Credo nel non sprecare,nel riutilizzare, nel creare. Credo nel potere dei baci bavosi di mia figlia,delle fusa dei miei gatti e dell'umorismo di mio marito. Credo nell'importanza del darsi da fare, nell'organizzazione, nel semplificare, nel circondarsi di cose amate. E che molti problemi si risolvono con un tè e un pezzo di cioccolato.
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giovedì 22 ottobre 2020
Thè, Caffè...o riciclone?
Se c'è qualcosa da non buttare mai e poi mai...sono proprio le bustine di thé o
i fondi del caffé! Il periodo autunnale è ormai cominciato, arriva il
freddo e quella voglia di scaldarsi con tisane e caffè. Da quando sono a casa in
smartworking il consumo di thè, tisane e caffè è cresciuto esponenzialmente: si
sa che non ho un distributore automatico in casa come...credo tutti?! Quindi,
siccome mi piangeva il cuore continuare a buttare caffè e bustine, ecco alcuni
impieghi classici per gli scarti delle vostre pause, per andare avanti senza
rimpianti. CAFFE': per la cosmesi- conservate i fondi del caffè per uno scrub corpo. Si può amalgamare
con un poco di olio di girasole, che è molto economico e rende la pelle
elastica. Se avete la pazienza di aspettare un poco prima di sciacquare, fa
anche un ottimo effetto contro la cellulite: è vero che manca molto alla
prossima prova costume ma prevenire è meglio che curare. Oppure potete
cominciare a preparare il mio olio anticellulite:
qui
trovate la ricetta. Più tempo il caffè macera nell'olio, più sarà forte
l'effetto! Potete anche riusare i fondi del caffè, fatti bollire nella moka una
seconda volta, per un risciacquo ai capelli. Se li avete scuri,aggiungete il
caffè di una moka da tre persone fatta con i fondi e un cucchiaio di aceto di
mele e sciacquate i capelli lavati. Saranno morbidi, lucidissimi e più scuri, al
punto da poter evitare il balsamo e da prolungare i tempi tra un hennè e l'altro
(se anche voi usate dei mix naturali per tingere i capelli). Ovviamente non
funzionerà se sono 3 mesi che non fate l'hennè o se avete una testina d'argento!
:D CAFFE': per il giardino. Questo è il mio riuso
preferito! basta mettere i fondi di caffè in un barattolo, diluirli in una
generosa quantità d'acqua e annaffiare le vostre piante, in particolar modo
quelle fiorite. Il terriccio sarà arricchito dal caffè e le piante vi
ripagheranno diventando splendide e rigogliose. E' umolto molto pigro...ma dà
grandissime soddisfazioni. Io adoro il mio piccolo cortile, e da quando gli
offro un caffè almeno settimanale mi ripaga con amore.
THE' e TISANE: questo è un trucco da gattare. Amo i miei
gatti ma da noi la raccolta differenziata avviene con modalità che ti pigliano a
schiaffi, fatto salvo la conversione alle modalità meno inquinanti possibili:la
classica lettiera agglomerante viene smaltita come indifferenziata e prevede un
costo extra. Per fortuna Mr T è falegname e mi porta a casa la segatura, che
invece va conferita nell'umido. Ma c'è un problemino...puzza! come rimediare?
Ottimo uno strato di bicarbonato nella lettiera...ma anche mixare le foglioline
di the o della tisana dopo che avrete fatto nuovamente essiccare le bustine
usate. Ed è sicuramente un modo per non buttare. ( sì, i seguaci dello zerowaste
mi diranno che è meglio ancora non usare bustine ma thè sfuso...tutto vero, ma
questo è un blog sulla frugalità, e nessuno si risenta ma se devo andare
dall'altro capo del mondo a prendere le foglioline sfuse, magari con l'auto e
spendendo soldi in benzina...beh non sono stata frugale e ho inquinato forse di
più che con delle bustine avvolte in carta).
sabato 11 aprile 2020
l'ufficio Smart working ai tempi del Coronavirus
Ho la fortuna di lavorare,
in questi tempi di isolamento, in smart working.
Penso che questa sia un'assoluta benedizione e
ne sono davvero grata: accanto a me c'è mio marito, falegname in proprio, che
non può portare avanti la propria attività se non per quanto riguarda fatture e
progetti commerciali. E non parliamo dei tanti amici che non lavorano proprio,
o che dopo aver consumato tutte le ferie si apprestano ad entrare in cassa
integrazione.
Sono benedetta anche dalla vicinanza dei miei
genitori, che sono anche i miei dirimpettai...riesco a gestire la mia piccola
mandandola ogni tanto a casa dei nonni, così da offrire un diversivo a lei
(ormai in completo isolamento dai coetanei da mesi), dare uno sprone ai nonni
per non perdersi d'animo e a me...un po' di respiro nel lavoro 😊
Ma quali trucchi stanno funzionando meglio per
me?
Ve li racconto, sperando di aiutarci tutti a
vicenda.
- FONDAMENTALE! non cambiare troppo le abitudini
della vita normale: alzarmi moderatamente presto, lavarmi, vestirmi e sì,
anche truccarmi!, fare colazione con la famiglia e solo dopo cominciare a
lavorare. Altrimenti la percezione, nel lavorare in tuta e scarmigliata, è
quella di essere a casa in malattia o magari…in ferie particolarmente
pigre 😉. In realtà sto lavorando, e c’è una normalità
anche in queste strane giornate.
- Crearsi un angolo ufficio in casa: comodo e
piacevole. Io lavoro nell’angolo della mia cucina davanti alla finestra.
Sono relativamente lontana dal piano di lavoro e dai fornelli e ho una
bella vista del mio cortiletto: vedo i miei fiori, il sole nelle belle
giornate e fino a qualche giorno fa era molto piacevole guardare i fiori
del mio susino nano dare ospitalità alle api. Ma la cosa più importante è
che a sera questo angolo…torna ad essere, senza altri indizi della sua
vita segreta del giorno, il tavolo della mia cucina. Ritiro nella borsa
del pc tutto quanto: cavi, auricolari, computer, quaderni…chiudo la zip e
ripongo la borsa nel mobile di ingresso, fuori vista. Il motivo è molto
semplice. Voglio “staccare” anche coi sensi dal lavoro. Non vedere
fisicamente il pc significa non pensare all’email di risposta del mio
collega, non pensare al report da compilare…a quella ricerca da fare…
- Darsi dei tempi. Non parlo solo di essere regolari nell'orario di lavoro, dalle 8.30 alle 17...quello, secondo me, è semplicemente onestà nei confronti del proprio datore di lavoro. Parlo anche di essere capaci di dire "no" a quella telefonata un po' importuna perchè arriva alle 16,59...piuttosto che alle 12,58.
- sapersi organizzare per missioni. Ogni mattina riprendere come prima cosa gli appunti del giorno prima e vedere quali siano i punti da concludere e sulla base di questi organizzare la propria giornata. Comprese le pause: in questo caso oltre a bere il caffè si può stendere il bucato, vedere i compiti dei bimbi, piuttosto che farci una sana chiacchiera con il marito o una telefonata a parenti e amici. A fine giornata fare la spunta di quel che si è riuscite a fare, e riportare i punti in sospeso per il giorno successivo.
- Telefonate ai colleghi! fate una pausa caffè 'virtuale', allineatevi sui progetti, condividete i dubbi...questa situazione è un po' alienante, ma bisogna considerare il momento per quello che è, dando anche possibilità a noi stessi di approfondire i rapporti e la condivisione per una migliore riuscita dei nostri progetti.
Spero che questa situazione stia insegnando a molti datori che lo smart working è conveniente anche per loro. Ahimè, ci stiamo pagando da soli la luce, il gas, i pasti (moltissimi datori non corrispondono i buoni pasto durante lo smartworking, e questa è una effettiva perdita di soldi...) Ma di fatto stiamo guadagnando in termini di gestione del tempo e familiare.
E voi? siete in sartworking? quali trucchi state adottando?
venerdì 2 agosto 2019
Detergente multiuso all’aceto limonato
Dreaaams, of my realityyyy…
…se anche a voi quando sentite il termine ‘limonato’ parte in automatico la colonna sonora del “Tempo delle mele” e dei bei tempi in cui andavate con il primo amore alla sala cinematografica parrocchiale per tenervi per mano e baciarsi nelle scene buie (che tutto ok durante la proiezione di “The Bodyguard”, ma quando c’è “Nightmare 7” mica tanto)…
...Allora fatevi un bell’amarcord con questo meraviglioso spray multiuso all’aceto limonato!
Occorrente:
- Un vasetto di vetro da 400 grammi circa
- Aceto di vino bianco o di mele, circa 400 ml
- Fette di limone già spremuto
- Contenitore a spruzzino (io uso quelli di vecchi detersivi spray, ancora ottimi)
- Oli essenziali di limone, tea tre e menta (facoltativi)
Preparazione:
Riempite con l’aceto il vostro vasetto di vetro, lasciando un paio di dita dall’orlo. Mettete dentro l’aceto le fette di limone già spremuto. Chiudete bene il tappo e shakerate. Lasciate riposare almeno 4 giorni, scuotendo il barattolo di tanto in tanto; può macerare più di 4 giorni, anche una decina di giorni senza problemi. Quindi travasate il tutto nello spruzzino (il classico da 750 ml, riutilizzato dopo che si è svuotato) riempiendo il resto con acqua. Il vostro detergente è già pronto e profumato, ma se volete aggiungere delle proprietà antimuffa e antifungine aggiungete 5 gocce di olio essenziale di tea tree. Per il massimo della freschezza, aggiungete anche 5 gocce di olio essenziale di limone, di menta o anche un mix dei due. A me piace moltissimo aggiungere al mio spray all’aceto limonato l’olio essenziale di menta, che non è antibatterico quanto quello al limone, ma rende il fare le pulizie un momento quasi rilassante.
Questo spray è ottimo per: superfici in metallo come lavelli in acciaio, piastre da cucina, forni; sanitari (spolverate con bicarbonato il vostro water e spruzzate sopra questo detergente, farà un lieve effetto frizzantino che porterà a rilievo sporco e calcare); specchi; pavimenti in piastrelle. Lo utilizzo con parsimonia sui mobili per paura che gli acidi intacchino le superfici, di solito inumidisco un poco il panno per spolverare che così igienizza bene le superfici, ma non rovina.
Ha un potere ottimo anche sulle macchie di pennarello: Pannolina, quasi 3 anni, spesso fa esperimenti artistici anche sul nostro mobile del soggiorno, un mobile in noce ereditato da mia sorella, e questo detersivo spruzzato in modo diretto e lasciato agire non più di mezzo minuto pulisce molto bene. Poi asciugo molto bene, sempre per il timore l’effetto acido della soluzione possa creare qualche alone.
Sulle fette di limone: per carità, non state a tagliarle apposta, vanno benissimo quelle che avete già usato per condire il pesce o l’insalata, per fare il tè, per marinare la carne…ci manca solo che vi istighi a sprecare qualcosa di così meraviglioso come il limone. La fetta già spremuta ha un’ottima efficacia, e vi dirò di più: dopo averla estratta dal barattolo in vetro, la uso per pulire il tagliere, poi la sciacquo e la inserisco in lavastoviglie a deodorare, e quando è ben lessata finisce nel bidone (dove deodora comunque). Meraviglioso limone antispreco…e meraviglioso spruzzino che – con un po’ di accortezza – non vi lascia mai senza detergente!
giovedì 25 luglio 2019
Olio anticellulite home made facile - facile
Qualche tempo fa ho acquistato un
trattamento rassodante ‘miracoloso’ da Eurospin: il miracolo – millantato da
tante recensioni sul web – nel mio caso si è tradotto in un arrossamento e un
bruciore costanti sulle parti dell’applicazione. Tempo 10 minuti, e la zona
prende letteralmente fuoco, con una sensazione dolorosa! Mio malgrado ho dovuto
rinunciare ad utilizzarla, perché temevo qualche effetto collaterale nell’uso
continuativo. L’ho buttata a malincuore, ma anche il flacone (tubo di plastica)
non poteva essere riutilizzato.
D’altro canto tutti i massimi esperti
concorderanno: la crema anticellulite di per sé non ha un effetto “chirurgia estetica”.
Perfino la crema più miracolosa,
quella che inizia con “Soma” e finisce con “line” è tanto funzionale grazie
alla costanza nell’applicazione e nel massaggio che accompagna l’assorbimento
(e ci credo, dopo aver speso 50 euro devi essere pazza a lasciare andare a male
la crema senza utilizzarla…)
A questo punto però, se il vero
segreto anticellulite è il massaggio, perché non evitare di spendere decine e
decine di euro, di mettere in circolo altra plastica e altri rifiuti, e non
farsi un prodottino fai da te?
Sembra bello ma…come si fa? Con un po’
di pazienza, creatività e qualcosa di salvato proprio dall’immondizia.
Per preparare la mia ricetta, ho
consultato diversi siti di autoproduzione, soprattutto per capire quali
principi attivi utilizzare, quali fossero i mezzi facili per metterli a frutto
e come estrarre i principi.
Nello scegliere le materie prime ho
guardato a quelle più facilmente reperibili ma anche a quelle meno impattanti
sull’ambiente. Ad esempio, l’olio di jojoba è più nobile di quello di mandorla,
quello di riso è più leggero di quello di girasole: ma in termini di facilità
di reperimento, come di produzione in terra italiana, olio di mandorla e di
girasole sono più a km zero e facili da trovare. Quanto a caffè e rosmarino,
basta una moka e un furto in qualche orto …se non avete una nonna…fatevi
adottare da qualche vicina!
Personalmente sono molto soddisfatta
del risultato ottenuto.
Ecco qui tutto, ma proprio tutto
l’occorrente per preparare il mio olio anticellulite homemade.
- olio di mandorla circa 100 grammi
- olio di girasole circa 150 grammi
- 3 rametti di rosmarino un po’ essiccati (colti da circa 4 giorni) lunghi 5 cm
- fondi di caffè 4 cucchiai
- olio essenziale arancio dolce 10 gocce
- un vasetto di vetro vuoto, molto capiente (per intenderci quelli della crema spalmabile alla nocciola da 350 gr vanno bene)
- un colino piccolo a maglie molto fitte
- un flacone vuoto di shampo
Procedimento: mettete nel vasetto
l’olio di mandorla e di girasole, infilate nell’olio il rosmarino, aggiungete i
4 cucchiai di caffè. Chiudete il tappo e agitate bene. Aggiungete la dose
indicata di olio essenziale di arancio dolce. Richiudete e agitate molto bene.
Ponete in un luogo fresco e asciutto,
non esposto ai raggi di luce e fonti di calore (io l’ho messo nella mia
lavanderia, ma va bene anche un sottoscala per capirci). Lasciate riposare
almeno 3 settimane. Almeno una volta a settimana date una bella agitata al
vaso.
Tenete conto che in questo momento
caffeina, rosmarino e arancio dolce stanno rilasciando i loro principi attivi nell’olio, per cui se
potete lasciate pure un po’ di tempo in più a macerare il tutto. Io ho lasciato
il vasetto a riposo circa due mesi, l’importante è avere costanza nell’agitare
il vasetto nel suo ‘ritiro spirituale’ al buio, così date anche un occhio che i
rametti di rosmarino non stiano imputridendo o altro (non dovrebbe succedere se
non li avete messi a macerare se colti troppo presto). Comunque non supererei i
due mesi, per capirci.
Dopo aver lasciato trascorrere questo
tempo, aprite il vasetto e con il colino filtrate il tutto per bene,
possibilmente in una tazza di ceramica capiente. Il liquido sarà ancora un po’
sporco di caffè; a questo punto filtrate di nuovo nel vasetto il liquido,
lasciandolo più pulito.
Infine con un piccolo imbuto travasate
il liquido nella bottiglia vuota.
L’olio che ho ottenuto ha un profumo
di come di cacao amaro, molto buono, non stucchevole.
Una volta massaggiato ben bene,
troverete un effetto lievemente riscaldante,
abbastanza piacevole.
Consiglio di usarlo la sera, così avrà
il tempo di assorbirsi bene e se ci fosse qualche granello di caffè, una volta
assorbito il composto, diventa facilmente spolverabile.
Il liquido nella bottiglia, se
conservato al buio e lontano da fonti di calore, dovrebbe mantenersi almeno 6
mesi.
Il risultato è una pelle sicuramente
liscia, ben idratata ed elastica grazie al mix di oli, l’aspetto è molto sano e
rosato penso per la caffeina e il rosmarino che stimolano la circolazione.
Sembrerebbe più compatta e con meno granuli di cellulite, ma potrebbe essere
anche l’effetto della cute più sana e meno asfittica (sicuramente anche il far
ossigenare la pelle prima di rivestirsi e ungersi ha un buon effetto, penso).
L’olio di arancio dolce in teoria ha
proprietà leviganti. Comunque è accertato che ha proprietà antidepressive e
sedative dello stress…quindi alla peggio, se l’olio anticellulite non funziona,
non mi dovrei far prendere dal nervoso per la prova costume!
venerdì 19 luglio 2019
Quanto ho risparmiato con la borraccia
La borraccia è ormai un vezzo di moda:
tutti ce l’hanno, è la dotazione base dello studente come del lavoratore fuori
casa. Chi ce l’ha rosa, chi color acciaio… ma anche colorate e ne ho visto
perfino una stampata con la Vespa, lo scooter vintage.
Personalmente ho adottato
quotidianamente la borraccia da un anno, quando me l’hanno regalata ad una
fiera.
La resistenza più grande è l’idea di
riempirla quando si è fuori casa.
Alla fine lo vinto questo pregiudizio
dicendomi che già a casa utilizzavo l’acqua del rubinetto per riempire caraffe
e bottiglie, non aveva molto senso formalizzarsi e non bere l’acqua del
rubinetto al lavoro: di fatto l’acquedotto è controllato con più frequenza delle
fonti delle acque in bottiglia, se il sapore non è orrendo (come accade per
acque molto pesanti o con sapore di cloro) vale la pena bere acqua del
rubinetto anche fuori casa. Una volta assaggiata l’acqua da ufficio per capire
che non faceva schifo, la mia borraccetta da 33 cl ha cominciato a seguirmi
ovunque.
Il formato è strano rispetto al
classico mezzo litro, ma a caval donato non si guarda in bocca, basta riempirla
un po’ più spesso e in fondo è la scusa per fare una mini passeggiata in più
fino al rubinetto. Ho ricevuto in regalo, successivamente, un’altra borraccia
in alluminio da mezzo litro, ma spesso la lascio a Mr T che la adopera se
lavora fuori dal laboratorio di falegnameria.
Fatta l’abitudine a riempirla di
frequente il formato mignon è molto utile, specie se la si tiene in borsa
durante le commissioni: è più facile che mai avere a portata un sorso d’acqua
al bisogno. Poi con il fatto che ha un’imboccatura non facilissima da mettere
tra le labbra quando sto alla scrivania sfrutto la mia tazza da thè e così
senza accorgermi bevo un pochino di più.
Ma parliamo di vile denaro. Quanto fa
risparmiare la borraccia?
Sull’agenda segno ogni giorno le spese
effettuate, ormai da qualche anno. Così è stato facile recuperare le spese
connesse all’acqua prima dell’avvento della borraccia.
Giornalmente spendevo fuori di casa
almeno 0.35 euro (prezzo dell’acqua da mezzo litro al distributore) + 1 euro
(prezzo medio dell’acqua da mezzo litro al bar, presa a pranzo). A volte anche
lontano dall’ufficio dovevo fare rifornimento d’acqua prendendo una
bottiglietta al bar, quindi aggiungiamo un altro euro, speso in media ogni 2
giorni. Si arriva a circa 1,85 al giorno: moltiplicato per 340 giorni all’anno
(ho escluso le ferie) sono 629 euro. SEICENTOVENTINOVE. Immaginate anche di
bere acqua in plastica a casa: per una famiglia di tre persone come la mia
dovrebbe essere consumata una bottiglia da 2 litri intera al giorno, ossia
circa 35 centesimi (prendendone una economica). Sui 365 giorni dell’anno, significa
che avrete speso ulteriori 127,5 euro.
Insomma, bevendo la minerale in plastica
‘finiscono in acqua’ la bellezza di 760 euro all’anno. È uno SPROPOSITO.
Sono almeno un paio di weekend fuori
porta in un anno, in cui potete accumulare ricordi felici. Sono investimenti
energetici per migliorare casa vostra, per spendere meno nelle bollette. Sono
soldi che potete destinare a mangiare cibo bio, che spesso viene tacciato di
essere più costoso.
Passare all’acqua del rubinetto e alla
borraccia è un cambio di abitudine così facile e vantaggioso che ve ne
accorgerete già dai primi giorni: meno peso nella borsa della spesa (basta casse
d’acqua pesanti), meno soste ai bar, meno bottigliette di plastica che si
bucano e vi innaffiano i documenti in borsa. Meno plastica nel bidone, e quindi
meno viaggi per portare l’immondizia fuori casa.
Cosa serve per questo cambio? L’investimento
può essere anche minimo: una bottiglia di vetro per casa, di quelle che si
trovano a un euro in tutti i negozi di casalinghi, e se non volete spendere
soldi per una borraccia è possibile anche usare una bottiglia del succo di
frutta in vetro, di quelle con il tappo a vite, recuperata da una colazione al
bar. Personalmente la trovo una soluzione migliore rispetto a comprare una
borraccia economica in plastica, perché comunque con il tempo e il calore
tenderebbe a deformarsi e magari bucarsi, cosa praticamente impossibile con una
bottiglietta di vetro.
Sicuramente è più pratica la borraccia
in alluminio, per la quale si può anche aspettare una buona occasione: per
esempio le nostre due borracce di alluminio sono omaggi di alcune fiere a cui
ho partecipato per lavoro, ma può essere anche un’idea regalo per Natale o per
il compleanno (se avete confidenza con la persona…meglio quello che il pigiama
di flanella o la confezione di bagnoschiuma al cedro del Tirolo).
Non voglio fare la Greta
Thunberg a ogni costo, piuttosto preferisco fare la casalinga di Voghera: se
non vi fate convincere dalla diminuzione
della plastica in circolazione (validissimo argomento che però non preme a
tutti) fatevi convincere da SETTECENTOSESSANTA EURO in più in portafoglio. È una
settimana di ferie in montagna, la stessa a cui magari avete dovuto rinunciare
l’anno scorso. E tutto questo con l’investimento di un paio di euro in
bottiglie di vetro: pensateci.
mercoledì 26 giugno 2019
Zero waste e frugalità
(in foto...un'autoproduzione fatta in treno)
Da qualche tempo si sente insistere
spesso sul concetto di zero waste.
Ma cos’è questo famigerato ‘zero
waste’? Letteralmente è ‘zero spreco’. Di tempo, di immondizia, di plastica usa
e getta…ma soprattutto di soldi.
Per chi ama la filosofia di vita
frugale, è normalità assoluta essere a zero spreco. La frugalità è proprio
l’essere sobri, minimalisti, capaci di temperanza, l’essere produttivi…e sì,
sicuramente lo spreco in questo stile di vita non è contemplato! ma chissà, forse il termine frugalità piace meno per la sua connotazione da quaccheri poco modaioli...
Ma quanto si risparmia ad essere zero
wasters, per gli amanti dell’italiano “non spreconi”? per capirlo meglio mi
sono iscritta alla rete Facebook per capire i capisaldi di questi personaggi
ormai alla moda.
Allora siete pronti?… se volete essere
zero wasters dovete…
- Cominciare a bere acqua del rubinetto
- Tagliare l’usa e getta! No ai fazzoletti di carta, vaschette di alluminio, tovagliolini di carta…
- Portarsi la sportina della spesa
- Comprare il più possibile sfuso
- Usare spazzolini in bambù
- Riparare ciò che è rotto
- Congelare le porzioni in più di cibo in contenitori rigidi
- Ritornare alla moka
- Acquistare meno
- Autoprodurre ciò che si può
E sapete qual è la cosa bella? Che da
brava ‘frugalistah’ già facevo (quasi) tutto, ad esclusione dello spazzolino in
bambù …che diciamocelo, non è poi così facile da trovare!
- Per il resto potete scegliere acqua del rubinetto, ma anche delle casette dell’acqua ormai molto diffuse sul territorio italiano, utilizzando la tessera sanitaria o pochi centesimi potrete fare scorta idrica. Per non parlare di quanto sono fashion le borraccette d’acqua di alluminio, che ‘uscite dalla borsa’ scintillando abbagliano molto più della bottiglietta di plastica che fa scaldare il liquido e chissà cosa diavolo rilascia…
- L’uso del ‘non usa e getta’ è poco diffuso invece. Devo dire che molte persone anche in ufficio mi guardano stranite quando tiro fuori le mie posate d’acciaio, o il fazzoletto di stoffa…e menomale che non aprono la pochette dove fa bella mostra di sé l’assorbente lavabile! eppure secondo me usare beni durevoli è proprio un piccolo lusso alla portata di tutti. Perché usare – a costo più alto – le posate di plastica che oltretutto possono rompere i rebbi della forchetta e diventare pericolose? Perché mettere cellulosa e plastica sulle parti di pelle più delicata (come naso o …altro )…? La stoffa è molto più morbida. Le vere posate e i veri piatti, molto più piacevoli. E tutto sommato visto che non laviamo a mano, ma con la lavatrice …dov’è il problema di utilizzare quelli? E nessuno osi dire cose tipo: “eh ma anche lavando si impatta sull’ecosistema”. Certo. Anche respirando si produce anidride carbonica, quindi? Smettiamo di respirare? …il punto è cercare soluzioni praticabili. Un detersivo poco impattante sull’ambiente, magari sfuso, magari usato in quantità minime, magari con ingredienti biodegradabili, non avrà mai lo stesso impatto di un prodotto usa e getta magari in plastica, che si decompone in secoli.
- La sportina della spesa è un must, specie se si lavora un po' lontani da casa. Parto la mattina con frutta, schiscetta per il pranzo, varie ed eventuali nella sportina…e a seconda della piega che prende la giornata la sportina finisce ripiegata in borsetta o resta lì, riempita magari della frutta dell’orto urbano con cui collaboro, di qualche acquisto...ma mi accompagna sempre.
- Comprare sfuso invece è un punto in cui voglio migliorare. Sì, frutta e verdura li compro sfusi…e mi sono organizzata con una collega per comprare le retine di Naturasì, che consentono di aggirare il sacchettino di mater bi (che bello, sì, compostabile…ma una volta appiccicata l’etichetta in carta chimica – che compostabile non è – comunque è andato tutto a vacca, ivi compreso lo smaltimento della mater bi. Che è un rifiuto da qualsiasi parte vogliate girarla). Però ci sono negozi che vendono anche pasta sfusa, riso, legumi, frutta secca…ma io non li trovo. Dove siete? dove vi nascondete? perché non proliferate in tutta Italia?
- Spazzolini in bambù…niente, anche qui. Ma dove si trovano? Vietato rispondere ‘online’. Grazie al ca…ppero, quando si compra online c’è un citrullino che salta su un furgone e vi porta a casa due spazzolini. Di bambù, va bene, si decompongono. Ma sempre due spazzolini per i quali sono state spese spedizioni aeree e trasporto su gomma e imballo cartaceo/ plasticoso. Cioè alla fine quei due spazzolini di bambù avranno inquinato pure loro!!! Nel frattempo sto tenendo botta con lo spazzolino tradizionale, sperando che presto si diffondano gli spazzolini di bambù anche nei negozi di vicinato…
- Riparare – e qui, va benino. Il mio impedimento è…mio marito, che spesso mi dice “beh, ti costa più riparare questo oggetto che comprarlo nuovo!”. Cosa che a volte è pure abbastanza vera. MA c’è il tema dell’affetto. Amare gli oggetti che si hanno, viverli con amore, curarli...questa cosa va ben oltre all’andare ed acquistare, sia pure conferendo all’isola ecologica quel che è rotto per il riciclo dei pezzi di ricambio. Dove ho mano libera (come risuolare le mie scarpe, aggiustare la zip della giacca o la fodera della borsa) cerco di aggiustare sempre ciò che posso. C’è un po’ più di conflitto se è un bene domestico, ma per fortuna qualche volta riesco a spuntarla io.
- Congelare le porzioni in contenitori rigidi – qui il discorso degli zero wasters è: evitare il sacchetto da congelatore. Ma secondo me – e non me ne voglia nessuno – usarli è demenziale. DEMENZIALE. Se cucino una porzione di riso in più e posso portarla al lavoro, chiaramente preferisco metterla subito in una schiscetta che mi faciliti il trasporto verso il lavoro. 4 foglie di basilico stanno meglio conservate in un vasetto (magari di yogurt riciclato) che in un sacchettino di plastica. Ma che ce ne si fa di ‘sti sacchettini dalla consistenza di profilattico usato? Boh. Sono proprio scomodi.
- Ritornare alla moka. A me le cialdine di nespresso piacciono solo per una cosa: si possono riutilizzare per fare i gioielli. Punto. Ma la moka è un’altra poesia. È profumo, è il borbottio che ti chiama in cucina, è la convivialità di dividere la tazza. È andare per mano con la mia bimba a comprare il caffè in grani alla torrefazione, farmelo macinare sul momento mentre lei e gli altri bimbi presenti in negozio sgranano gli occhi, è il pacchetto in borsetta che la fa profumare per giorni, anche se l’ho messo nel barattolo appena portato a casa. È svuotare il fondo su un piattino…e dividere equamente il tutto con le piante del mio giardino: un po’ a loro come fertilizzante e un po’ a me come scrub anticellulite. E devo dire che funziona bene in entrambi i casi.
- Acquista meno. Nessuno, nessuno vi dirà mai che liberazione sia imparare ad acquistare meno: nella nostra società acquistare è utile, è necessario, è un dovere sociale (“Fai girare l’economia!” vi dicono amici e parenti credendosi simpaticizzzzzimi). Non è così. Non è vero. Comprare, comprare tanto quanto ci dicono di comprare è un costume devastante non solo per l’ambiente ma soprattutto per la vostra psiche. Li ho avuti anche io come riti settimanali: il sabato dello shopping, il giro al centro commerciale la domenica con il fidanzato/marito, lo shopping ristoratore del dopo giornata stressante in ufficio, ‘ch’è stata una giornata di melma e me la merito una nuova borsa/paio di scarpe / gonna/ saDiocosa’. E appena l’attimo dopo, è svanita la gioia. La borsa è dozzinale, serve solo a intasare un armadio già fin troppo pieno. O peggio ancora è di gran firma, ma il vostro conto in banca ne ha già avuto abbastanza dei vostri "momenti no" quel mese e andrete pure in rosso appena pagata la rata dell’affitto. Dovrete nasconderla nell’armadio per un po’ perché se la becca vostro marito saranno pure discussioni…Chissà, forse se risparmiate sul cibo…e poi magari sulle scarpe, per una volta mica vi si rovineranno i piedi se comprate una scarpa dozzinale dal negozio cinese no??? Diventa un circolo vizioso fatto di debiti, di oggetti che vi tolgono l’aria, banali, che quasi odiate perché vi ricordano la volta che il vostro capo vi ha fatto lo shampo solo perché aveva litigato con la moglie e voi – per riprendervi – vi siete fumate nel giro di 5 minuti metà busta paga. Un circolo di cibo di origine dubbia comprato di corsa, solo per avere tempo di andare a comprare abiti di bassa qualità perché i precedenti si sono bucati, e con l’ansia di consumare troppa benzina nel tragitto tra un negozio e l’altro perché la carta di credito chiede pietà e…STOP. Stop perché sto girando il dito nella piaga, e sto tirando fuori dal mio personale dimenticatoio ricordi spiacevoli da cui, per fortuna, sono fuori da un po’. Oggi la mia terapia antistress post giornata brutta è una bella passeggiata lunga, magari nel verde, o nel quartiere a respirare i profumi di casa. Qualche volta incontro un conoscente per far due chiacchiere, ma spesso è bello star sola e pensare ai fatti miei. È tornare a casa e spazzolare il gatto, che dopo una seduta vigorosa mi fa le fusa riconoscente. È una doccia calda col sapone profumato e un massaggio con la mia crema corpo autoprodotta, è fare i biscotti o il pane o lo yogurt con mia figlia. È provare nuovi accostamenti coi miei 37 vestiti che stanno già nel guardaroba. È comprare una bella pianta aromatica per il giardino, chiacchierando con la signora simpatica del consorzio agrario, annusarla per tutta la strada e darci dentro con la paletta appena tornata a casa. È ascoltare musica. E sono tutte cose gratuite, che fanno sentire molto più rigenerati nel corpo e nello spirito rispetto a buttare soldi dalla finestra. Perché finalmente comprare diventa quello che deve essere: una scelta pensata, consapevole, di cose utili e in linea con le cose che davvero vogliamo nella nostra vita. E cominciamo ad apprezzare davvero gli oggetti che compriamo: la pianta aromatica. L’acido citrico per far l’ammorbidente. Il caffè macinato fresco. Il foulard vintage del mercatino dell’usato. La cannella per i biscotti. Ed è giusto amare ciò che compriamo, perché lo compriamo con soldi per i quali abbiamo barattato il tempo di cui è fatta la nostra vita. E il tempo alla fine è la cosa più preziosa che abbiamo...
- Autoprodurre ciò che si può. Non è un caso che poco fa citatofuori alcune cose che mi piace comprare e che considero oggetti particolarmente degni di stima… per esempio l’acido citrico e gli olii essenziali che mi hanno regalato tante soddisfazioni, come quello del profumo fresco e durevole di menta sui miei panni stesi al sole. O il piacere di stendere la crema corpo fatta in casa con olio di mandorla e olio essenziale di lavanda. O struccarsi con un po’ di automassaggio con olio di girasole. O mangiare i miei biscotti alla cannella a colazione, intinti nel caffè della torrefazione. O il senso di freschezza del deodorante all’olio essenziale di eucalipto. O usare la mia borsa da palestra fatta di un vecchio jeans dismesso. O indossare una maglietta su cui ho cucito io stessa le decorazioni…Insomma voglio dire che fare da sé è un’altra cosa. Non sono solo i soldi ma potrei dirvi che se ne risparmiano davvero, davvero tanti. Non è solo la monnezza…anche se pensandoci, con poco olio in vetro, polvere contenuta in sacchetti di carta e due o tre boccettine ho evitato tanti flaconi di plastica, e tanti giri alla piattaforma ecologica, potrei dirvi di quel certo piacere di vedere i bidoni semivuoti, di poter portare fuori l'indifferenziata molto meno volte. Ma più di ogni cosa il'autoproduzione è la gioia di usare qualcosa di unico e artigianale, qualcosa che proprio per questo è prezioso. E penso che questo valga molto più del risparmio o del valore intrinseco dell’oggetto.
martedì 9 aprile 2019
del piangere miseria
Era davvero tanto che non pubblicavo, ma ultimamente mi sono successi alcuni episodi che mi hanno spinto a fare un post filosofico sulla vita semplice, e soprattutto sui vizi di oggi.
Una collega con cui spesso vado dalla fermata del treno all'ufficio mi ha raccontato, lacrime agli occhi, di avere rotto l'auto. Conoscendo la zona in cui abita, poco servita di mezzi, e la sua situazione familiare non rosea mi sono offerta di mettere in campo le mie conoscenze di famiglia per aiutarla a trovare una buona auto per 1000 euro...
sempre con le lacrime agli occhi mi ha risposto "1000 euro io non ce li ho". Sono rimasta colpita perché...accidenti, davvero un piccolo fondo per le emergenze non ce l'hai?? però non volevo giudicare anzi...semplicemente ho parlato con mio marito se fosse possibile farle un piccolo prestito, visto che noi in fondo emergenze lo abbiamo e che dovremmo aiutare il prossimo. Lui serafico mi ha risposto "aspetta una settimana, osserva...e se poi avrà bisogno magari ti chiederà ".
Passa una settimana, vedo la collega. il primo giorno mi racconta di aver prenotato una crociera coi ragazzi:"un'offerta imperdibile e poi bisogna costruirsi dei ricordi ".
mah.
due giorni dopo racconta a un'altra collega di aver ceduto e acquistato una "borsa bellissima, era in saldo, solo 100 euro!"
mah.
dopo una settimana mi faccio coraggio e le chiedo:" e è la tua macchina? "
"ah!" risponde serafica"ne ho presa una nuova, full optional! "
"e per i soldi che non avevi?"
"beh finanziamento con garante mio padre".
ecco.
potrete dirmi "beh ma lei si gode la vita"
io vi rispondo che solo per avermi fatto preoccupare per un suo non-problema l'avrei dovuta prendere a schiaffi.
Non-problema perché- dopo una sola settimana- la circostanza che l'aveva fatta piangere e perdere dignità di fronte a me era più che superata, sepolta da borse è vacanze di lusso...mentre io mi preoccupavo sincera.
Il lusso secondo me è la libertà di dire "avrei voluto usarli per altro ma posso far fronte alle emergenze" senza far inutili sceneggiate che fanno pensieri al prossimo.
...e voi? siete più cicale o formiche?
preferite una dignitosa semplicità i o un lusso ostentato e vuoto?
Una collega con cui spesso vado dalla fermata del treno all'ufficio mi ha raccontato, lacrime agli occhi, di avere rotto l'auto. Conoscendo la zona in cui abita, poco servita di mezzi, e la sua situazione familiare non rosea mi sono offerta di mettere in campo le mie conoscenze di famiglia per aiutarla a trovare una buona auto per 1000 euro...
sempre con le lacrime agli occhi mi ha risposto "1000 euro io non ce li ho". Sono rimasta colpita perché...accidenti, davvero un piccolo fondo per le emergenze non ce l'hai?? però non volevo giudicare anzi...semplicemente ho parlato con mio marito se fosse possibile farle un piccolo prestito, visto che noi in fondo emergenze lo abbiamo e che dovremmo aiutare il prossimo. Lui serafico mi ha risposto "aspetta una settimana, osserva...e se poi avrà bisogno magari ti chiederà ".
Passa una settimana, vedo la collega. il primo giorno mi racconta di aver prenotato una crociera coi ragazzi:"un'offerta imperdibile e poi bisogna costruirsi dei ricordi ".
mah.
due giorni dopo racconta a un'altra collega di aver ceduto e acquistato una "borsa bellissima, era in saldo, solo 100 euro!"
mah.
dopo una settimana mi faccio coraggio e le chiedo:" e è la tua macchina? "
"ah!" risponde serafica"ne ho presa una nuova, full optional! "
"e per i soldi che non avevi?"
"beh finanziamento con garante mio padre".
ecco.
potrete dirmi "beh ma lei si gode la vita"
io vi rispondo che solo per avermi fatto preoccupare per un suo non-problema l'avrei dovuta prendere a schiaffi.
Non-problema perché- dopo una sola settimana- la circostanza che l'aveva fatta piangere e perdere dignità di fronte a me era più che superata, sepolta da borse è vacanze di lusso...mentre io mi preoccupavo sincera.
Il lusso secondo me è la libertà di dire "avrei voluto usarli per altro ma posso far fronte alle emergenze" senza far inutili sceneggiate che fanno pensieri al prossimo.
...e voi? siete più cicale o formiche?
preferite una dignitosa semplicità i o un lusso ostentato e vuoto?
giovedì 24 gennaio 2019
Gennaio, tempo di propositi felici -2
Ho scritto l’altra volta tra i miei
propositi felici i miei personali s- propositi: quel che non faccio più per
campare più felice.
Oggi parlo invece di quel che aiuta,
qualcosa che rende quindi più felice.
In particolare:
Organizzarmi
l’agenda : il cosiddetto bullet journal è
bellissimo. Una cosa che, se lo cercate su youtube, vi fa venir da dire
“figoooo”. Ecco, tutto vero. La verità è
che basta meno. Molto meno.
Nessuna necessità di un’agenda firmata
da 30 euro. Basta un quadernetto o un’agenda di Tiger, la mia è una giornaliera
pagata 3 euro, di un color fuxia sgargiante, e funziona benissimo…anche per il
morale, visto che mi fa vedere la vie en rose ogni volta che la tiro fuori
dalla borsa. Bastano anche meno colori: uso la classica 4 colori di Paolo Bitta
😊.
Scrivo in nero gli impegni e gli appunti, in blu le cose di cui sono grata quel
giorno, cerchio in blu il mio ‘spazio kakebo’, uso il verde per gli obiettivi
della settimana e gli appuntamenti sociali, il rosso per gli aforismi che mi
ispirano e per fare le spunte sulle cose fatte. Trovo utile usare i colori perché
spunta subito all’occhio la categoria per cui ho scritto certe cose.
Scrivo le cose che voglio comprare nel
mese, il memo delle verdure di stagione, il menù della settimana, l’elenco
delle faccende domestiche quotidiane, settimanali, mensili e annuali. Scrivo
l’elenco degli abiti della mia capsule wardrobe. Scrivere così tanto mi aiuta a
far diventare i propositi degli impegni, delle abitudini quotidiane. Una volta
che ‘è scritto’, non farlo mi pone davanti a una mancanza, a un ‘avrei dovuto’,
a un senso di colpa: per una volta posso sfruttare il senso di colpa in modo
positivo, perché significa che non ho fatto qualcosa per me. E avere sott’occhio
gli elenchi di abiti e faccende mi aiuta a tenere sotto controllo, anche da
lontano, quello che c’è da fare, a prendermi cura di me, della mia casa e delle
mie cose, della mia famiglia.
Organizzare
l’armadio mio e di Pannolina: ormai sono
un po’ di anni che uso il metodo del project 333: un armadio limitato a 33
pezzi (io mi sono fatta dispensa, di solito ne uso 37 che è un numero che mi
piace di più) da utilizzare per 3 mesi. Al cambio di stagione si ruota con il
resto degli abiti, diligentemente accantonato in scatole. In questo modo mi
sembra di avere un guardaroba completamente nuovo, tirare fuori gli abiti dalle
scatole ti fa ritrovare vecchi amici ma con un senso di novità, ti suggerisce
nuovi accostamenti che prima non osavi. Inoltre usare un numero limitato di
vestiti ti impone, per forza di cose, di utilizzare abiti abbinabili tra loro e
solo quelli che più ti piacciono. Se avete questo timore: no, sono anni che lo
faccio e nessuno si accorge che porto gli stessi abiti. Nessuno mi dice “ah ma
questo lo indossavi lo scorso martedì”. La verità è che qualcuno ha messo in
giro questa voce per farci spendere di più 😉…e
che se lavate regolarmente i vostri capi (cosa obbligatoria, visto che ne avete
pochi e non potete permettervi di avere le macchie in bella vista) gli altri
noteranno solo quanto vi sentite bene nei vostri panni.
Inoltre è più facile prendersi cura di
37 abiti, lavandoli con cicli delicati o a mano, prendendosene cura con il
piegarli bene, piuttosto che di un numero sterminato di vestiti, che
inevitabilmente sarai costretta ad ammassare per mancanza di spazio, stirare
più spesso (leggi: logorare) perché l’ammassamento leva spazio, impazzire a
ricordare quanti abbiano bisogno di una rinfrescata e quanti no, per poi finire
sopraffatti, infilarli in una lavatrice a caso e …sbagliare lavaggio (questa è
la mia autobiografia fino a qualche anno fa).
Ora applico lo stesso metodo anche a
mia figlia, che però ha una cinquantina di abiti perché può sporcarsi più
spesso. Anche questo è utile per tenere meglio gli abiti, e inoltre siccome
ricevo spesso abiti da amiche che li dismettono per i propri piccoli, mi aiuta
a tenere solo quelli che preferisco…e gli altri li posso girare ad altre persone
che possono averne bisogno.
Fare
i turni abiti: questa è un trucco per ‘logorare
tutti gli abiti’ allo stesso modo. Fare dei turni per mettere gli abiti (tipo:
lunedì pantaloni, martedì gonna, giovedì vestito…) aiuta a far sì che tutti gli
abiti possano essere sfruttati allo stesso modo. Chiaro, ognuno deve creare un
metodo a seconda delle sue abitudini, gusti e impegni, ma aiuta ad avere cose
logore e abiti nuovi che restano in sempiterno chiusi nell’armadio. Inoltre
aiuta ad avere sempre il tempo di fare il bucato e asciugarlo senza problemi. Tenere
un elenco scritto aiuta anche ad avere sott’occhio cosa potete sfruttare.
Chiedere
aiuto, per favore: quest’abitudine è una vera
sfida…sono la terza figlia, mia mamma mi ha avuta non più giovanissima, quindi
fin da piccola mi sono abituata a chiedere il meno possibile perché sapevo che
la pazienza dei miei era già a dura prova. Ho fatto anni a correre, correre,
cercare di far tutto da me…e ho trovato un marito bravissimo, ma che
onestamente NON capisce i carichi di lavoro domestico e familiare. Non li vede.
Non rileva la differenza tra polvere e non polvere, disordine e non disordine,
un cesto di bucato colmo o vuoto, una bambina bisognosa di bagnetto o meno…ho
dovuto vincermi. Ho dovuto far notare. Che facesse ‘il furbo’ fingendo di non
vedere oppure no, la mia salute, la mia pazienza, la mia famiglia aveva bisogno
del suo contributo. E quindi, ora chiedo. Chiedo di portare fuori la
spazzatura, di ritirare o stendere i panni, di fare il bagnetto alla nostra
piccola. E mi adatto se certe cose non sono proprio come vorrei, pazienza:
almeno sono fatte e non ho dovuto pensarci io. Chiedo alla nonna se può star
lei con la piccola, mentre vado a far la spesa o altro: per quanto ami mia
figlia ci metterei molto di più con lei.
Chiedo aiuto a mia sorella, se ho
bisogno di una babysitter e di una serata fuori.
Chiedo, semplicemente. Non ottengo
sempre, e mi dispiace, ma devo provare almeno per la mia salute mentale.
Ritagliare.
Ritagliare tempo dai tempi morti, e in questo l’agenda
e il pendolarismo aiutano.
Il tragitto a piedi fino alla
stazione? È il momento giusto per telefonare ai parenti, agli amici. Il momento
di attesa del treno? Posso controllare le offerte del supermercato e pensare al
menu settimanale e alla lista della spesa, che appunto sul cellulare. Sul treno
posso finalmente concedermi il tempo di leggere. Il caffè del mattino è tempo
per l’agenda. L’attesa in posta o alla cassa del super è quella in cui penso a
ciò che va comprato in sostituzione di qualcosa di rotto, ai vestiti da
preparare per il giorno dopo…e tutto questo è tempo non più perso, ma
guadagnato perché mi semplifica la vita.
Pensare
diverso. Il problema è solo imparare a pensare
diverso. Hai sempre portato la gonna a pieghe col maglioncino, ma oggi quest’ultimo
è a lavare? Chi l’ha detto che non puoi provare con la camicia jeans? hai
sempre fatto quella strada per andare al lavoro, ma oggi è bloccata? Magari facendone
un’altra scopri che vicino all’ufficio c’è un ufficio postale poco frequentato,
in cui perderai meno tempo. Le abitudini fanno risparmiare tempo e fatica
mentale, ma per ritagliare tempo e imparare a sfruttarlo bene, ho imparato a
rompere ogni tanto la routine e scoprire se c'è qualcosa di nuovo, che mi aiuta
a fare nuove migliorie alla mia giornata.
giovedì 30 novembre 2017
gente che fa il Black Friday, gente che fa la corona dell'Avvento decrescente
Avete mai visto la corona dell’Avvento?
È una bellissima tradizione, diffusa nei paesi
nordici, che vuole abituare soprattutto i ragazzi / bambini all’attesa del
Natale, festa della Luce, con la luce delle candele. Si usano 4 candele, una
per domenica di avvento, più una che rappresenta il Natale.
Ogni candela ha un significato e corrisponde a
una domenica di avvento, la prima è detta del profeta; la seconda di
Betlemme; la terza dei pastori; la quarta degli angeli. Altri dicono che le
candele rappresentano Speranza, Pace, Gioia e Amore. Si accende ogni domenica
una nuova candela perché la luce vinca sulle tenebre: usare rami sempreverdi
intrecciati a racchiudere le candele serve a indicare l’unità e la vittoria
sulla morte.
Beh, da noi si usano anche i calendari di avvento
pieni di dolci cioccolatini, però Pannolina è un po’ piccola per abbuffarsi
di cioccolato: in compenso è sempre strafelice ogni volta che vede accendere
una candelina di compleanno, per cui …accontentiamola!
Ho creato la nostra corona dell'Avvento a partire da materiali riciclati o trovati a costo zero o quasi, ossia:
- una base di tronco di legno (mio suocero ha potato il ciliegio...)
- un lungo pezzo di nastro avanzato da due o tre Natali fa
- fil di ferro ricoperto di rosso (recuperato dal pane in cassetta)
- un pezzo di ramo di pino (tra quelli che fanno ombra alla mia macchina Chupacabra al parcheggio della stazione)
- 4 candeline tea light al profumo vaniglia, recuperate al Millaliraro vicino al lavoro (leggi: quei negozi 'tutto 1 euro'): costo 1.20€
- tre decorazioni chiudi pacco, a forma di bacca sempre prese al Millaliraro: costo 1.80€
- pignette recuperate all'inizio dell'autunno al parco, raccolte da Pannolina
- colla a caldo.
Coi rami di pino ho assemblato una corona, che ho unito coi pezzetti di fil di ferro. L'ho legata alla base di legno col nastro bianco, facendo dei fiocchetti. Per mascherare il fil di ferro ho infilato dentro le finte bacche.
Sulla base ho poi incollato con la colla a caldo le 4 candele e le piccole pigne.
L'abbiamo realizzata in casa nel week end del black friday. Visto che Pannolina aveva febbre e mal di gola ci siamo tappati nella nostra Catapecchia, e abbiamo passato il tempo tra coccole e creatività.
Vederle spalancare gli occhioni (finalmente non più lucidi di febbre) la sera di domenica, quando ho acceso la prima candela della nostra corona...Non ha prezzo. E mi ha dato più di qualsiasi (pur fruttuosa) maratona da centro commerciale.
Chiaramente mi ha fatto riflettere parecchio su quanto spesso corriamo su e giù affannandoci per il Natale...quando Natale è qualcosa di realmente diverso da una festività commerciale.
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mercoledì 22 novembre 2017
Natale: non aprite quel pacchetto
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Comincia il Natale e la corsa ai regali.
E qui sento la necessità di raccontarvi come la
vivo io, poveretta, declutteratrice, minimalista, decrescente…insomma, vi
racconto il mio punto di vista sull’intera vicenda Natale e Consumismo.
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Mi sono accorta che poche cose mi lasciano svuotata come accorgermi, la mattina di Natale, di quante cartacce e roba inutile siano entrate a casa mia a riempire e ingombrare. Vogliamo parlare dei litri di bagnoschiuma irrinunciabili allo zucchero filato, della consistenza del detersivo piatti? Ma quelli almeno si possono riutilizzare come sapone mani o shampo per auto! Il peggio invece è il ciarpame da cucina. Ho ricevuto un numero abnorme di tazze natalizie. Ecco, secondo me non esiste in assoluto una cosa più triste della tazza natalizia. Tipo che è febbraio e bevi il thè nella tazza con la renna. PERCHE’ deve esistere una cosa del genere? Mi replicherete: “puoi usarla solo a Natale”. Ha senso possedere una cosa usata SOLO a Natale, e che non è una decorazione tipo albero o presepe? Seriamente, no, io non ci trovo senso. Il numero inusitato di infusori per il thé? Ora, secondo voi io ho cinque minuti per farmi un thè. Cos’è più plausibile, che prenda una bustina di thè equosolidale Coop e la lasci in infusione o che prenda quell’ottimo thè a fogliette aromatizzato curcuma zenzero karkadè cicoria (giuro che almeno una volta nella vita ho trovato ciascuno di questi ingredienti nel thè), lo
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infili nell’infusore, lo metta a bagno, lo tolga
e mi metta a combattere col sacchetto dell’umido per infilarci tutte le
fogliette appiccicose, lavi l’infusore e finalmente beva il thè (che già era
di dubbio gusto prima, ora che è tiepido fa proprio senso)?
Ecco, brave.
Quindi cosa dovrei farmene di tutti ‘sti infusori,
tazze natalizie, thè a fogliette (questi li riutilizzo per deodorare la
lettiera al gatto…è sicuro che a casa mia scadono) o peggio ancora delle
sciarpe blu, che mi sta da cani, dei borsalino viola, che quando mai?, delle
papere di gesso…
Ho ricevuto tutto. Vi giuro, di tutto di più.
A un punto tale che posso redigere un regolamento
di cosa NON regalare.
I suddetti materiali da thè. Il soggetto del regalo è un monaco zen? E allora
state toppando quasi sicuramente.
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(tazze di Bergamo. Se ne può fare a meno? Se ne può.)
Abiti: molta, mooolta attenzione. O sapete per certo cosa porta di preferenza una persona, o se secondo voi le starebbe tanto bene un maglione viola, la degna prosecuzione della frase sappiate che non è “…e quindi glielo regalo”, ma “…e quindi mi tengo la mia opinione”. Punto. Non affollate l’armadio altrui di qualcosa che in fondo non sapete nemmeno se mettereste voi. Non c’è niente di più brutto di aprire un armadio e sentirsi in colpa perché “zia mi ha regalato il maglione, almeno una volta dovrei metterlo…” mentre ogni poro della Ferragni in ognuno di noi grida no.
Attrezzi da cucina che NON sapete se hanno bisogno. Se vostro cognato va a vivere da solo è molto probabile che non sia provvisto di una caffettiera da 3 per quando lo andrete a trovare. In caso contrario, sappiate che quelle tazzine a pois che per voi sono un amore, magari un altro le preferirebbe con la fantasia a galline…
Libri o film: ci sta se sapete che la persona in questione è un lettore o cinefilo. Ma assolutamente assicurarsi di imbroccare, almeno in minima parte, il gusto della persona: niente di più brutto che scartare un harmony perché “tanto tu leggi”. Allora, a questa stregua, tanto vale regalarmi le etichette del bagnoschiuma. Tanto io leggo…
I soprammobili: ecco, questo no. Proprio no, continuamente NO. La casa è il posto dove ciascuno di noi si merita di essere circondato da cose scelte e amate, direbbe l’amica Marie Kondo. Mi spiace ma pretendere di piazzare nella casa altrui un qualsivoglia ammenicolo, sia pure con la scusa “ma non eri tu a far la collezione di elefanti coi pantaloni alla zuava? Eccotene uno in gesso”, mi pare un’intrusione dello spazio altrui.
I regali dei bimbi. E qui diventerò impopolare. Certo, Natale è la festa dei bambini e spero che ogni bambino abbia la possibilità di avere almeno un regalo per Natale. Però credetemi, e lo dico da mamma: l’ennesima cinesata che intasa i 50 mq dove magari si vive in tre, che fa battere il cuore della mamma al pensiero delle vernici tossiche, che scassa i timpani al padre con le musichine a diecimila decibel è francamente evitabile. TANTO evitabile. Fate un regalo a voi, ai genitori, al bambino (che non ha bisogno di trovarsi la camera intasata di giochi), alle discariche: se ci tenete a fare un pensiero al bimbo rivalutate i colori, l’album da disegno, i libri, magari una maglietta o un pantalone (che mia figlia ad esempio si sporca come un tagliaboschi ogni volta che va al nido e un cambio in più fa comodo). O magari un ingresso al parco divertimenti, un biglietto per il cinema se è più grande. A volte “una telefonata salva la vita”, chiamate la mamma e chiedete: “se compro a Pannolina un cavallo di legno a grandezza del cavallo di Ilio faccio bene?”…perché è probabile che la risposta sia no!!!
E vige la regola...non regalare agli altri quel che non vuoi sia rifilato a te.
COSA NON VORRESTE MAI TROVARE SOTTO L'ALBERO?
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