' dal black &white. E siete pronte per andare a cena da amici.
Abbinamento  5: Nu Jeanz e na majetta
 Al casual friday tiro fuori la scugnizza che è in me, e canticchiando Nino D'angelo infilo gonna jeanz (premaman, passatami da mia sorella Osama) con maglietta bianca di Cenerentola (un regalo della mia amica Cherry Merry Muffin). Il maglioncino nero mi salva in corner dalla sciatteria. A ravvivare la mise casual, i braccialetti argentati regalo di compleanno dell'amica Paola, gli stivaletti neri e la borsa nera in pelle di cui sopra. Considerato che sono tutti regali o quasi, sono vestita con un totale di circa 18 euri ( 10 gli stivaletti, 6 la borsa menzionata prima, 3 circa l'intimo). Faccio pena come Nino D'Angelo, e canto un po' più forte con aria pietista. Mentre vado a fare la passeggiata del venerdì con relativo giro shopping (Veeeery low cost)
Abbinamento 6: Denim, per la donna che non deve chiedere mai
Quel bel jeans premaman, pagato da Kiabi ben 20 euri, lo vogliamo sfruttare fino all'impossibile! Ci mancherebbe altro...E allora il maglioncino nero copre la camicia Jeanz ereditata dalla cugina super modaiola, si addolcisce (che siamo donne e non metalmeccanici) con un paio di orecchini e foularino rosa, omaggio di Camaieu (ho la tessera fedeltà che mi frutta un regalo di compleanno a fronte di ...nessun acquisto- che poi in realtà faccio, le mutande le compro anch'io nuove, per dire). Con scarpe da tennis di tela comprate da Deichmann (12 euri) e borsa rosa sono pronta per la gita fuori porta della domenica, comoda e tanto caruccia.
Certo, il maglioncino nero potrebbe essere sfoggiato almeno in altri 3 modi...ma per quelli aspettiamo il prossimo autunno, nella speranza che pantaloni e gonne "pre gravidanza" mi entrino ancora : /
Nel frattempo...Questo passa il convento, che ne dite?

sabato 7 maggio 2016

Project 333...la sfida

Non è stata Marie Kondo da sola...e forse nemmeno è tutta colpa di Flylady. Chi mi ha convinto a imbarcarmi nel "Project 333"è soprattutto stata la gravidanza, con il "grato" proposito di rifare il guardaroba completamente per far spazio alle nuove forme più ingombranti.
Ma andiamo con ordine : cos'è il progetto 333? È il progetto lanciato negli U.S.A. da Cortney Carver, profetessa del minimalismo, che lancia una sfida : vestirsi con soli 33 capi di abbigliamento per 3 mesi. E basta.
Incredibile ma vero, il mondo è pieno di gente che ha raccolto con entusiasmo la sfida! Che ...siate sincere...detta così sembra quasi impossibile, vero? Solo 33 capi? E la tuta? E i vestiti da casa? E il pigiama, la fede nuziale, le mutande, tutta quella roba lì?  Non vi preoccupate...quelli vengono condonati dalla  Courtney.
E poi...esistono anche versioni più Light della faccenda!
(La cosa dei pantaloni e gonne colorate per me è stata
l'illuminazione sulla via di Damasco! Ho sempre pensato il  contrario...)
Già qualche tempo fa avevo sentito parlare del Project 333, ma sentendo la cosa come impossibile per me l'avevo dimenticata. Ma la gravidanza, e soprattutto l'impossibilità di affrontare con la mastercard in mano tutti i cambiamenti di girovita, mi hanno portato a sperimentare forzatamente cosa voglia dire affrontarela vita di tutti i giorni un guardaroba minimal. 
Ho comprato appositamente un jeans premaman, dei pantaloni neri e un paio di leggins blu. Basta.
Nel corso del tempo ho adattato allo 'stile gravidanza' i miei vestiti più morbidi (Deogratias non ho mai avuto la mania del vestito superstrecht, e la panciorella è cresciuta in modo 'gentile', non troppo invadente o prominente). Via libera ai vestiti morbidi, alle maglie fluide, alle gonne svasate con vita bassa, che si può assestare sotto la panciotta, o sopra se la lunghezza non assume proporzioni fuori luogo.
Insomma, a conti fatti arrivo a contare circa una trentina di capi o poco più: e incredibile ma vero, riesco a vestirmi! non solo, nessuno mi ha ancora guardata storcendo il naso perchè indosso sempre le stesse 4 cose...
Cerco di 'camuffare' con accessori diversi, un foulard acceso piuttosto che una pashmina color pastello, e di osare accostamenti anche un po' strani, che magari non avrei fatto ad avere più roba: e pare che nessuno si acorga che i vestiti sono sempre quelli...
Inoltre l'effetto benefico è anche quello di risparmiare un sacco di tempo (davvero un sacco!) nel decidere come vestirmi. Basta stabilire se gonna o pantaloni...e il gioco è fatto, trattandosi di 6 vestiti e gonne e 3 pantaloni, l'indecisione è presto risolta.
Insomma, credo proprio che questo esperimento lo porterò avanti anche dopo il pancione (sigh!...mi ci sono affezionata di già al mio piccolo airbag!)...anzi, potrei fare come quelle che mettono le foto dei propri magri guardaroba!