martedì 23 maggio 2017

Cosa leggo in questo periodo



La frase sopra sarebbe già una regola di vita in generale…e diventa particolarmente utile in questo momento dove il tempo per far qualcosa (che pure amo) è sottratto a Pannolina, a Mr T, a Miciosauro e Puzzolo…
Motivo per cui più che un periodo di letture è stato un periodo di letture abbandonate!
Hygge di L.M. Brits – cominciato e abbandonato alla pagina 40. Il concetto è: come sono felici i danesi che si chiudono in casa, non sentono le differenze di classe e giocano a risiko a lume di candela con la cioccolata da parte. Per questo sono il popolo più felice del mondo. E grazie al Caspio. Io imputerei la felicità più che altro alla politica sociale seria,  tipo avere una casa accessibile appena decidi di andare a vivere da solo, una politica di serio sostegno nel caso si decida di allargare la famiglia, un posto di lavoro adeguato senza necessità di conseguire 8 master (e andare a giocare a calcetto, chiaramente), al fatto di lavorare un numero congruo di ore. E tanto, tanto altro. Poi se vogliamo pensare che la candelina accesa sia il segreto della felicità, ok, va bene. Facciamo però che risparmio tempo, e ti lascio a pagina 40 ad accendere candeline e spargere plaids per casa.
Sposati e sii sottomessa di C. Miriano – sempre peggio. L’autrice, giornalista affermata e cattolicissima madre di quattro figli, afferma l’importanza per le donne di sacrificare se stesse per la famiglia. Arrivo a pagina 80 e comprendo che stiamo tornando al medioevo. Già, facciamo 4 figli. Ma beati tu e tuo marito che ve li potete mantenere, e a cui è andato sempre tutto bene…se invece ti capita di avere più di un aborto? Se fate fatica a tirare fine mese in tre? Se gli aiuti dei nonni sono relativi? Direi che fai meglio a risparmiare il fiato invece che sederti in cattedra e sentirti in dovere di indottrinare il mondo dall’alto della tua cattolica supponenza (e lo dico da cristiana). Quando poi ha suggerito alle tue amiche e alle figlie di non rinnegare il proprio ruolo di madri dell’umanità e di sacrificare se stesse, ho deciso di portare il libro fuori di casa, via, donazione alla biblioteca. Sia mai che resti in casa e ci sia rischio che Pannolina lo legga. Una vita a cercare di insegnarle a dar valore a se stessa, a non farsi andare bene qualsiasi cosa un fidanzato isterico le imponga…poi arriva ‘sta catechista dei giornaletti a disfare tutto. Ma lungi, lungi!
Un uomo una donna e un bambino di E. Segal – questo sì, letto fino alla fine. E abbondantemente innaffiato di lacrime. Di questo libro ho sentito parlare a lungo, era alla base di un gioco di ruolo proposto dallo psicologo al corso prematrimoniale della parrocchia. Ma nessuno l’aveva letto mai…finché l’ho trovato al mercatino dei libri pulciosi. Bellissimo, commovente e desueto per i valori moderni forse…ma profondissimo e umanissimo nell’interpretazione dei personaggi. Bello, bello e bello.
…per ora voglio finire la saga di Anna dai Capelli Rossi, visto che ora su Netflix stanno trasmettendo la serie appena uscita (e ho contattato qualche anima pia per farmela scaricare ;) )…poi mi lancerò sulla serie leggera proposta da Moma. Vediamo. Come dice Oscar Wilde però, la vita è troppo breve per leggere libri non belli!

lunedì 15 maggio 2017

Lavori che succedono

Cos’è successo in questo periodo?
Innanzitutto, è accaduto l’inevitabile: sono tornata al lavoro.
Vi confesso che ho giocato al lotto (senza troppa convinzione, ma la speranza è l’ultima a morire) : diciamolo pure che, fossi riuscita a finire di pagare il mutuo, avrei valutato seriamente di non tornare più in questa valle di lacrime, o quantomeno: mi sarei presa un’aspettativa di due anni per godermi Pannolina in privato.
Purtroppo, come si desume dal tono tragico del post, non ha funzionato e sono ancora qua, per fortuna con orario di allattamento per ora. Sto seriamente valutando se non sia possibile fare il part time almeno per un paio d’anni, vedremo.
Intanto faccio subito una riflessione, e cioè che – come al solito – sono stata accompagnata da previsioni catastrofiche sul rientro al lavoro:
“ tua figlia patirà le pene dell’inferno al nido…”
“tu avrai sensi di colpa e depressione…”
“ti stresserai per il treno, patirai e ti finirà il latte”
“non riuscirai a staccare dai problemi dell’ufficio…”
“non riuscirai più ad avere la casa in ordine…”
…aggiungete anche cose di vostra fantasia, l’importante è che siano catastrofiche: ho sentito dire cose che hanno superato l’immaginazione.
Come ovvio, non era vero un catso.
Questo ormai è un leitmotiv della maternità, anzi mi sento di scriverlo per aiutare tutte le future mamme che passano di qui…non date retta a un cavolo di quello che vi dicono! Non è detto che poi piangerà sempre, non è sicuro che vi terrà sveglie la notte, non si può ancora sapere se vi farà dannare per coliche o denti (Pannolina ne ha buttati fuori 4 di dentini, tutti insieme, questo weekend …e no, non ci sono stati morti e feriti).  Non è certo che il ritorno al lavoro sarà tragico.
Ma una cosa, questo sì, è il caso di dirla. Quando arriverà il pargolo, fatevi un regalo: mettetevi da parte. Non c’è bisogno di mantenere il rito dell’aperitivo (se le amiche vi vogliono bene verranno a sbevazzare a casa vostra e a spupazzarsi il cucciolo) , non c’è bisogno di andare dal parrucchiere o in palestra due volte a settimana. C’è bisogno che viviate questo momento in pieno.
Mi sembra che sia volato letteralmente il tempo dedicato all’allattamento esclusivo, quelle ore passate cuore a cuore io e Pannolina, coi suoi occhi adoranti e felici mentre poppano, io ad accarezzarle la pelle morbida o a leggere…
Il punto è che ogni fase vola…e credo che la sofferenza e lo stress derivino dal voler stare per forza dentro abitudini vecchie, che non fanno più per voi. Come voler calzare a tutti i costi una scarpa numero 38, e voi portate il 40…lo fareste? Solo perché del 38 avete ancora tante scarpe?
Il punto è che accettando il vostro ’40 di piede’ neo acquisito, scoprirete che avete un sacco di nuove splendide scarpe, comode per voi.
Il ritorno al lavoro non è stato traumatico forse perché ho affrontato la questione senza voler per forza fronteggiare tutto come nella mia vecchia vita. Non esiste più, né quell’approccio lavorativo, né quella me stessa, né quelle abitudini. Ora esiste la mamma di Pannolina, che lavora, ma che soprattutto si preoccupa che Pannolina sia felice. E il lavoro serve, sopra ogni cosa, perché ci serve per le cose importanti per la nostra famiglia: pagare la casa e le bollette, del buon cibo, abiti per coprirci, e per poter fare qualche viaggetto tutti insieme, come piace a noi.
Non so se verrà il giorno in cui vedrò le cose in maniera differente: quello che so è che per ora va così, e non ho intenzione di stringermi per star dentro una vita che non mi appartiene più.
Ne ho una molto più grande, ora.